Monthly Archive for maggio, 2008

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Il populismo di Juncker

Logo del Corriere della SeraSul Corriere del 17 maggio Piero Ostellino dubita che l’Unione Europea debba scendere in campo contro le indennità dei manager in aperto disaccordo col “populismo” di Juncker che ha affermato la necessità di adeguati strumenti finanziari contro eccessi eticamente inaccettabili.
Forse a Piero Ostellino va bene così. Vorrei quindi ricordargli che la maggior parte di detti emolumenti, in Italia sono sovente tassati al 12,50 %, ed è inoltre prassi diffusa traghettarli estero su estero nei cosiddetti paradisi fiscali. Se lui dubiti di queste prassi, io non lo so. Ma al contrario non dubito della necessità di correttivi.

Su IoDonna (magazine del sabato del Corriere) dello stesso giorno Marina Terragni ci informa che nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di malattia e di invalidità nel mondo. Si sbaglia: saranno la lebbra e il colera.

Può non sembrare, ma le due notizie sono strettamente collegate.

Musicanova

De Mauro è sempre un piacere.

Testata di Internazionale.it

“I libri di storia ci insegnano che quando un gruppo di persone identificato in base alla religione, alla nazionalità o al colore della pelle diventa il bersaglio delle paure e delle tensioni della collettività, si annunciano tempi bui.

Per questo il modo in cui un paese affronta l’immigrazione e in generale il rapporto con le minoranze di tutti i tipi è uno degli indici più chiari del grado di civiltà e di sviluppo della democrazia.

Giovanni De Mauro, Internazionale, 16 maggio 2008

Ma questa economia globale è liberista o assistenzialista ?

La statua di Giano Bifronte - Musei VaticaniSu questa contraddizione che accende gli animi degli economisti contribuisce al dibattito un articolo pubblicato su Le Monde Diplomatique di questo mese. In rete potete leggerne uno stralcio in lingua francese.

Riporto una breve citazione Ibrahim Warde, tratta dall’edizione italiana, in cui l’autore si esprime a proposito dei fondi sovrani dei paesi emergenti:

[...] E’ il mondo alla rovescia. Nell’era della globalizzazione, e del “trionfo dei mercati”, ecco che questi fondi volano in soccorso delle maggiori istituzioni finanziarie occidentali.

Pare, a leggere l’articolo, che finora questi fondi abbiano preso delle discrete “sole”, come dicono a Roma: ad esempio, dopo l’acquisto del 10 % del fondo Blackstone da parte dei cinesi l’anno scorso, il fondo pare abbia perso il 60% del valore. E non è l’unico caso.

E’ chiaro che la futura battaglia economica sarà giocata non solo sull’approvvigionamento energetico, ma anche sul valore delle riserve in dollari dei paesi stranieri.

Come è altrettanto chiaro che la governance economica mondiale sembra un Giano bifronte rispetto ai mercati: liberista in tempi di vacche grasse, e assistenzialista quando compaiono quelle magre.

Chi vuole la testa di Travaglio ?

Artemisia Gentileschi, Giuditta e OloferneChi ha voluto la testa di Travaglio ? E soprattutto, cui prodest ?

Non avrei voluto tornarci sopra. Ma a questo punto la vicenda è diventata più importante, in termini di cronaca, di quanto già non lo fosse in linea di principio.

Cerco di capirci qualcosa, con il solito esercizio dietrologico tanto bistrattato, ma più volte dimostratosi efficace nella lettura delle recenti e meno recenti cronache italiane.

Cerco di ricostruire la vicenda, per punti.

  1. Marco Travaglio, giornalista collaboratore di Repubblica e de L’Unità, e vicino ai movimenti di Beppe Grillo, durante la promozione del suo libro in una nota trasmissione televisiva, attacca la seconda carica dello Stato nella persona di Schifani sulla base di alcune inchieste giornalistiche che lo hanno visto entrare nelle cronache giudiziarie di alcune vicende legate al mondo della mafia. L’attacco è discutibile e l’opinione pubblica si spacca, divisa tra chi lo ritiene un esempio di libertà di informazione e chi ravvisa invece nelle affermazioni di Travaglio un intento diffamatorio.
  2. Repubblica, sembra per amore delle istituzioni, fa sua la posizione espressa anche da Anna Finocchiaro, che stigmatizza l’episodio. Affida a un corsivo di D’Avanzo il compito di esprimere questa posizione. Il giornalista quindi mette in evidenza quella che ritiene una contraddizione tra gli episodi riferiti da Travaglio è il concetto di verità al quale Travaglio dice di ispirarsi. Si tenga presente che Travaglio è (oppure, a questo punto, è stato) un collaboratore di questa testata.
  3. Travaglio replica con una lettera al giornale, nella quale restituisce al mittente le critiche a lui mosse e affidandosi al giudice per quanto riguarda la veridicità o meno delle sue dichiarazioni.
  4. Colpo di scena. In risposta a questa lettera di Travaglio, D’Avanzo a usa volta replica con un articolo. Fin qui sembra una guerra interna di giornalisti. E invece, dalla sua penna esce la stoccata finale, anzi, il colpo d’accetta. D’Avanzo nella su replica accusa infatti il giornalista di essere a sua volta, ancorchè in via residuale, entrato in un’inchiesta per mafia.
  5. Travaglio replica, riservandosi sembra azioni legali, ma il suo capo è ormai staccato dal corpo. E’ diventato “la talpa dei boss”, come titola il Corriere della Sera. Filippo Facci, ne approfitta per saltarci sopra con i tacchi a spillo, non per vezzo, ma per far più male. Ma ormai salta su una carcassa.

Alla fine della vicenda Travaglio ne esce come la verginella a casino, falsa e puttana al tempo stesso.

Prima nota interessante, al primo attacco a Schifani, subito dopo il PDL, replica il vertice del PD attraverso Anna Finocchiaro. Una stranezza, ma “l’amore per le istituzioni” porta a questo risultato.

La seconda stranezza è che l’attacco viene portato avanti anche da Repubblica: me lo spiegavo attraverso l’avversione che questo giornale nutre per Beppe Grillo e i suoi seguaci, oltre che per una ormai cieca fedeltà politica ai vertici PD. Ma forse non basta a spiegare. C’era un sottile avvertimento, che probabilmente Travaglio non comprese: “Chi di spada ferisce, di spada perisce”, diceva tra le righe, e di lì a poco si sarebbe dispiegato in tutta la sua potenza.

La terza stranezza è che la testa di Travaglio la fa cascare proprio questo giornale, attraverso le dichiarazioni di D’Avanzo che espongono Travaglio all’odore della mafia, o per lo meno, al sospetto. Insomma, viene fatto a pezzi da un’azione bipartisan, direbbe Fo, da destra e da sinistra, in una convergenza per lo meno sospetta.

Che cosa spinge un giornale come Repubblica che storicamente non ha mai fatto

sconti alla mafia e alle sue collusioni con i poteri

a far cadere la testa di un giornalista la cui colpa è quella di aver attaccato l’opposizione su un tema così delicato come quello dei rapporti tra mafia e politica ? E’ strano.

Escluderei l’ipotesi di una rivalità giornalistica. D’Avanzo non ne ha bisogno: gode già di miglior fama, e comunque, un attacco che avrà conseguenze dirette sui palinsesti e sulla libertà di informazione, somiglia di più al dispetto del marito nei confronti della moglie… e quindi lo escluderei.

La prima ragione potrebbe essere che siamo tutti ricattabili, destra e sinistra, e che quindi, quando ci si siede al tavolo dei professionisti, bisogna conoscere le regole del gioco, e bisogna fare buon viso a cattivo gioco.

La seconda, più nobile, potrebbe essere, che, qualora indagate, determinate posizioni dei nostri leader potrebbero esporre il nostro paese ad una riprovazione internazionale foriera di conseguenze. E che quindi, per il bene del paese, sia meglio lanciare due fumogeni adesso e far cadere una testa ora, piuttosto che falcidiarne decine successivamente.

La terza è che ci sia stato un accordo tra maggioranza e opposizione, e che all’interno di questo accordo sia entrata anche la libertà di informazione.

Sono tutte e tre plausibili.

Di certo, per rispondere alla prima domanda, questa è una testa chiesta da Berlusconi, e recisa dal centro sinistra.

Il problema è la cultura… è tutto qui

GoebbelsUn noto giornale tedesco dedica un editoriale al fulmicotone all’Italia. Non gli si può dare torto.

Il paese ha fatto suo il motto di Joseph Goebbels già da qualche anno. Ha espulso il libero pensiero dalle università, dai giornali, e ha scientificamente impedito alla cultura di aprirsi un varco nella mediocrità di un’epoca declinante.

Le università sono state occupate da una pletora di raccomandati che hanno fatto della clientela e dell’arrivismo un dogma. Il cinema è stato distrutto. Le sale sono state sostituite da parcheggi. La televisione ha sostituito Zavoli con le Veline, Pasolini con il Gabibbo. E i giornali ? Che dire dei giornali ? Niente. Niente da dire.

Chi ancora possiede una capacità di pensiero abbastanza autonoma, viene abbandonato, lasciato solo, in attesa di un’inevitabile astenia.

E’ chiaro che tutto questo ha un prezzo.

Io non me la sento di replicare. Mi viene solo tanta voglia di andar via da qui.

da l’Unità e da La Stampa

Il Petrolio a 75 $ ? Magari.

Un pozzo petrolifero al tramontoC’è che dice che si stia passando il picco. Chi crede di no.

Certo che la misura approvata dal Senato americano che sospende  i rifornimenti alla Riserva strategica petrolifera finché i prezzi del greggio non torneranno sotto 75 dollari al barile  dovrebbe far tremare i polsi.

E invece siamo tutti tranquilli.

Andamento del prezzo del Petrolio dal 1947 a oggi

Io sono un po’ preoccupato: anche se non si fosse raggiunto il picco, i tempi per far scendere i prezzi sotto la soglia dei 75 si misurano in anni, alemno considerando il grafico della precedente crisi. Non sembra quindi essere una misura passeggera.

Forse a breve i prezzi scenderanno, ma sul lungo periodo ? E se per caso l’Iran decidesse (o fosse costretto a decidere) di ridurre la produzione ?

C’è poco da essere ottimisti.