La veglia del suddito

Obama in FloridaStanotte sono stato sveglio fino alle cinque per seguire il discorso di Barak Obama (o perchè ultimamente soffro di insonnia ? Probabilmente per entrambi i motivi).

Aspettavo le parole del profeta del cambiamento con trepidazione, proprio come un suddito inglese avrebbe atteso trecento anni fa davanti a Westminster il discorso del re.

E di certo l’eloquio di Obama non delude: anche solo lo slogan “Yes, we can” fa impallidire qualunque demiurgo della comunicazione italiana (e infatti abbiamo visto come i tentativi di importazione siano stati per lo meno inappropriati).

Ero sveglio per cercare di capire se davvero ci si può attendere un reale cambiamento, se ci si può aspettare da parte di questo popolo così potente, soprattutto da un punto di vista militare, una revisione di quella dottrina “eccezionalistica” che lo rendeva super partes e che lo ha obbligato negli ultimi decenni a guidare il mondo intero trascurando una visione sistemica della razza umana e del nostro pianeta.

E dunque, ci si può attendere un cambiamento ? Non ancora, a mio avviso, ma la strada è giusta.

Il candidato alla Presidenza ha parlato più volte come futuro comandante in capo dell’esercito americano, ha più volte ricordato lo stato di guerra del paese, ha sventolato lo spauracchio del fantomatico Osama Bin Laden e delle caverne in cui si nasconde, e ha rinnovato la promessa di un forte impegno militare in Afghanistan oltre che contro la rete terroristica che si annida in ottanta paesi (ottanta, se ricordo bene: mica quattro ! E qua un dubbio potrebbe anche venirgli… ma lasciamo stare). E ha anche fermamente annunciato la decisione del ritiro delle truppe dall’Iraq.

Ha detto che “il cambiamento non verrà da Washington, ma a Washington”. E questa è una bella frase, che sono sicuro che sarà importata nelle prossime campagne elettorali europee.

Poi ha rinnovato l’impegno per introdurre misure economiche a vantaggio dei meno abbienti con la promessa di ridurre i favori e i vantaggi alle lobbies e alle grandi multinazionali. Ha garantito un impegno per riformare il sistema scolastico americano e renderlo più giusto e accessibile a tutti, e anche qui ha usato un’espressione atipica rispetto all’arrogante grandeur tipica dei presidenti americani: ha detto infatti “Io e Michelle siamo qui stanotte soltanto perchè ci è stata data la possibilità di studiare”.

Ma soprattutto ha promesso di ridurre la dipendenza energetica degli Stati Uniti dal Medio Oriente.

Novità di rilievo ? Soprattutto l’ultima che ho elencato: sembra che gli Stati Uniti debbano prendere consapevolezza che il petrolio è un laccio al collo dei paesi che non lo possiedono.
Perchè quest’attenzione all’approvvigionamento energetico ancor più forte che ai temi fiscali ed economici ? Perchè è più importante, a mio avviso. E perchè a questo punto è lecito ritenere che nelle alte sfere ci sia consapevolezza di essere molto vicini al picco di Hubbert, ossia quel punto di una curva superato il quale il costo di una risorsa mineraria diviene sempre più oneroso.

E’ lecito attendersi quindi che sarà la dipendenza energetica, e non l’instabilità economica o politica, la spina nel fianco dei prossimi anni.

E questo è il cambiamento più apprezzabile: il parlar chiaro a una nazione che aveva fatto della certezza del consumo una vera e propria religione.

Per il resto Obama ha promesso una dura battaglia in termini di diritti civili e sociali. In questo caso credo che faccia sul serio: ha anche citato il cancro di sua madre e la lotta con le compagnie assicurative per avere cure durante la malattia.

Ma la sensazione è purtroppo negativa per un suddito ai confini del regno. Sì, può darsi che possa trattarsi di un grande Presidente per gli Stati Uniti. Ma non sarà altrettanto grande per il mondo intero. Al limite sarà un grande comandante.

Però può ben essere l’inizio di una via di cambiamento, può essere un vento nuovo. Forse soltanto una brezza, ma già qualcosa rispetto all’arrogante afa promordiale che ha fatto scendere questa cappa sul nostro futuro.

Da bravi sudditi, vale la pena crederci: non c’è molta scelta.

Commenti

  1. AnteaBlanca scrive:

    …sempre ammesso e non concesso che sia lui a diventare il nuovo presidente…