Il socialismo bancario

Un fascio di banconote

Ho sempre creduto nel socialismo. E pare che la storia inaspettatamente stia premiando la mia attesa.

l’Internazionale è finalmente tornata!

Solo che ha subito alcune lievi modifiche, e dal “socialismo tradizionale” si è pervenuti alla dottrina del “socialismo bancario”.

Di seguito analizzerò analogie e differenze dei due pensieri.

Comincerò dalle differenze:

  • Il socialismo tradizionale  riguardava  la società; il socialismo  bancario riguarda le Società: quelle Per Azioni.
  • Se il socialismo nella sua forma iniziale si proponeva come un tentativo di migliorare la condizione dei lavoratori, la sua evoluzione si propone come un tentativo di migliorare la condizione dei banchieri.
  • Per il socialismo tradizionale la dittatura del proletariato era una misura di transizione per arrivare al comunismo; il socialismo bancario semplifica ulteriormente, e ritiene sufficiente una normale dittatura.

Vediamone ora le analogie:

  • Sia il “socialismo tradizionale” che il socialismo bancario sono movimenti transnazionali: esistono negli Stati Uniti, In Europa, come in Italia.
  • Anche il socialismo bancario si propone attraverso organismi internazionali: se una volta erano La Prima, la Seconda e la Terza Internazionale, adesso sono il G8, l’FMI e il WTO.
  • Se il socialismo tradizionale si proponeva la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio, quello bancario si propone la soppressione delle perdite derivanti dall’amministrazione dei mezzi di produzione e di scambio.
  • Entrambi i pensieri si rifanno ai due Marx: il socialismo tradizionale a Karl Marx, quello bancario, invece, all’omonimo Groucho.

Certo, anche a questa nuova dottrina non possono mancare i critici, come Federico rampini:

Da un crac all’altro, la costante è la socializzazione delle perdite provocate da manager incompetenti e disonesti. Nei tempi di vacche grasse, il top management incassa stock option e bonus stratosferici. Quando le aziende sono rovinate, il conto passa alla collettività. Si stravolge così tutto il sistema di incentivi e deterrenti che è l’abc dell’economia di mercato. Il principio di responsabilità è ormai un’astrazione. La selezione operata dalla concorrenza viene falsata. La capacità del mercato di allocare le risorse in modo efficiente, punendo le aziende decotte e premiando quelle sane, viene distorta da una perversa garanzia di ultima istanza: la promessa implicita che il governo salverà quelli che sono “troppo grossi per fallire”.

Ma noi, entusiasti del socialismo bancario, preferiamo citare Peter Wyckoff , uno dei padri del nuovo pensiero rivoluzionario (non chiedetemi chi sia, l’ho trovato in rete, ma non ne ho un’idea):

“Preoccupati delle perdite, perche’ i profitti sanno badare a se stessi!”

Commenti

  1. AnteaBlanca scrive:

    …mah… secondo me quelli che si preoccupano molto delle perdite è perchè hanno troppo pochi profitti a cui pensare (tipo me, per esempio!)… Gli altri se la cavano benissimo ugualmente…

  2. giovanna battista rassaval scrive:

    parafrasando wyckoff.. ma dove l’hai scovato, lo sai solo tu!!!… aiutati che il ciel t’aiuta…

  3. Chicco scrive:

    L’unica soluzione, come sempre, è andare a funghi.

  4. fabione scrive:

    maledetto, la profezia si è avverata…. mi è venuta!

  5. […] scelte politiche e economiche sbagliate. C’è il socialismo bancario, per la cui definizione rimando a un precedente post. In sintesi consiste nell’ intervento pubblico per il salvataggio di […]