Manuale di sopravvivenza dai cazzi degli altri

Come difendersi? La miglior difesa è l’attacco, di solito. Molti adottano questa tecnica, soprattutto se stretti all’angolo. Appena trovano uno spazio nella conversazione, subito ribaltano il tavolo, rovesciando a loro volta una montagna di cazzi loro sull’interlocutore. Rispondere, insomma, alla violenza con la violenza.
“Purtroppo ci siamo passati tutti”. Con questa locuzione si apre di solito un contrattacco poderoso, di violenza inusitata, che ha l’obiettivo di annichilire l’avversario, tramortirlo, e infine schiacciarlo.

Io però sono contrario a queste forme di rappresaglia. Sono un tipo paziente. Lascio che si sfoghino, che concludano il rituale con il solito “E’ davvero un piacere parlare con te, perchè sei una persona sensibile”, e poi cedo la mano al prossimo sventurato.

Vi chiederete perchè io scelga la strada della non violenza. E’ presto detto. Normalmente l’attacco nemico è pianificato in ondate: prima c’è il bombardamento chirurgico su quanto è dura la vita, poi l’artiglieria delle singole disgrazie, e infine le truppe di terra sul loro tremendo dolore.
L’obiettivo è quindi non opporre resistenza, per portarli subito nel terreno del dolore, della lamentela, e della sofferenza. E’ questo che a loro preme. Vogliono mostrarvi la loro anima logora e stanca, la loro sventura, vogliono la vostra commiserazione. Dategli subito ciò che vogliono.

“Stai male, eh? Si vede…”
Una formula di questo genere, per esempio, riduce mediamente del 60% la durata dei racconti, perchè porta subito la conversazione sul tema del dolore. Con un po’ di esperienza, in due o tre minuti, si sistema tutto. E di solito, con reciproca soddisfazione.

Mai, e sottolineo mai, lasciarsi scappare un “fatti forza”, o ancora il più tremendo “Ma cosa vuoi che sia, ne hai passate delle peggiori”. Non vi lasceranno scampo: raddoppieranno, triplicheranno, arriveranno a raccontarvi le loro sofferenze di bambini trascurati dai genitori, o, più Leopardianamente, vi illustreranno senza remore tutta la mancanza di speranza del mondo.

Piuttosto un “Ti vedo sciupato”, o un ancora migliore “Ti ci mancava solo questa”. Poi, è chiaro, è una questione di istinto, di esperienza, di allenamento. Con la pratica si migliora, come in tutte le discipline. Un bello sguardo vitreo e silenzioso, pieno di comprensione e di vicinanza, ad esempio, è un grande esempio di virtuosismo. Ma a queste finezze, inutile dirlo,  ci si arriva col tempo.

Ultimamente, però mi capita con una certa frequenza di essere rimproverato.  “Certo, non ti fai mai sentire!” accusano.
Ora, vi vorrei mettere in guardia, da questo sporco trucco. Verrebbe da pensare, infatti, che se ci si sentisse più frequentemente, la conversazione sarebbe più piacevole.
Bene, sappiate che non è così. Se siete stati battezzati in un certo modo, nessuno avrà pietà di voi. Anche se  li incontrate tutti i giorni, sempre i cazzi loro, vi racconteranno. Sempre con la stessa modalità. sempre con la stessa precisione e perizia.

La vita è così: homo homini lupus. E’ una guerra. Imparate a difendervi. O voi, o loro.

Solo in casi estremi, in casi disperati, sappiate che vi è riservata un’ultima arma. E’ l’arma finale, l’Enola Gay della conversazione. Personalmente la sconsiglio, ma se proprio siete arrivati all’estremo… Accendete le casse, e guardate voi stessi.