Il Divo, la divinità, il male, e l’ennesima recensione

Locandina de Il DivoCome se non bastasse il trionfo di punti di vista sul web, aggiungo anche il mio. Nicola Giuliano, che ancora mi dovrebbe rispondere a una mail, sarà contento.

Un bel film. Temo incomprensibile ad uno straniero. Forse è questo il problema del film davanti alla platea francese di Cannes, sulla quale riesce comunque a portare a casa il Premio della Giuria. E non è poco, con l’aria che tira.

Era un film difficile soprattutto da scrivere: era difficile raccontare un protagonista la cui caratteristica è il non cambiare, il non mutare nel corso della storia. In questo, Sorrentino ce la mette tutta. Ma il film resta un po’ zoppicante a livello di ritmo. GRande fotografia di Bigazzi, un grande montaggio, che probabilmente riscrive un po’ la sceneggiatura per agevolare ritmicamente lo spettatore nella visione. E la solita magistrale interpretazione di Servillo, grottesca e impalpabile come il Todo Modo di Volontè. Un bel film, insomma.

Grandi attori magistralmente diretti, qualche grande scena e qualche grande dialogo. Ho trovato magistrale il dialogo di Servillo con Piera Degli Esposti, che interpreta la segretaria (protagonista anche di una scena tagliata, disponibile online), davanti alla salma di Evangelisti.
Un uso magistrale della colonna sonora, un sound design curatissimo, un altrettanto uso eccellente della grafica a video, ad esempio nel testo che indica nel banchiere Calvi l’impiccato al ponte dei Frati Neri, che ruota insieme al movimento dello Sky King (credo sia uno Sky King…).

Tony Servillo interpreta Giulio Andreotti ne Il DivoSembra anche che Sorrentino voglia attaccare Andreotti sul piano personale, piuttosto che su quello politico. Un film ad personam, insomma. Provo a immaginare durante la proiezione il disappunto di Giulio Andreotti quando Servillo rivela a Cossiga di voler essere ricordato non come statista, ma come un uomo colto. Lo immagino immobile, gelido. Forse amareggiato.
Goffredo De Marchis nella sua intervista racconta un Andreotti furioso, ma più per le responsabilità politiche che la pellicola tenta di ascrivergli, piuttosto che per gli attacchi “personali”. Io non credo. Io credo che sia proprio l’attacco personale a colpirlo. I rimorsi su Moro, il cinismo, la freddezza, questo deve averlo davvero ferito.

Andreotti ha sempre sostenuto che non vi siano segreti e dietrologie dietro la storia di Italia. Mi permetto di dubitarne. E bene fa Sorrentino a dubitare, ma anche a giustificare. Altrimenti quegli anni diventano incomprensibili. E già a i più, ai meno informati, lo sono.

Qualche dubbio storico: poco clero, niente Opus Dei, un po’ di P2, ma poca, una scarsa lettura della politica andreottiana in chiave internazionale. Ma il film, del resto non si occupa di analisi politica, semmai sociale, fotografando con spietatezza la fine di una classe politica la cui progenie occupa ora i più alti scranni.

Sorrentino tenta la strada poetica del racconto che già riuscì a Bellocchio su Moro in quell’altro splendido film sulla storia italiana che fu Buongiorno notte. Ci riesce, anche se le piccole debolezze di scrittura (debolezze strutturali, non certo sui dialoghi e sui personaggi, che sono entrambe magistrali) non riescono a farne un capolavoro.

Andreotti ritratto sulla Copertina di Panorama con il nome di BelzebùSembra quasi che anche Sorrentino assolva Andreotti dal reato di mafia (la battuta col prete “La mafia mai” mi fa propendere per questa interpretazione). E comunque Il Divo affronta la recente storia di Italia con l’occhio autoriale di chi vuole raccontare una storia, e non la storia. La storia è quella della solitudine del potere attraverso gli occhi di un vincitore.

Insomma: Sorrentino si riconferma uno dei più grandi registi della scena italiana. E se questo cinema fa male all’Italia, figurarsi gli imprenditori che la saccheggiano. A chi ha orecchie per intendere.

Un solo dubbio: in apertura si cita il “Piano di Rinascita Nazionale” della P2. Ma non si chiamava “Piano di Rinascita Democratica” ? Boh. Forse sbaglio io.

E un’ultima domanda su una cosa che non ho capito: ma la pittrice che interpreta Fanny Ardant, cosa significa ?

Qualche link sul film:

Una bella intervista a Servillo

Una recensione interessante di Rigatelli sul blog de Il Sole

L’intervento di Travaglio su Andreotti ad Annozero nella puntata sul film

L’intervento di Pomicino nella stessa trasmissione

Aggiungerò il link alla puntata intera quando sarà disponibile sul sito di Annozero. UPDATE: ecco il link alla puntata.