Archivio di Settembre 2008

Fino a qui, tutto bene

Sabato, 13 Settembre 2008

Sempre più in basso

Venerdì, 12 Settembre 2008

A me fa molto ridere.

Anche questo è stupendo.

I nuovi sono un po’ peggio. Ma “Figlio di Pooh” non è male.

“Quando canta DJ Francesco
Ci vorrebbe Ceausescu Checco Zalone

Conoscenze dei media: 0

Giovedì, 11 Settembre 2008

Intervistatore: “Sergio Cofferati, come mai nonostante il centro sinistra metta in campo politiche sulla sicurezza anche efficaci, la sicurezza rimane uno dei cavalli di battaglia del Centrodestra?”

Cofferati: “Ma credo perchè scontiamo un ritardo nell’affrontare con coerenza e con determinazione il tema. Non vedo un’altra ragione.  E poi perchè anche quando l’abbiamo affrontato, spesso le nostre coalizioni si sono trovate impantanate in contraddizioni e divisioni interne che hanno dato la sensazione che in verità non fossimo così determinati come serviva.”

Intervista a Sergio Cofferati del 10 settembre 2008 (credo)

Caro Sindaco, purtroppo si sbaglia di grosso. Non è questa la ragione. La ragione glieLa può suggerire George Lakoff nel  libro “Non pensare all’elefante”.

E sarebbe opportuno che ne consigliasse la lettura a qualcuno dei Suoi consulenti, prima di incolparli per la débacle finale. Poche pagine, si legge in fretta: immagino che Lei non abbia tempo da perdere.

O tempora, o mores !

Mercoledì, 10 Settembre 2008

A causa del contenuto, si consiglia la visione a un pubblico ateo.

Il socialismo bancario

Lunedì, 8 Settembre 2008

Un fascio di banconote

Ho sempre creduto nel socialismo. E pare che la storia inaspettatamente stia premiando la mia attesa.

l’Internazionale è finalmente tornata!

Solo che ha subito alcune lievi modifiche, e dal “socialismo tradizionale” si è pervenuti alla dottrina del “socialismo bancario”.

Di seguito analizzerò analogie e differenze dei due pensieri.

Comincerò dalle differenze:

  • Il socialismo tradizionale  riguardava  la società; il socialismo  bancario riguarda le Società: quelle Per Azioni.
  • Se il socialismo nella sua forma iniziale si proponeva come un tentativo di migliorare la condizione dei lavoratori, la sua evoluzione si propone come un tentativo di migliorare la condizione dei banchieri.
  • Per il socialismo tradizionale la dittatura del proletariato era una misura di transizione per arrivare al comunismo; il socialismo bancario semplifica ulteriormente, e ritiene sufficiente una normale dittatura.

Vediamone ora le analogie:

  • Sia il “socialismo tradizionale” che il socialismo bancario sono movimenti transnazionali: esistono negli Stati Uniti, In Europa, come in Italia.
  • Anche il socialismo bancario si propone attraverso organismi internazionali: se una volta erano La Prima, la Seconda e la Terza Internazionale, adesso sono il G8, l’FMI e il WTO.
  • Se il socialismo tradizionale si proponeva la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio, quello bancario si propone la soppressione delle perdite derivanti dall’amministrazione dei mezzi di produzione e di scambio.
  • Entrambi i pensieri si rifanno ai due Marx: il socialismo tradizionale a Karl Marx, quello bancario, invece, all’omonimo Groucho.

Certo, anche a questa nuova dottrina non possono mancare i critici, come Federico rampini:

Da un crac all’altro, la costante è la socializzazione delle perdite provocate da manager incompetenti e disonesti. Nei tempi di vacche grasse, il top management incassa stock option e bonus stratosferici. Quando le aziende sono rovinate, il conto passa alla collettività. Si stravolge così tutto il sistema di incentivi e deterrenti che è l’abc dell’economia di mercato. Il principio di responsabilità è ormai un’astrazione. La selezione operata dalla concorrenza viene falsata. La capacità del mercato di allocare le risorse in modo efficiente, punendo le aziende decotte e premiando quelle sane, viene distorta da una perversa garanzia di ultima istanza: la promessa implicita che il governo salverà quelli che sono “troppo grossi per fallire”.

Ma noi, entusiasti del socialismo bancario, preferiamo citare Peter Wyckoff , uno dei padri del nuovo pensiero rivoluzionario (non chiedetemi chi sia, l’ho trovato in rete, ma non ne ho un’idea):

“Preoccupati delle perdite, perche’ i profitti sanno badare a se stessi!”

Abbassiamo un po’ il livello

Sabato, 6 Settembre 2008

Spero che i lettori, più critici che numerosi, apprezzino.

“Na Camboggia!” - LSD

La rivoluzione può attendere

Venerdì, 5 Settembre 2008

Il logo del nuovo browser google chromeAvevo parlato della rivoluzione nel campo della telefonia mobile. E sono ancora convinto che stia arrivando.

Ma il percorso, come immaginavo, è a tappe forzate. Le tappe le decidono i colossi tra di loro, in un cartello nel quale con grande probabilità si sono definiti i tempi delle varie implementazioni. O almeno questo è quello che sembra a giudicare dall’evoluzione del settore.

Una settimana fa, ad esempio, si scopre che google ha deciso di aspettare a implementare su Android Gtalk: un chiaro favore alle società di telecomunicazioni, evidentemente per dargli il tempo di organizzarsi . Stessa cosa per il bluetooth: c’è ancora da aspettare. Insomma: fanno le cose con calma.

Invece hanno deciso di procedere più spediti per quanto riguarda l’implementazione del loro nuovo browser (che, appena presentato, ha già l’1 % di quota di mercato, e che si porta dietro una serie di polemiche sul tema della sicurezza dei dati personali e della privacy dei navigatori), forse L’unica cosa  di cui non c’era urgenza.

Ricapitolando:

  • Symbian sarà aperto, ma non sappiamo quando;
  • Android è aperto, ma dentro c’è poco;
  • Openmoko è aperto, ma ancora giovane;
  • L’iphone è proprio chiuso, anzi, secondo alcuni, troppo aperto.

Ha ragione Luca Annunziata quando parla di un mercato che si sta muovendo ad una rapidità impressionante. Adesso, ad esempio, ha deciso di fare un bel passo indietro.