L’ipotesi azzardata dell’editore Giangiacomo Feltrinelli.

Il cadavere di Vincenzo Maggioni viene ritrovato il 14 marzo del 1972 ai piedi di un traliccio nella campagna vicino a Segrate, dilaniato da un’esplosione. Pochi giorni dopo si scopre che in realtà si tratta del corpo di Giangiacomo Feltrinelli, miliardario, rivoluzionario, fondatore dell’omonima casa editrice.

Giangiacomo Feltrinelli, all’interno di quelle oscure pagine degli anni 70, è sempre passato ingiustamente per un coglione. Forse semplicemente per via del fatto che la sinistra scontava ancora un retaggio che gli impediva di accettare che anche un borghese miliardario potesse essere sinceramente rivoluzionario, o forse per altri motivi, molto più oscuri.

Oscura è questa figura a quarant’anni di distanza dalla sua morte, nonostante il figlio Carlo, molti anni fa, avesse cercato di rendere giustizia al padre con una affettuosa, anche se secondo alcuni incompleta biografia, Senior Service, dal nome delle sigarette che il padre fumava. Una biografia, in cui si percepisce il peso internazionale di quest’uomo, pur sfuggendone il ruolo.

Oscura è l’immagine che ne tratteggia l’ex brigatista Alberto Franceschini nei suoi libri e nelle sue parole, riconoscendogli  un peso molto rilevante nella formazione di quelle che sarebbero diventate le Brigate Rosse. Un’attività prevalentemente internazionale, che lo vedeva spesso all’estero, spesso a Cuba, spesso in giro per l’Europa. “Feltrinelli era la nostra relazione internazionale” dice Franceschini a colloquio con Giovanni Fasanella.

Oscura è rimasta per anni la figura di Gunther, uno dei gappisti che accompagnava Feltrinelli, la cui storia partigiana era facilmente accostabile ad alcune figure che divennero di spicco nell’estrema destra.

Oscure e violente sono le vicende dei comunisti che non deposero le armi alla fine della guerra, vicende appena accennate dalla storiografia contemporanea, vicende che si trascinarono negli anni 70, vicende che si sono trascinate fino ad oggi, contribuendo a quel quadro di incompleta democrazia che ha governato la recente storia politica del nostro paese.

Oscura è la pagina della morte di Feltrinelli, a cui Ferruccio Pinotti ha aggiunto pochi giorni fa un tassello, pubblicando i documenti relativi alle perizie mediche sul cadavere dell’editore, da cui emergerebbero ferite precedenti a quelle della deflagrazione sotto al traliccio, cosa che inficerebbe tutta la ricostruzione del decesso.

A quarant’anni dalla sua morte è interessante rileggere l’attualità delle sue parole attraverso le quali la casa editrice ne aveva ricordato la scomparsa dieci anni fa: “Un editore può anche affrontare il suo lavoro sulla base di un’ipotesi di lavoro molto azzardata: che tutto, ma proprio tutto, deve cambiare, e cambierà.”