Fino a qui, tutto bene
Sabato, 13 Settembre 2008
A me fa molto ridere.
I nuovi sono un po’ peggio. Ma “Figlio di Pooh” non è male.
“Quando canta DJ Francesco
Ci vorrebbe Ceausescu“ Checco Zalone
Intervistatore: “Sergio Cofferati, come mai nonostante il centro sinistra metta in campo politiche sulla sicurezza anche efficaci, la sicurezza rimane uno dei cavalli di battaglia del Centrodestra?”
Cofferati: “Ma credo perchè scontiamo un ritardo nell’affrontare con coerenza e con determinazione il tema. Non vedo un’altra ragione. E poi perchè anche quando l’abbiamo affrontato, spesso le nostre coalizioni si sono trovate impantanate in contraddizioni e divisioni interne che hanno dato la sensazione che in verità non fossimo così determinati come serviva.”
Intervista a Sergio Cofferati del 10 settembre 2008 (credo)
Caro Sindaco, purtroppo si sbaglia di grosso. Non è questa la ragione. La ragione glieLa può suggerire George Lakoff nel libro “Non pensare all’elefante”.
E sarebbe opportuno che ne consigliasse la lettura a qualcuno dei Suoi consulenti, prima di incolparli per la débacle finale. Poche pagine, si legge in fretta: immagino che Lei non abbia tempo da perdere.
A causa del contenuto, si consiglia la visione a un pubblico ateo.

Ho sempre creduto nel socialismo. E pare che la storia inaspettatamente stia premiando la mia attesa.
l’Internazionale è finalmente tornata!
Solo che ha subito alcune lievi modifiche, e dal “socialismo tradizionale” si è pervenuti alla dottrina del “socialismo bancario”.
Di seguito analizzerò analogie e differenze dei due pensieri.
Comincerò dalle differenze:
Vediamone ora le analogie:
Certo, anche a questa nuova dottrina non possono mancare i critici, come Federico rampini:
Da un crac all’altro, la costante è la socializzazione delle perdite provocate da manager incompetenti e disonesti. Nei tempi di vacche grasse, il top management incassa stock option e bonus stratosferici. Quando le aziende sono rovinate, il conto passa alla collettività. Si stravolge così tutto il sistema di incentivi e deterrenti che è l’abc dell’economia di mercato. Il principio di responsabilità è ormai un’astrazione. La selezione operata dalla concorrenza viene falsata. La capacità del mercato di allocare le risorse in modo efficiente, punendo le aziende decotte e premiando quelle sane, viene distorta da una perversa garanzia di ultima istanza: la promessa implicita che il governo salverà quelli che sono “troppo grossi per fallire”.
Ma noi, entusiasti del socialismo bancario, preferiamo citare Peter Wyckoff , uno dei padri del nuovo pensiero rivoluzionario (non chiedetemi chi sia, l’ho trovato in rete, ma non ne ho un’idea):
“Preoccupati delle perdite, perche’ i profitti sanno badare a se stessi!”
Spero che i lettori, più critici che numerosi, apprezzino.
“Na Camboggia!” - LSD
Avevo parlato della rivoluzione nel campo della telefonia mobile. E sono ancora convinto che stia arrivando.
Ma il percorso, come immaginavo, è a tappe forzate. Le tappe le decidono i colossi tra di loro, in un cartello nel quale con grande probabilità si sono definiti i tempi delle varie implementazioni. O almeno questo è quello che sembra a giudicare dall’evoluzione del settore.
Una settimana fa, ad esempio, si scopre che google ha deciso di aspettare a implementare su Android Gtalk: un chiaro favore alle società di telecomunicazioni, evidentemente per dargli il tempo di organizzarsi . Stessa cosa per il bluetooth: c’è ancora da aspettare. Insomma: fanno le cose con calma.
Invece hanno deciso di procedere più spediti per quanto riguarda l’implementazione del loro nuovo browser (che, appena presentato, ha già l’1 % di quota di mercato, e che si porta dietro una serie di polemiche sul tema della sicurezza dei dati personali e della privacy dei navigatori), forse L’unica cosa di cui non c’era urgenza.
Ricapitolando:
Ha ragione Luca Annunziata quando parla di un mercato che si sta muovendo ad una rapidità impressionante. Adesso, ad esempio, ha deciso di fare un bel passo indietro.