Se la rivotano e passa…
Lunedì, 29 Settembre 2008

… hanno fatto una truffetta orrenda correndo un rischio elevatissimo. Se non passa, vedi sopra…


… hanno fatto una truffetta orrenda correndo un rischio elevatissimo. Se non passa, vedi sopra…
Come ben sapete, quando non c’ho tempo, caccio su un video e chi si è visto s’è visto. Questa canzone me l’ha fatta tornare in mente la Giovannina, che ringrazio.
La maggior parte degli analisti (Draghi compreso) ritengono, probabilmente a ragione, che l’attuale crisi del settore finanziario mondiale, riducendo prima la liquidità e poi i valori dei corsi azionari, porterà deflazione e non inflazione. Le ragioni che inducono questa previsione sono molteplici, prima tra tutte il raffronto con la crisi del 29. L’altra invece deriva dalla restrizione della liquidità che dovrebbe portare deflazione.
Ma io non credo che andrà così. Mi sembra una favoletta, dove i cattivi disonesti perdono e i poveri onesti che sono stati prudenti, alla fine guadagnano. No, non andrà così: pagheremo noi, pagheremo tutto, sotto forma di prelievi fiscali e di inflazione. E zitti !
Allora: innanzitutto la crisi del 29 centra poco: lì fallivano i piccoli istituti bancari, qua falliscono i colossi. E per di più, i più esposti abbiamo visto essere le banche d’affari.
Ma il punto fondamentale sarà il comportamento delle banche centrali. Quando la crisi finanziaria passerà all’economia reale, per dare ossigeno sarà necessario abbassare i tassi. In America hanno ancora poco ossigeno, noi in Europa un po’ di più. E allora? Presto detto.
La notizia che negli Stati Uniti paga il banco, e non i giocatori (azione attraverso la quale si istituzionalizza il socialismo bancario, ma ci tornerò sopra) porterà a un deprezzamento del dollaro, visto che non hanno fondi e si indebitano ulteriormente. Ciò renderà l’euro più forte, ma le nostre esportazioni ne risentiranno violentemente. Calo della produzione industriale, aumento dei prezzi delle commodities già in atto… ed ecco uno splendido scenario inflattivo.
Quando paga lo Stato, paghiamo noi, o in forma di maggiori oneri tributari, o in forma di inflazione. Ma lo Stato chi sta pagando ? Sta pagando la finanza scellerata, non l’economia reale. Non misure a sostegno delle riduzioni sul prelievo fiscale, o investimenti in infrastrutture, ma un continuo drenaggio di risorse pubbliche nelle tasche di finanzieri e di management.
Non è la rivalutazione di un approccio keinesiano, come erroneamente scrive Zucconi in un articolo di cui condivido tutti gli altri pensieri. Keines parlava di interventi di politica monetaria per influenzare i livelli di occupazione.Non diceva di pagare i debiti di questi ladri, tuttaltro !
Il sempre lungimirante Benetazzo oggi scrive:
Once we were bankers, cioè una volta eravamo banchieri, così si presenteranno tra dieci anni davanti ad una pinta di birra in un qualche squallido pub di alcolizzati, molti consiglieri di amministrazione di istituti di credito e di banche d’affari che sono destinati a fallire nei prossimi trimestri.
Benetazzo ha la vista lunga, perchè le sue analisi partono dall’economia reale, per poi valutare l’influenza sul sistema finanziario: è un fondamentalista, si potrebbe dire. Ma stavolta, purtroppo, si illude. Probabilmente pronunceranno questa frase, ma seduti sotto le pergole delle loro case di campagna, purtroppo.
Queste misure, quindi, servono solo a posticipare, a rimandare. A quando ? A dopo le elezioni, a dopo che i manager saranno riusciti a salvare i loro patrimoni sulla scorta di notizie riservate sull’andamento delle società che operano nell’economia reale, a dopo che ci avranno insegnato che il modello del capitalismo e quello del socialismo possono andare a braccetto, in questa nuova e turpe forma che prende il nome di socialismo bancario.
Dall’unione del nazionalismo e del socialismo nacque il partito na-zista. Dall’unione del capitalismo col socialismo nascerà il partito ca-zzista. E chi sa che il futuro di questo nuovo movimento politico non abbia già messo le radici nel presente del mio paese.
Il grafico qui a fianco è quello della crisi del 1929. Secondo alcuni ci sono dei paralleli, per lo meno nella dimensione della crisi. Quando nel 1920 Hoover creò la Grain Stabilization Corporation e la Cotton Stabilization Corporation, per calmierare i prezzi del grano e del cotone, la misura non fu sufficiente a fermare la crisi, che perdurò fino al luglio del 1932. Quindi, in questa giornata di facili entusiasmi finanziari, la storia ci invita alla prudenza. Inoltre, c’è anche chi pensa male, analizzando lo sviluppo della recente crisi.
Oggi voglio scrivere l’opinione di un caro amico, ex dirigente della Chase Manhattan Bank, ora in pensione. E’ un uomo con idee politiche opposte alle mie. E forse alcune delle sue idee, in questo momento, vivono una fase di contraddizione.
Gli avevo scritto negli Stati Uniti per avere ragguagli sullo stato della crisi e in particolare sulla General Electric della quale possiedo qualche obbligazione (che scade tra un mese, però). Ecco la sua risposta:
“Mai visto la ge a questo livello di p/e, ma possedere azioni è rischioso come abbiamo detto molte volte.
Tutto sembra facile quando le cose vanno. La ragione di limitare l’esposizione in azioni è che le condizioni delle compagnie si conoscono a distanza di mesi e quando si sa è troppo tardi.
Nessuno sapeva che Lehman avesse una tale esposizione in spazzatura e la reputazione di AIG era eccellente.
La crisi presente è il risultato di speculazioni durate anni in un mondo finanziario sempre meno controllato dalle autorita.
La crisi del 29 aveva portato la divisione delle attivita finanziarie tra banche commerciali (Glass-Steagall Act del 1933 n.d.r.), banche di affari,e compagnie di intermediazione.
Quando è stato permesso ad ognuno di fare tutto senza regolare il mercato , il rischio è aumentato. [...]
La preoccupazione vera è ora la solidità delle obbligazioni possedute. La bufera passerà, ma è la seconda crisi nella tua vita di risparmiatore e questo aiuta a far capire che la prudenza è essenziale quando si investono i soldi necessari per la tranquillita futura. “
Voglio andare in controtendenza, e, da vero incompetente, tentare delle previsioni in un momento in cui nessuno le azzarda, proprio mentre le nostre povere barche sono inghiottite dal Maelstrom.
Innanzitutto la prima domanda che bisogna porsi, è quella che ci porta a capire di chi è la responsabilità di questo casino.
Allora: la versione ufficiale è che la colpa sia stata di quei poveracci americani che hanno sottoscritto mutui capestro (con tassi anche del 7 %) e che alla fine non sono riusciti a pagare. Ed è certamente vero. Questa potrebbe essere la causa diretta.
Ma c’è un altro dato interessante: all’economia americana sono mancati negli ultimi anni 3.000 miliardi di dollari. Questa somma è stata destinata alla cosiddetta “Guerra al terrorismo”. E mentre il paese era sempre più indebitato, venivano sottratte all’economia risorse indispensabili che erano allocate in progetti geopolitici per lo meno dubbi.
L’impatto sociale è stato enorme. Ecco allora che possiamo cominciare ad individuare le cause indirette.
Ma c’è di più. C’è qualcosa che va oltre queste scelte politiche e economiche sbagliate. C’è il socialismo bancario, per la cui definizione rimando a un precedente post. In sintesi consiste nell’ intervento pubblico per il salvataggio di grandi imprese il cui dissesto finanziario assuma proporzioni pericolose per l’economia reale. Esso lo abbiamo visto dispiegarsi nel salvataggio di Fannie e Freddie, e della più recente AIG.
Quindi: anzichè intervenire sull’economia reale, si corre ai ripari intervenendo sulla finanza. Non voglio entrare nel merito della questione se sia giusto o meno. Personalmente credo che quando i profitti vanno alle classi sociali ricche, e le perdite alla collettività, vi sia una distorsione del concetto di redistribuzione della ricchezza. Ma credo anche che a questo punto gli interventi siano necessari. Sempre che non si preferisca tornare alla clava e al bastone. Mi auguro, anche se credo inutilmente, che questo tipo di riflessione diventi oggetto di dibattito anche all’interno della politica che dovrebbe essere deputata a stabilire le regole del gioco.
Ma di certo c’è che non c’è stato nessun intervento, di nessun tipo, teso a favorire il miglioramento dell’economia reale. Anzi: tutte le strade intraprese sono andate e vanno nella direzione opposta.
E infine c’è un ragionamento da fare su quella che molti chiamano la globalizzazione. Ma siamo sicuri che esista ? I mercati dei vari paesi non hanno regole uguali, ma si scambiano beni e servizi come se le regole fossero comuni. In italia i reati finanziari, ad esempio, sono assai diversi da quelli americani; le pene sono diverse, e gli strumenti di controllo ulteriormente disarmonici. E allora di che globalizzazione parliamo ? A riprova possiamo ad esempio vedere come anche la finanza non riconosca nell’Unione Europea la coesione di cui una nuova nazione dovrebbe beneficiare, a tal punto da creare una distanza iperbolica tra i bund tedeschi decennali e i corrispondenti BTP italiani.
E quindi ?
E quindi la distanza tra il mondo reale e la finanza politicizzata (o è la politica che è “finanziarizzata” ?) deve essere ridotta. E a questo dovrà provvedere la politica. Non c’è scelta. O meglio, la scelta c’è: clava e bastone, ma penso non convenga a nessuno.
E allora dove andremo a parare ? Innanzitutto questa crisi, la paghiamo noi, non tocca i ricchi, se non marginalmente. Non c’è niente da fare è andata così. E la pagheremo sotto forma di inflazione, attraverso il possesso di carta moneta che diventerà ancora più carta e sempre meno moneta. E già la stiamo pagando grazie ad una politica sui tassi di interesse, che, allo stato attuale ha favorito solo chi doveva passare il cerino acceso in mano altrui.
Abbasseranno i tassi in Europa, le commodities si impenneranno nuovamente, etc etc. E pagheremo noi, sotto forma di inflazione.
Inoltre vi saranno altri fallimenti eccellenti (mentre scrivo i mercati danno già per spacciate le obbligazioni Morgan Stanley), e, se non vi sarà senso di responsabilità da parte dei manager e della politica in questa delicatissima fase (alla stampa neanche ci penso più) forse anche il sistema bancario italiano potrà essere pronto per vedere intervenire per la prima volta il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Auguriamoci di no, ma fidarsi di questa classe dirigente che si occupa di Alitalia a paginate di giornale alla volta, non è facile.
Ma il dato che i politici dovranno comprendere, con buona pace del capitalismo di rapina italiano, penetrato ormai nei gangli di tutti gli schieramenti politici, è che questa è l’ultima crisi che si può riversare sulle nostre spalle. La prossima non sarà sostenibile dalle classi più deboli. Ma non perchè non sia giusto farlo (e non è giusto), ma perchè non vi saranno le risorse, e i costi sociali saranno altissimi. E allora sì che ci sarà da parlare del problema della sicurezza.
L’ultimo scenario, è quello bellico. Non si può scartare, visti gli orientamenti storicamente guerrafondai di Stati Uniti e Russia, ad esempio. Come non si può scartare il ritorno dei regimi dittatoriali in Europa, visto che, quando la gente ha paura, tende ad affidarsi ad un prode condottiero. E noi in Italia abbiamo sufficiente paura e ignoranza per esserne preoccupati, oltre ad avere anche un DNA storicamente predisposto.
Chiudo con una richiesta agli uomini di Buona Volontà. Io non so se le cause di questo disastro siano, come ritengono alcuni esponenti della Scuola Austriaca, da ricercarsi in una dissennata politica dei tassi da parte delle Banche Centrali. Di certo, col senno di poi, è facile però dire che queste politiche non sono servite a molto, se non a trasferire ricchezza dall’economia reale a quella finanziaria. Il cocktail di mancanza di regole sopra e troppe regole sotto, è stato fallimentare.
E allora chiedo, ma sarò inascoltato, di ridefinire le regole di una globalizzazione che globalizzazione non è, di una trasparenza finanziaria che trasparente non è, e di un sistema bancario sempre più orientato verso una finanza alchimistica e a volte truffaldina piuttosto che al suo naturale ruolo di intermediazione creditizia. Un inizio potrebbe essere quello di restituire il parametro della riserva obbligatoria (frazionaria) al controllo delle banche centrali, innalzandone la percentuale in modo da ridurre il vantaggio competitivo del sistema creditizio rispetto al resto dell’economia.
Infine concludo con un breve interrogativo. Ma siamo sicuri che i tempi non possano essere finalmente maturi per una reintroduzione del gold standard?