Chi vuole la testa di Travaglio ?

Artemisia Gentileschi, Giuditta e OloferneChi ha voluto la testa di Travaglio ? E soprattutto, cui prodest ?

Non avrei voluto tornarci sopra. Ma a questo punto la vicenda è diventata più importante, in termini di cronaca, di quanto già non lo fosse in linea di principio.

Cerco di capirci qualcosa, con il solito esercizio dietrologico tanto bistrattato, ma più volte dimostratosi efficace nella lettura delle recenti e meno recenti cronache italiane.

Cerco di ricostruire la vicenda, per punti.

  1. Marco Travaglio, giornalista collaboratore di Repubblica e de L’Unità, e vicino ai movimenti di Beppe Grillo, durante la promozione del suo libro in una nota trasmissione televisiva, attacca la seconda carica dello Stato nella persona di Schifani sulla base di alcune inchieste giornalistiche che lo hanno visto entrare nelle cronache giudiziarie di alcune vicende legate al mondo della mafia. L’attacco è discutibile e l’opinione pubblica si spacca, divisa tra chi lo ritiene un esempio di libertà di informazione e chi ravvisa invece nelle affermazioni di Travaglio un intento diffamatorio.
  2. Repubblica, sembra per amore delle istituzioni, fa sua la posizione espressa anche da Anna Finocchiaro, che stigmatizza l’episodio. Affida a un corsivo di D’Avanzo il compito di esprimere questa posizione. Il giornalista quindi mette in evidenza quella che ritiene una contraddizione tra gli episodi riferiti da Travaglio è il concetto di verità al quale Travaglio dice di ispirarsi. Si tenga presente che Travaglio è (oppure, a questo punto, è stato) un collaboratore di questa testata.
  3. Travaglio replica con una lettera al giornale, nella quale restituisce al mittente le critiche a lui mosse e affidandosi al giudice per quanto riguarda la veridicità o meno delle sue dichiarazioni.
  4. Colpo di scena. In risposta a questa lettera di Travaglio, D’Avanzo a usa volta replica con un articolo. Fin qui sembra una guerra interna di giornalisti. E invece, dalla sua penna esce la stoccata finale, anzi, il colpo d’accetta. D’Avanzo nella su replica accusa infatti il giornalista di essere a sua volta, ancorchè in via residuale, entrato in un’inchiesta per mafia.
  5. Travaglio replica, riservandosi sembra azioni legali, ma il suo capo è ormai staccato dal corpo. E’ diventato “la talpa dei boss”, come titola il Corriere della Sera. Filippo Facci, ne approfitta per saltarci sopra con i tacchi a spillo, non per vezzo, ma per far più male. Ma ormai salta su una carcassa.

Alla fine della vicenda Travaglio ne esce come la verginella a casino, falsa e puttana al tempo stesso.

Prima nota interessante, al primo attacco a Schifani, subito dopo il PDL, replica il vertice del PD attraverso Anna Finocchiaro. Una stranezza, ma “l’amore per le istituzioni” porta a questo risultato.

La seconda stranezza è che l’attacco viene portato avanti anche da Repubblica: me lo spiegavo attraverso l’avversione che questo giornale nutre per Beppe Grillo e i suoi seguaci, oltre che per una ormai cieca fedeltà politica ai vertici PD. Ma forse non basta a spiegare. C’era un sottile avvertimento, che probabilmente Travaglio non comprese: “Chi di spada ferisce, di spada perisce”, diceva tra le righe, e di lì a poco si sarebbe dispiegato in tutta la sua potenza.

La terza stranezza è che la testa di Travaglio la fa cascare proprio questo giornale, attraverso le dichiarazioni di D’Avanzo che espongono Travaglio all’odore della mafia, o per lo meno, al sospetto. Insomma, viene fatto a pezzi da un’azione bipartisan, direbbe Fo, da destra e da sinistra, in una convergenza per lo meno sospetta.

Che cosa spinge un giornale come Repubblica che storicamente non ha mai fatto

sconti alla mafia e alle sue collusioni con i poteri

a far cadere la testa di un giornalista la cui colpa è quella di aver attaccato l’opposizione su un tema così delicato come quello dei rapporti tra mafia e politica ? E’ strano.

Escluderei l’ipotesi di una rivalità giornalistica. D’Avanzo non ne ha bisogno: gode già di miglior fama, e comunque, un attacco che avrà conseguenze dirette sui palinsesti e sulla libertà di informazione, somiglia di più al dispetto del marito nei confronti della moglie… e quindi lo escluderei.

La prima ragione potrebbe essere che siamo tutti ricattabili, destra e sinistra, e che quindi, quando ci si siede al tavolo dei professionisti, bisogna conoscere le regole del gioco, e bisogna fare buon viso a cattivo gioco.

La seconda, più nobile, potrebbe essere, che, qualora indagate, determinate posizioni dei nostri leader potrebbero esporre il nostro paese ad una riprovazione internazionale foriera di conseguenze. E che quindi, per il bene del paese, sia meglio lanciare due fumogeni adesso e far cadere una testa ora, piuttosto che falcidiarne decine successivamente.

La terza è che ci sia stato un accordo tra maggioranza e opposizione, e che all’interno di questo accordo sia entrata anche la libertà di informazione.

Sono tutte e tre plausibili.

Di certo, per rispondere alla prima domanda, questa è una testa chiesta da Berlusconi, e recisa dal centro sinistra.

Commenti

  1. Paolo scrive:

    guai ai vinti
    diceva un ragazzo di strada (nel senso che viveva e predicava per strada!): “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
    Il risultato è stato che nessuno ha più scagliato alcuna pietra.
    E se qualcuno prova anche minimamente a contravvenire a questa regola ormai “inossidabile”, ecco che passa immediatamente da accusatore ad accusato.
    Di Pietro ha “provato” a lanciare delle accuse: è diventato a sua volta un imputato (storie di mercedes taroccate, di fatture impagate … di amicizie sconvenevoli, e via con il gossip e la satira!?).
    Montanelli e Biagi? Beh, ormai sono morti, pace all’anima loro.
    Giudici imprudenti (Clementina Forleo, ad esempio? O De Magistris!): esautorati e colpevolizzati.
    (D’altronde l’abbiamo sempre saputo che gli “statali” sono pagati per non lavorare! Cosa si erano messi in testa quei due: di fare il loro dovere? Mi sa – se non l’ha ancora capito – che Brunetta dura poco!).
    Il fatto è che ormai se qualcuno indica la luna, noi guardiamo il dito!
    Travaglio ha lanciato delle accuse … specifiche e dettagliate in un libro.
    Invece che andare a leggere cosa ha scritto in quel libro … andiamo a guardare il suo dito e ci dissanguiamo per cercare qualcosa per far sì che possa essere “lui” accusato.
    Ma in fondo, l’aveva già sostenuto il “filosofo” Craxi: “se tutti siamo ladri, nessuno più è ladro”.
    Se tutti evadiamo le tasse, non c’è più nessun evasore.
    Poi ci meravigliamo che la stampa sia succube della politica: in fondo è quello che vogliamo!
    E Brenno (quello di “guai ai vinti”) è attuale, attualissimo.
    Il “nostro” Brenno è un certo signore che in una non troppo recente intervista ha dichiarato: “Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa”. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza. Tutto in quelle carte sequestrate a villa Wanda ventidue anni fa: 962 affiliati alla Loggia. C’erano militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti. C’era l’attuale presidente del Consiglio, che allora era socialista. Chi ha condiviso quel progetto è oggi alla guida del paese. “Se le radici sono buone la pianta germoglia. Ma questo è un fatto che non ha più niente a che vedere con me”. Niente, certo. Difatti quando parla di Berlusconi e di Fini, di Costanzo e di Cossiga lo fa con la benevolenza lieve che si riserva ai ricordi di una stagione propizia. (da un’intervisa di Concita De Gregorio con … non vi dico chi!)
    Paolo