L’alba del cambiamento

Telefono a batteria locale - foto di Fabio Bisi http://www-ceb.bo.infn.it/catalogo_communication/pagine/Telefono%20a%20batteria%20locale.htmStavolta è la volta buona. Stavolta è diverso (frase che ripetono tutti i playboy da quattro soldi).

E’ stato detto tante volte, quasi sempre a sproposito. Ma stavolta ritengo che siamo davvero alle soglie del cambiamento.

Lo so che la manfrina si era già sentita con l’UMTS e con le sue aste miliardarie per le frequenze, rivelatesi poi un fallimento epocale.

Anche se la resistenza degli oligopoli è stata strenua, e al limite dell’eroismo, l’inverno della comunicazione mobile è trascorso, e si avvicina la primavera. Che nel caso specifico, però, non è detto che porti soltanto campi in fiore.

Mi riferisco al famoso discorso della convergenza delle tecnologie verso le device mobili.

In un certo senso, il merito è di Steve Jobs, e della Apple, che attivando il fenomeno Iphone ha cambiato a mio avviso per sempre le politiche economiche del settore. E tutti i competitor non possono fare altro che prenderne atto.

Qual’è il cambiamento ? Presto detto. Si tratta dello spostamento del peso economico verso i contenuti e i servizi. L’Iphone è stato il primo smartphone a creare partnership commerciali con i provider di telefonia mobile. Una strada utile a proteggere il business di breve periodo, ma ormai la breccia della diga era aperta.

Openmoko, che stentava a decollare, ha ripreso vigore, fino al recente annuncio di una device commerciale, anche se forse ancora giovane.

L’urto vero e proprio proviene da Google, interessato a rompere il mercato chiuso della telefonia per allargare quello pubblicitario, in cui può vantare una predominanza assoluta. Ed ecco la nascita di Android, un progetto opensource molto ambizioso, in diretta competizione con Windows Mobile e Symbian.

Tradotto in soldoni: se fino ad ora potevamo avere telefonini che facevano un sacco di cose, ma non eravamo noi a decidere cosa facessero, da ora in poi saremo noi a scegliere come utilizzarli, quali informazioni ricevere, e con che modalità. Sceglieremo noi il sistema operativo e i programmi da installare. E in cambio, pagheremo la tecnologia e il traffico. Come un PC in rete (magari qualche cartello sulle tariffe resisterà un po’ più a lungo, soprattutto sui mercati più protetti, come quello italiano).

E i concorrenti non possono fare finta di niente. Symbian, il sistema operativo di casa Nokia, infatti, ha dichiarato di voler rendere anche la sua piattaforma opensource, con il rilascio a breve dei codici sorgenti. Contemporaneamente, probabilmente, i colossi del calibro di Nokia stanno trattando con google le tappe della rivoluzione. Risulta evidente infatti, che in mercati fortemente oligopolistici (e, di conseguenza, anelastici) la domanda influenza assai poco l’offerta.

Microsoft nel frattempo, forte del suo quasi monopolio sta a guardare. Entrerà più tardi sul mercato (lo ha già fatto in passato quando stette a guardare gli albori della rete, ma potrà sfruttare a suo vantaggio la sua attuale penetrazione, e quindi se lo può permettere.

E’ facile prevedere che la rivoluzione di cui parlo sarà più lenta di quanto si potrebbe immaginare. Ma sarà a mio avviso inevitabile.

Cosa porterà ? E’ difficile dirlo (se lo sapessi con certezza sarei miliardario), ma si può azzardare qualche previsione:

  • Riduzione delle tariffe di telefonia mobile soprattutto per quel che riguarda le conversazioni internazionali: non si pagherà più la chiamata, ma il traffico. Già skype, implementato su diversi telefonini consente una riduzione degli oneri di telefonia. Si andrà verso canoni di abbonamento che prevedono una certa quantità di traffico dati, e forse di banda. Il traffico voce migrerà in VOIP, stavolta definitivamente.
  • Geolocalizzazione: questo tipo di servizi si apre a frontiere nuove, soprattutto per quanto riguarda il commercio. Ma non escludo che questo possa cambiare anche la natura del socialnetworking, con prospettive innovative in termini di aggregazione sociale. Esperimenti come Google earth e il suo KML diventeranno sempre più interessanti ed efficaci.
  • Controllo sociale: le implicazioni della tracciabilità di un utente possono essere spaventose (o rassicuranti, a seconda del punto di vista…). Di certo saranno rivoluzionarie, soprattutto se combinate con tecnologie RFID.
  • Cambiamento della natura intrinseca delle informazioni: i media tradizionali non potranno che convertire le loro programmazioni alle nuove metodologie di fruizione basate su devices mobili. Questo porterà cambiamenti anche nella struttura dell’informazione stessa, che con tutta probabilità diventerà ancora più sintetica, più interattiva, e meno approfondita di quanto non lo sia ora.
  • Nazionalizzazione delle infrastrutture telematiche: come per altre infrastrutture, la natura strategica delle reti di comunicazione porterà inevitabilmente alla nazionalizzazione delle stesse, anche se alcuni commentatori  ritengono la cosa foriera di conseguenze negative per i mercati.

Questi saranno probabilmente gli elementi salienti di quello che gli esperti probabilmente chiameranno web 3.0.

Ma la prospettiva più rivoluzionaria è la possibile evoluzione successiva, quella che io chiamerei web 4.0, e che voglio formulare con una domanda: cosa succederebbe se tutte queste device portatili un giorno diventassero ciascuna un nodo di una rete ? Cosa succederebbe se il routing delle comunicazioni non avvenisse più attraverso delle vere e proprie infrastrutture, ma fosse distribuito, e se fosse, nel contempo, dinamico, in movimento ?

E’ chiaro che su questa successiva evoluzione c’è da aspettarsi qualche resistenza.

Ma penso che per il web 4.0 ci sia ancora tempo, e io posso aspettare: ho un bellissimo Nokia, che telefona, manda sms e ha anche la rubrica.  E si può trasformare in una comoda microtorcia elettrica, molto pratica per andare in bagno di notte senza accendere la luce.