L’uranio e i cavalli

Grafico che illustra il prezzo dell'uranio, in netta impennata dal 2001 a oggi.Internazionale di due settimane fa (n. 750 del 27 giugno) pubblica un interessante articolo sulla disponibilità di uranio nel mondo.

Isabelle Chevalley e Pierre Bonnard, nel loro articolo per il giornale svizzero Le Temps, chiaramente e dichiaratamente antinucleare, riportano un dato, che, se corretto, sarebbe veramente di grande interesse: pare che già nel 2003 la domanda di combustibile nucleare (uranio arricchito) fosse stata soddisfatta per metà dalle risorse minerarie, e per l’altra metà da riserve militari. Ovvero: di uranio non ce n’è poi così tanto…

La figura in alto in effetti, non fa altro che confermare la scarsa disponibilità, evidenziando un’impennata dei prezzi notevole. Potete cliccarci sopra per approfondimenti.

Quindi, riassumendo

  • le centrali nucleari sono molto costose e richiedono molti anni per entrare a regime, nel calcolo dell’efficienza non si tiene conto nè dei sussidi statali a questa fonte rinnovabile, nè dei costi di dismissione e di smaltimento dei rifiuti;
  • negli altri paesi la corsa al nucleare si è fermata a vantaggio di altre rinnovabili;
  • dello smaltimento dei rifiuti radioattivi in Italia sarebbe incaricata direttamente la Camorra (magari in Somalia, se serve) visto l’ottimo curriculum di cui dispone;
  • i costi di assicurazione di un impianto sono talmente proibitivi, da rendere possibile il contratto ai soli Stati (ecco la ragione per cui è un’energia di Stato, e qui il tema del libero mercato non lo tira più fuori nessuno)
  • per finire, anche l’uranio sta finendo.

Cosa se ne deduce ? Che i fautori del nucleare sono stupidi, imbecilli e incompetenti ? No, non pecchiamo di ingenuità: si tratta di infrastrutture costosissime, investimenti plurimiliardari. E ogni infrastruttura plurimiliardaria ha un utile plurimiliardario, con un margine ancor più elevato se a pagare è lo Stato.

Per correttezza è bene citare anche  l’altra campana, quella dei promotori del nucleare. Dicono che è l’unico modo per ridurre le emissioni (quelle di CO2, la radioattività non è considerata un’emissione), che le centrali  di nuova generazione saranno più ecologiche, che bisogna ridurre la dipendenza energetica del nostro paese, etc etc.

Uno dei più importanti rappresentanti di questo punto di vista è Chicco Testa: sul suo sito c’è una raccolta di analisi e studi, che naturalmente in alcun modo sfiorano le argomentazioni sopra citate,  e che sono estremamente favorevoli al nucleare.  Nella sezione foto, inoltre, c’è una bella immagine di un sorridente Chicco Testa  a cavallo, con indosso un bel gilet rosa.

Cuor contenti il ciel li aiuta.

Immagine che illustra la curva di Hubbert. Testo: Wake up!P.S. A breve i media ufficializzeranno l’esistenza del peak oil: da settembre aspettiamoci in tv un mare di esperti che ci parleranno della curva di Hubbert, di come affrontare la crisi, e naturalmente, dell’unica soluzione possibile: il nucleare.

Mi raccomando, subito convinti, così non facciamo perdere tempo ai ragazzi, che devono andare a cavallo! Il tempo è denaro!

Commenti

  1. ruggerix scrive:

    madonnina santa… il nucleare NOOOOOO. A sto punto, se dobbiamo fare delle gran cazzate, meglio 3 ponti sullo stretto di Messina!

  2. ruggerix scrive:

    2008-07-18 10:27
    NUCLEARE: FRANCIA, NUOVA FUGA RADIOATTIVA
    PARIGI- Fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi, “senza impatto sull’ambiente”, sono state registrate in un impianto della Areva a Romans-sur-Isere, nel dipartimento della Drome, nel sud-est della Francia. Lo ha reso noto stamane l’Autorithy francese per la sicurezza nucleare.

    Il nuovo incidente, mentre non si placano le polemiche intorno alla centrale nucleare di Tricastin, la seconda più grande di Francia dopo quella di Le Hague, teatro 10 giorni fa di un riversamento accidentale di acque usate contenenti uranio nei fiumi vicini, affluenti del Rodano. Sull’impianto e sulle società che lo gestiscono, Socatri e Areva Nc (entrambe filiali del colosso energetico Areva), da giorni piovono critiche da associazioni ambientaliste e autorità di vigilanza. Innanzitutto per la gestione approssimativa dell’incidente, una piccola perdita che a causa di “una catena di disfunzioni ed errori umani”, come la definisce l’Autorità di sicurezza nucleare (Asn), si è trasformata in una contaminazioni ambientale. Tutto è cominciato, secondo la ricostruzione degli ispettori Asn ripresa dal sito d’informazione Mediapart.fr, alle 19 del 7 luglio, quando un allarme ha segnalato un livello di liquido troppo alto in una cisterna di raccolta delle acque usate per la pulitura degli impianti. Secondo gli indicatori, però, tutte le paratie di accesso alla cisterna erano chiuse, quindi i tecnici hanno concluso che l’allarme fosse difettoso e se ne sono disinteressati, senza notare che una paratia difettosa lasciava in realtà filtrare parte dell’acqua. La cisterna ha così continuato a riempirsi fino alle 23, quando una ronda notturna ha notato che traboccava, versando acqua in un bacino di raccolta sottostante.