In attesa della giornata più triste dell’anno, mi consolo pensando alla Francia!
Meglio qui che altrove
In attesa della giornata più triste dell’anno, mi consolo pensando alla Francia!
Stavolta è la volta buona. Stavolta è diverso (frase che ripetono tutti i playboy da quattro soldi).
E’ stato detto tante volte, quasi sempre a sproposito. Ma stavolta ritengo che siamo davvero alle soglie del cambiamento.
Lo so che la manfrina si era già sentita con l’UMTS e con le sue aste miliardarie per le frequenze, rivelatesi poi un fallimento epocale.
Anche se la resistenza degli oligopoli è stata strenua, e al limite dell’eroismo, l’inverno della comunicazione mobile è trascorso, e si avvicina la primavera. Che nel caso specifico, però, non è detto che porti soltanto campi in fiore.
Mi riferisco al famoso discorso della convergenza delle tecnologie verso le device mobili.
In un certo senso, il merito è di Steve Jobs, e della Apple, che attivando il fenomeno Iphone ha cambiato a mio avviso per sempre le politiche economiche del settore. E tutti i competitor non possono fare altro che prenderne atto.
Qual’è il cambiamento ? Presto detto. Si tratta dello spostamento del peso economico verso i contenuti e i servizi. L’Iphone è stato il primo smartphone a creare partnership commerciali con i provider di telefonia mobile. Una strada utile a proteggere il business di breve periodo, ma ormai la breccia della diga era aperta.
Openmoko, che stentava a decollare, ha ripreso vigore, fino al recente annuncio di una device commerciale, anche se forse ancora giovane.
L’urto vero e proprio proviene da Google, interessato a rompere il mercato chiuso della telefonia per allargare quello pubblicitario, in cui può vantare una predominanza assoluta. Ed ecco la nascita di Android, un progetto opensource molto ambizioso, in diretta competizione con Windows Mobile e Symbian.
Tradotto in soldoni: se fino ad ora potevamo avere telefonini che facevano un sacco di cose, ma non eravamo noi a decidere cosa facessero, da ora in poi saremo noi a scegliere come utilizzarli, quali informazioni ricevere, e con che modalità. Sceglieremo noi il sistema operativo e i programmi da installare. E in cambio, pagheremo la tecnologia e il traffico. Come un PC in rete (magari qualche cartello sulle tariffe resisterà un po’ più a lungo, soprattutto sui mercati più protetti, come quello italiano).
E i concorrenti non possono fare finta di niente. Symbian, il sistema operativo di casa Nokia, infatti, ha dichiarato di voler rendere anche la sua piattaforma opensource, con il rilascio a breve dei codici sorgenti. Contemporaneamente, probabilmente, i colossi del calibro di Nokia stanno trattando con google le tappe della rivoluzione. Risulta evidente infatti, che in mercati fortemente oligopolistici (e, di conseguenza, anelastici) la domanda influenza assai poco l’offerta.
Microsoft nel frattempo, forte del suo quasi monopolio sta a guardare. Entrerà più tardi sul mercato (lo ha già fatto in passato quando stette a guardare gli albori della rete, ma potrà sfruttare a suo vantaggio la sua attuale penetrazione, e quindi se lo può permettere.
E’ facile prevedere che la rivoluzione di cui parlo sarà più lenta di quanto si potrebbe immaginare. Ma sarà a mio avviso inevitabile.
Cosa porterà ? E’ difficile dirlo (se lo sapessi con certezza sarei miliardario), ma si può azzardare qualche previsione:
Questi saranno probabilmente gli elementi salienti di quello che gli esperti probabilmente chiameranno web 3.0.
Ma la prospettiva più rivoluzionaria è la possibile evoluzione successiva, quella che io chiamerei web 4.0, e che voglio formulare con una domanda: cosa succederebbe se tutte queste device portatili un giorno diventassero ciascuna un nodo di una rete ? Cosa succederebbe se il routing delle comunicazioni non avvenisse più attraverso delle vere e proprie infrastrutture, ma fosse distribuito, e se fosse, nel contempo, dinamico, in movimento ?
E’ chiaro che su questa successiva evoluzione c’è da aspettarsi qualche resistenza.
Ma penso che per il web 4.0 ci sia ancora tempo, e io posso aspettare: ho un bellissimo Nokia, che telefona, manda sms e ha anche la rubrica. E si può trasformare in una comoda microtorcia elettrica, molto pratica per andare in bagno di notte senza accendere la luce.
Certo che l’ideologia della piazza di Grillo non è il vaffa. Certo che la Repubblica è schierata contro Grillo. Anzi: è schierata contro chiunque sia contrario alle linee guida dettate dai vertici del PD, chiunque essi siano. Certo che si è fatta molta disinformazione sui grillini. E certo che la batteria di fuoco amico verso il PD è, secondo alcuni, tutt’altro che insensata.
E dirò di più: non vedo molti fondamenti nell’attacco di Giannini a Grillo (la definizione di “subcultura” è per lo meno avventata).
Ma l’attacco a Giannini è ingiusto e immeritato. Giannini si è distinto spesso per indipendenza, sulle colonne di quel giornale. All’indomani della sconfitta elettorale è stato l’unico che si è preso la libertà di scrivere parole di questo genere. I suoi articoli economici sono spesso importanti, a volte scomodi.
Non si può dargli dello stronzo così, a casaccio.
Poi, che Repubblica somigli sempre più a un “dispaccio”, beh, a chi lo legge da un po’ è difficile che sfugga. Che tutti i suoi giornalisti siano chiamati a turno a fare un articolo contro il comune sentire del paese (in gergo, “la piazza”) per giustificare le scelte di questa scellerata classe politica, anche questo è un dato. Stavolta toccava a lui il tiro al Grillo, o al Travaglio. E l’ha fatto. Da lettori, si può, ovviamente dissentire.
Non è la prima volta che dissento, non sarà neanche l’ultima. Ma faccio decisamente fatica a dargli dello stronzo.
In un momento storico in cui diventa assolutamente necessario cercare di ragionare in modo indipendente, in cui si è ostaggio di una classe dirigente assolutamente impreparata che tende a far squadra per il mero mantenimento di una rendita di posizione, Giannini è uno dei pochi che sa quello che scrive. Uno dei pochi rimasti.
Ecco, qualcosa da dire, magari, sulla fotogenia…
Un testo da riscoprire.
“Largo all’avanguardia, pubblico di m***a,
tu gli dai la stessa storia, tanto lui non c’ha memoria” – Skiantos
La sinistra può ripartire, insomma. Cercando di occupare quegli spazi di consenso che si sono visti perduti nelle ultime elezioni: si riparte dall’Isola dei Famosi, e poi, se ci si trova bene, si può passare anche al Grande Fratello, chissà…
Come suggerisce Angela Azzaro dalle colonne di Liberazione, forse bisogna ripartire da lì:
“La partecipazione di Vladimir Luxuria [all'Isola dei Famosi, n.d.r.] è una scommessa. E come tutte le scommesse può riuscire o fallire. La scommessa è quella di portare in una trasmissione popolare la sua storia, la sua intelligenza, anche un po’ le richieste del movimento gay, lesbico, trans. Verranno distorte? Forse. Annacquate? Quasi certamente. Ma alcune schegge potranno arrivare anche a uomini e donne che non sanno neanche che cosa siano i diritti di gay, lesbiche o trans, se non nella versione della loro parrocchia. La sera, mentre cenano, si troveranno davanti una persona che si è inventata la sua vita, che ha seguito il suo desiderio per diventare quello che vuole e sente di essere. Questa persona noi la conosciamo bene e siamo sicuri che saprà fare al meglio. Buona fortuna, Vladimir.”
La cosa che più consola è scoprire una classe dirigente così competente e preparata. Non si può quindi che confidare in questi fini conoscitori degli strumenti mediatici e nelle loro capacità di piegarli ai loro scopi. Così finalmente riusciremo a sdoganare alcuni pensieri che non hanno più dignità di rappresentazione all’interno di questo sistema mediatico così efficiente e proiettato verso il futuro.
E sì, la rinascita della sinistra non può che ripartire da menti così fini come Vladimir Luxuria e Angela Azzaro.
Non posso che concludere con un ringraziamento nei confronti di questa nuova classe dirigente, che in ogni settore non fa altro che dimostrare la sua specifica preparazione e le indubbie capacità di progettazione di nuovi orizzonti culturali.
Buona Fortuna Vladimir. E Buona Fortuna a tutto il partito: ne ha proprio bisogno.
P.S. Sto pensando di creare una nuova sezione del blog e intitolarla: “Non c’è speranza, non cambierà stagione”.
Oggi vi segnalo Gipi: la sua striscia settimanale su Internazionale è entusiasmante. Il problema è che Gipi c’ha duscento siti, e in ognuno ci mette qualcosa. Quindi:
Forse, cercando meglio si trovano un’altra decina di siti, ma credo che questi siano sufficienti.
Gipi, al secolo Gian Alfonso Pacinotti, classe 63, credo che ora viva in Francia, anche se, con tutto il lavoro che ha in Italia, probabilmente fa avanti e indietro.
Per ulteriori informazioni sulla sua biografia e sulle sue opere, c’è una pagina su Gipi dentro a Wikipedia, oltre a una sua biografia in inglese qui.