Samizdat o Wikileaks?

La situazione è complicata, e per chiarire qualche punto, ma soprattutto per porsi le domande corrette, è necessario fare un piccolo riepilogo.

Julian AssangeWikileaks  è un sito che nasce nel 2006 con lo scopo di pubblicare documenti riservati e segreti.  Il sito riceveva i documenti e li pubblicava in forma anonima dopo averli sottoposti a un processo di verifica. In origine la piattaforma era basata sullo stesso CMS che implementava wikipedia, Wikimedia, etc. Poi la struttura del sito cambia, e diventa di fatto un sito internet chiuso, che non ha interazione con gli utenti, fatta eccezione per quelle dedicate all’acquisizione del materiale da pubblicare. In origine era ospitato sui server di una fantomatica casa editrice che si chiama Sunshine Press (il cui sito ospita attualmente la chat di wikileaks). Poi si spostano. Passano poi ultimamente sui server di Amazon, che ha provveduto ieri a scacciarli.

I documenti sono ospitati sul sito, ma Wikileaks interagisce fornendo news ai lettori principalmente attraverso un canale di Twitter. Più di recente ha cominciato a utilizzare con una certa energia anche la sua pagina Facebook.

All’inizio il sito si premura di dare voce soprattutto ai dissidenti di regimi oppressivi, tra cui i cinesi Wang Dan,  Tashi , Xiao Qiang, and Wang Youcai che compaiono nel board iniziale.

Tra gli informatici che collaborarono a questo board troviamo anche Ben Laurie, uno dei creatori di Apache, e attualmente collaboratore di Google (alcuni siti complottisti e violentemente antisemiti lo indicano anche come collaboratore dell’NSA, ma io non ho trovato conferma di questa notizia);

Sull’attuale sito di wikileaks, di questo board non c’è più traccia, ma sappiamo che a Wikileaks ha collaborato fino a poco tempo fa il tedesco Daniel Domscheit-Berg, ovvero Daniel Schmitt, ora in procinto di lanciare un sito simile.

Un altro collaboratore storico di Wikileaks è stato l’architetto John Young: vale la pena menzionarlo perchè abbandonò la collaborazione con Julian Assange in aperto dissenso, accusandolo di lavorare per conto della CIA.

E Julian Assange? Chi è?

La verità è che di lui si sa poco. Anche la sua data di nascita è incerta: soltanto ieri su wikipedia è stata corretta   sulla base del mandato di cattura internazionale spiccato nei suoi confonti per l’accusa di reati sessuali in Svezia.

Di certo è un hacker, o almeno lo è stato. Abbiamo visto poi che alcuni lo hanno accusato di essere un uomo della CIA, ma c’è anche chi, come Daniel Ellsberg (colui che nel 1971 svelò i Pentagon Paper che cambiarono il corso della guerra in Vietnam) lo ha definito “un eroe”. Lui si definisce Caporedattore del sito wikileaks, scrittore e attivista.

Se Assange fosse davvero un agente della CIA, bisognerebbe pensare ad un piano diabolico: nessuno ne è uscito peggio della CIA da questa bufera.

Però qualcuno alle sue spalle ci deve essere. Il suo avvocato, in una recente intervista ha parlato di una comunità di diverse migliaia di attivisti che lo protegge. Sì, potrebbe anche essere possibile: è virtualmente plausibile che esistano hacker le cui energie riunite possano davvero creare una garanzia di protezione a Mendax (questo era il nome di Assange ai tempi dell’hacking). Ma seppur romantica, è una visione poco probabile.

Più probabile è che vi sia da una parte una rete di protezione informatica (il continuo cambio di server del sito cablegate e le continue difese da attacchi DDOS dimostra che questa rete esiste), ma dall’altra anche un sistema  di finanziamento, oltre alla rete di donazioni che il sito riceve. L’Huffington Post riporta l’ipotesi che dietro a Assange ci sia Soros. E non è poi un’ipotesi incredibile.

Per articolarla meglio e capire perchè Mister Crash possa essere dietro a Wikileaks, conviene riportare il pensiero di Pietro Cambi. Se supponiamo infatti che non vi sia soluzione all’attuale crisi economica, e che sia in atto un processo di sversamento dei debiti di grandi gruppi finanziari verso i singoli stati che ha come unico risultato quello di distruggere le economie delle nazioni, allora potrebbe divenire auspicabile un grande crash, un crollo che dimezzi la ricchezza mondiale, ma che la dimezzi per tutti, anche per i grandi ricchi che detengono importanti posizioni finanziarie in essere. Ha un suo perchè, giustificabile con la famosa filantropia di Soros (che comunque ne ha fatto uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo) e con la sua visione della nuova Open Society.

Altra ipotesi è che dietro ad Assange ci sia la Cina: in effetti fino ad ora il paese è stato risparmiato  dalla dirompente potenza mediatica delle rivelazioni. Certo, il sito in Cina è oscurato, ma questo potrebbe non essere indicativo, come potrebbe non essere indicativo il fatto che Assange abbia promesso di svelare prossimamente proprio i segreti della repubblica Popolare.

Infine, ma solo per completezza, è necessario riferire l’ennesima tesi cospirazionista del complotto demo-pluto-giudaico-massonico che vede in Israele il deus ex machina di ogni evento. La tesi in questo caso mi sembra davvero risibile: se c’è una regione che è stata violentemente destabilizzata dalle rivelazioni di  Wikileaks è stata proprio quella mediorientale.

E allora? Allora chi c’è dietro a Wikileaks? Non ne ho idea. Ma suppongo che qualcuno (o qualcosa) ci sia.

L’ipotesi Soros mi sembra plausibile, visto che continuo a credere che la politica internazionale giri intorno ai soldi, e non il contrario. Come mi sembra del resto plausibile che Assange abbia avuto contatti con la CIA, e magari anche con i cinesi. E ritengo che il suo file Life insurance, che è stato per lungo tempo disponibile sul sito,  sia un reale deterrente ai numerosi squadroni che in questo momento lo vorrebbero morto.

Più che riportare i risultati di queste mie piccole ricerche, altro  non so dire. Se non che ho il sentore che tutto ciò sia strettamente legato all’attuale crisi economica. Ma è solo una sensazione, niente di più.

Di recente Wikileaks si è paragonato a Samizdat, un movimento di stampa clandestina nata in Russia negli anni cinquanta. Per il momento mi piace vederlo così. Ma probabilmente cambierò idea. Vedremo.