Alla scuola media mi hanno insegnato a studiare la storia e la geografia con le cartine sotto. E’ tutto molto più chiaro.
Guardando una cartina del medioriente, lo scenario bellico che alcuni ritengono imminente, sembra probabile.
Con l’attuale situazione irachena, le nuove posizioni politiche siriane, l’attacco sembra inevitabile. Lo stesso Obama sembra d’accordo.
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Se si guarda una cartina, ci si accorge che l’Iran è circondato. Pakistan e Afghanistan, come del resto l’Arabia Saudita, sono bene o male sotto il controllo americano. L’Iran è al centro. Il confine turco preoccupa poco. Se la Siria decidesse di ridurre il suo appoggio all’Iran, la guerra sarebbe inevitabile, pena l’instabilità di tutta la regione, e delle sue risorse, concentrate attorno al Golfo Persico.

Il problema è che il territorio non sembra molto ospitale. Controllarlo non è facile. O per lo meno rischia di essere molto dispendioso. L’obiettivo sarebbe comunque quello di controllare esclusivamente la pianura al confine con l’Iraq che affaccia sul golfo persico, più densa di giacimenti. Dubito che sia semplice: se lo fosse, lo avrebbero già fatto.
Poco contano, a mio avviso le deliranti dichiarazioni di Ahamadinejad, vere o false che siano. La minaccia nucleare iraniana è senza dubbio un pericolo, ma di certo inferiore rispetto alla dipendenza economica dal petrolio.
Ma la strada mi sembra un po’ in salita. Storicamente, quando i confini degli Stati sono tracciati con linee rette sulle carte geografiche, è difficile che le regioni siano politicamente stabili, soprattutto quando vi sono risorse da controllare.