Stiamo con le pezze al culo e io voglio le regole ?
Sabato, 26 Luglio 2008
Ho ripensato al mio post di ieri.
E ho pensato che la maggior parte dei lettori si sarà detta: “Ma come ? Il paese va a rotoli e, come soluzione, tu parli di regole ? Regole sui mercati finanziari ?”
Sì, è proprio così. Certo, la misura immediata e più efficace, per lo meno nel breve periodo, sarebbe a mio avviso la detassazione dei redditi bassi e medi, ma non penso vi siano le risorse.
E la produttività ? Il rilancio del PIL ? E’ quello che ripetono tutti, da destra a sinistra: far ripartire l’economia, etc etc. Ma a mio avviso l’economia è ferma per problemi strutturali, e sono questi ultimi quelli rilevanti, non la produzione. Pensate alla FIAT. L’hanno fatta grande, grandissima, ma a che prezzo ? Al prezzo di un impatto ambientale enorme, al prezzo del totale mancato sviluppo della rete ferroviaria per orientare il più possibile il trasporto merci verso la gomma, etc etc. Queste misure non hanno fatto altro che drogare l’economia, così come i monopoli e gli oligopoli nelle comunicazioni e nelle televisioni, i cartelli nei settori assicurativi, etc etc.
Insomma, misure di rilancio di una struttura economica ormai agonizzante, mi sembrano sciocche, e comunque hanno effetti solo di breve periodo. Nel lungo non c’è speranza.
La defiscalizzaziione degli utili aziendali ? Siamo già un mezzo paradiso fiscale, mi sembra sufficiente.
L’incentivo dei consumi (tessere, bollini) ? L’aumento delle retribuzioni ? Far ripartire i consumi insomma. Ecco un’altra banalità con cui ci si riempie la bocca alla ricerca di un facile consenso popolare.
Ma per aumentare le retribuzioni, purtroppo abbiamo perso il treno: dovevamo farlo un po’ di tempo fa. Ora questo tipo di politiche economiche non farebbe altro che aggravare i fenomeni inflattivi, aggiungendo un’inflazione interna ad una inflazione importata.
Cosa resta ? Ecco, restano le regole. Le regole che non esistono più in questo paese, le regole la cui assenza favorisce l’accumulazione di capitale più che in altri paesi, favorisce le speculazioni a danno degli investimenti, favorisce l’evasione fiscale, primo e unico vero cancro del paese.
Ma non sarà così. Saranno tagli, saranno privatizzazioni e ulteriori accumulazioni di capitale, saranno ulteriori spostamenti del potere contrattuale ai datori di lavoro, così che possano fare margine sul lavoro, e possano godere per gli ultimi mesi di qualche punto percentuale in più di profitto (che i più sfortunati restituiranno subito alle banche, sotto forma di oneri finanziari). E saranno monopoli, lobby e famiglie sempre più potenti, clientela, povertà, etc etc.
Non è una questione di destra o sinistra, è una questione di buon senso. Ma il buon senso è una merce rarissima, ormai introvabile. E forse, non ha più mercato.
Ma di tutto ciò non è bene parlare: siamo in piena emergenza nazionale per via degli immigrati, insomma. Lasciamo ad altri il compito di decidere verso quale baratro andare.
Consiglio a chi fosse interessato a conoscere le prospettive di medio periodo del nostro paese 
Come alcuni miei illustri predecessori (