A D’Avanzo avanza una lezione

La testata di RepubblicaStupisce che provenga da Giuseppe D’Avanzo l’ennesimo attacco contro Marco Travaglio, reo di aver riportato i fatti esposti in un libro di Lirio Abbate davanti alla platea televisiva di Che Temo che Fa.

Stupisce perchè D’Avanzo ha dato prova di essere un giornalista coraggioso, ma stupisce ancor più per le argomentazioni della Lezione, piuttosto inconsistenti. Le ragioni secondo le quali dei fatti riguardanti Schifani non si è più parlato, e pare non si debba più parlare, forse sono condensate in queste poche righe:

“Non se n’è più parlato perché un lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun – ulteriore e decisivo – elemento di verità. Siamo fermi al punto di partenza. Quasi trent’anni fa Schifani è stato in società con un tipo che, nel 1994, fonda un circolo di Forza Italia a Villabate e, quattro anni dopo, viene processato come mafioso.”

Se ne deduce che, anche di Bin Laden non si debba più parlare: siamo fermi al punto di partenza. E anche dei rifiuti di Napoli, dei regolamenti della CONSOB, del lavoro nero e dell’evasione fiscale, dell’ambito politico perversamente clientelare, etcetera etcetera. Sempre fermi al “punto di partenza”. E quindi, inutile parlarne.

Poi, rispetto al “punto di partenza”, proseguendo su questa strada, si può addirittura cominciare a fare qualche passino indietro. Lo so, non è facile, ma siamo sulla buona strada, ce la possiamo fare.

Al contrario, Schifani offre una prova di maturità politica, e giustamente querela Travaglio. Ora, come era auspicabile la parola passa anche ai giudici. Ma resterà sulle labbra anche di altri, che non vedono l’ora di togliersi dalle scatole questo seccatore bipartisan di Travaglio. E’ chiaro che Travaglio ha alzato il tiro, per immolarsi sull’altare della censura. Servono martiri, e lui offre il suo fianco.

E allora, il punto non riguarda il controllo dei media, ormai ampiamente dimostrato (non serve citare esempi di censura, basti pensare che durante un conflitto i primi bersagli sono gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e le sedi tv).

Nè tantomeno è politico, vista la situazione di democrazia incompleta (altri la chiamano postdemocrazia) che facilita esternazioni di basso profilo.

Il problema riguarda l’indipendenza del pensiero, l’espulsione di determinate idee dal dibattito corrente, l’estinzione di una classe intellettuale indipendente. Una classe intellettuale alla quale D’Avanzo avrebbe il diritto di appartenere, ma che è ben lontana dal “punto di partenza”.

Commenti

  1. admin scrive:

    Riporto anche un appello promosso dai giornalisti di Senzabavaglio e da Critica Liberale in merito a questa vicenda.

  2. admin scrive:

    Oggi D’Avanzo insiste e fa riferimento ad un episodio in cui Travaglio entra in un’inchiesta giudiziaria riguardante Aiello, condannato per mafia.

    Primo: ringraziamo D’Avanzo che ci ha fornito queste informazioni. Siamo lieti di conoscerle. Sempre meglio saperlo che non saperlo. Se Travaglio deciderà di chiarire l’episodio, è libero di farlo.

    Secondo: se Travaglio verrà eletto e sarà scelto per occupare la seconda caqrica dello Stato, a questo punto avrà il dovere di chiarire questo episodio.

    Terzo: il rumore di unghie sui vetri è fastidiosissimo.

    Chi ha orecchie per intendere…