Archivio della categoria: i soldini degli altri

Il bicchiere mezzo pieno

La solita vignetta di MAkkox

La più bella di ieri è stata quella delle borse chiuse. Ma lasciamo stare.

Qui dal G7 sembra sia venuto fuori poco o niente. Il nervosismo non accenna a calare, anzi.

Però, io sono moderatamente ottimista. Le previsioni sui danni all’economia reale sono a mio avviso impossibili da fare, in attesa di conoscere, oltre alle misure volte a stabilizzare i mercati finanziari, quelle dirette alla protezione delle piccole e medie imprese e al rilancio dei consumi. Le politiche fiscali da ora in poi saranno fondamentali per decifrare l’andamento dell’economia in futuro

Per ora continuano a occuparsi solo della finanza, e non è un buon segno. Presto dovranno fare altri conti.

Gli scenari possibili a mio avviso sono tre, uno positivo e due negativi:

– Il primo prevede lacrime e sangue per i ricchi (buona parte del danno lo pagano loro): lotta vera all’evasione fiscale, con conseguente abolizione dei paradisi; prelievo fiscale crescente per i redditi alti; tasse patrimoniali, tetto ai compensi dei manager. Probabilità: 10%.

– Il secondo prevede lacrime e sangue per il ceto medio e per i poveri: azzeramento della spesa pubblica; aumento del prelievo fiscale indiscriminato; prelievo coatto dai conti correnti; default di alcuni stati più deboli; ulteriore potenziamento delle norme a garanzia delle operazioni di elusione fiscale e fuga dei capitali dai paesi più deboli; inflazione a doppia cifra; qualche blanda riduzione dei diritti civili. Probabilità: 70%.

– Il terzo che può derivare da una degenerazione del secondo scenario, prevede lacrime e sangue per tutti: crescita dei nazionalismi; aumento della corsa agli armamenti; dittature, guerre, e devastazioni. Probabilità: 20%.

In ogni caso questa crisi comporta inevitabilmente la fine del consumismo e la sconfitta del concetto di obsolescenza programmata nel sistema della produzione industriale. E questa non può che essere una buona notizia per i miei nipoti.

Faccio un esempio

La locandina di Gangs of New YorkImmaginate di essere in duecento, fuori da una porta. La porta è aperta, ma la stanza è buia.

Dentro la stanza ci sono tre persone, con dei bastoni.

Anche se siete in duecento, avete paura ad entrare. E allora vi dite tra di voi: “VAi avanti tu”, e quello davanti risponde: “No tu”. E state fermi.

Poi, quello davanti, non sentendo niente, dopo un po’ si fa avanti, e si affaccia nella stanza buia.

PEM ! Una randellata ! E giù un’altra. Il tipo cade per terra, e i tre gli saltano addosso.

Gli rubano tutto, e poi lo sbattono di nuovo fuori dalla stanza, insieme agli altri duecento.

Ecco cosa sta succedendo in questa settimana sui mercati.

I tre tipi nella stanza sono gli hedge founds, che armati di bastoni, ovvero di leva finanziaria, massacrano chiunque tenti di entrare long.

E’ chiaro che se nella stanza entrassero anche solo cinquanta persone tutte insieme, anzichè uno alla volta, il gioco sarebbe finito.

Ma nessuno ha il coraggio, e il gioco continua.

L’unica soluzione è ovvia: togliere i bastoni dal gioco. E ci si affronta a mani nude.

E’ la politica che distrugge il Campionato

Ezio Mauro, Direttore di RepubblicaL’articolo di Ezio Mauro di oggi richiederebbe una risposta molto approfondita. Purtroppo non ho il tempo di darla: il lavoro, devo dire fortunatamente, prende il sopravvento su questa mia attività di blogging.

Due o tre cose però si possono rispondere in breve. Non prima, di una doverosa premessa: condivido e apprezzo l’anelito che muove il Direttore, e sottoscrivo la conclusione:

“Una rete sociale, culturale, politica e istituzionale (basta pensare all’Europa e ai suoi ritardi) da ricostruire. Che gran compito per la politica: se la politica ci fosse, e soprattutto se fosse capace di pensare se stessa senza pensare politicamente.”

Ecco le due o tre cose, però, che mi è necessario precisare.

Quando Ezio Mauro parla di una Finanza che ha sfidato l’autorità tradizionale, la potestà dello Stato stessa, mettendo fuori gioco la politica come tecnica o come azione delle istituzioni, beh, mi è difficile essere d’accordo.

Il la di tutto ciò, l’alfa di questa tempesta, nasce proprio da lì: dalla politica. Anzi: dalla politica malvagia, da quella affaristica e truffaldina.

Esempio: non è stata forse l’azione di Greenspan ad accelerare il fenomeno di questa metastasi finanziaria ? Non è stato forse Clinton (prima di Bush) a dare il via alle mani libere degli istituti bancari ?

Ma ancora oggi non sento prese di posizione sulla legislazione bancaria, sulle responsabilità delle autorità di controllo. E mi risulta che queste leggi, che le nomine di queste autorità, siano subordinate a decisioni politiche.

La colpa è di chi non paga il mutuo ? Suvvia! Oppure dei trader cattivi che per guadagnarsi i premi hanno fatto pacchi e pacchetti da spargere nel ventre globale della finanza ?

La colpa è delle regole, caro Mauro, e Lei lo sa bene.

La colpa è della politica, di legislazioni volutamente carenti, delle autorità antitrust, della CONSOB, della Banca d’Italia, che aveva il dovere di vigilare. E questo per restare all’Italia. Ma lo stesso si può dire degli Stati Uniti e delle Banche Centrali.

La colpa viene proprio da lì, dalla corruzione dei gangli più sensibili delle istituzioni. Ed è questa corruzione che ha fatto saltare quella che lei citando Beck, definisce “l’alleanza tradizionale tra l’economia di mercato e lo Stato Sociale” ammesso che vi sia mai stata.

Ci sono nomi e cognomi, quindi. E sono nomi e cognomi di politici. Questo tenero sforzo di distribuire la responsabilità sulla “finanza globale” concepito come astrazione è irriguardoso nei confronti del buon senso.

Io al calcio, ho sempre preferito la Finanza. Ero più portato. L’ho seguita sempre come un tifoso, non come un addetto ai lavori, come un allenatore, o come un calciatore. E’ quindi chiaro che le mie considerazioni non sono diverse da quelle di chi inveisce contro l’arbitro il lunedì mattina, sfogliando la Gazzetta dello Sport, magari seduto sulla tazza del cesso. Non chiedo quindi di avere la Sua autorevolezza, nè tantomeno ritengo di avere la Sua competenza.

Però devo segnalarLe un’altra cosa. Da bravo tifoso, ho sempre seguito le partite, e letto gli articoli che commentavano le strategie di gioco. E Le devo dire che i migliori approfondimenti li leggevo su giornali strani. La pagina di economia di un giornale politicamente delirante come Lotta Comunista, è stata spesso più rivelatoria di centinaia di commentatori televisivi. O gli approfondimenti su Le Monde Diplomatique, sempre estremamente documentati, veritieri e corretti, mi informavano puntualmente su ciò che succedeva e che poi, sarebbe successo.

Ma quelli come me che azzardavano determinate ipotesi, erano bollati come dietrologi, come catastrofisti, o, peggio, come nostalgici idealisti. Quelle idee sono state per anni squalificate dal dibattito corrente. Eravamo i no global (e non era vero: la globalizzazione ci piaceva, e anche molto. Ma quella vera), eravamo gli estremisti.

Invece era facile capire che quando gli arbitri sono venduti, quando i calciatori si vendono le partite, prima o poi salta il campionato. Non eravamo estremisti, e in molti ci dovrebbero delle scuse (visto che i soldi indietro non ce li vogliono ridare).

Non eravamo demagoghi e populisti, quando auspicavamo un intervento dello Stato a sostegno dei più deboli, quando vedevamo nei prelievi fiscali una forma doverosa di redistribuzione della ricchezza.

Ha ragione, Direttore, nel dire che non stiamo assistendo a una rinascita del socialismo. O almeno non nel socialismo in cui abbiamo creduto.

Se solo vi fosse l’ombra di un socialismo alle porte ( e non questo “socialismo bancario”, come più volte ho avuto modo di definirlo), allora sentirei  parlare di riduzione della leva, di obbligo di trasparenza nei bilanci delle banche, di responsabilità individuali nelle omissioni dei doverosi controlli, di revisione dei criteri di tassazione delle plusvalenze.

In fondo eravamo tutti a conoscenza della diffusione del fenomeno di insider trading, che ormai rende impossibile qualunque investimento in assenza di informazioni fresche. Sapevamo che le agenzie di rating agivano da decenni in un regime di conflitto di interessi, questo, a onor del vero, più volte denunciato anche sulle pagine del Suo giornale.

Non è demagogia, Direttore.

E’ politica. Tutta politica. Ma è una politica che è stata estromessa dal dibattito, che è stata volontariamente esclusa come minoritaria, e infine è stata estromessa dalla rappresentazione democratica attraverso l’importazione di modelli maggioritari che, nelle mani di una classe politica corrotta e inadeguata, ci ha condotto e continuerà a condurci al disastro. Eppure, Signor Direttore, ancora pochi mesi fa si spingeva verso l’estromissione di queste idee, si spingeva al voto utile, dalle pagine del Suo giornale. E si tappava la bocca a chi, all’indomani della sconfitta, domandava un serio dibattito su temi che ora sono diventati oggetto di cronaca.
Siamo stati quelli messi fuori, insomma (bisogna dire, per doverosa correttezza, che nelle nostre file militavano idee che si autoescludevano anche solo in forza del buon senso, ma ve ne erano anche altre, oltre a queste).

Quindi, Caro Direttore: ci sono nomi e cognomi dietro al fallimento del Campionato. Ci sono arbitri corrotti e calciatori venduti. Sono persone fisiche, non giuridiche.

Ma io non chiedo vendetta. Chiedo soltanto che siano introdotte norme che rendano più difficile la truffa, nei campionati a venire. Chiedo che mi si dica che da adesso in poi il gioco tornerà ad essere onesto. Chiedo che mi si faccia un elenco di norme che regoleranno questo sport in modo certo e trasparente. Chiedo e in questo mi unisco a Lei, che si torni alla politica.

Chiedo insomma che mi si consenta di tornare allo Stadio,di tornare a tifare la mia squadra.

Sarebbe un bel segnale per il pubblico sportivo. Sicuramente tornerebbe a seguire la partita. E magari a giocare la schedina.

Stanotte, nella buia sera del capitalismo…

Marx a Wall StreetNuovamente splenderà il sol del socialismo bancario! Una nuova era, un nuovo mondo, quello che sognavano i nostri padri, quello che non abbiamo mai dimenticato.

Non ci sarà bisogno di rivedere le autorità di controllo sugli istituti di credito, nè di rivedere le normative fiscali che consentono la quasi totale evasione dei profitti finanziari.  Non ci sarà bisogno di modificare la disparità di trattamento finanziario tra i manager e gli altri esseri umani.

Stanotte, quando approveranno il Piano Paulson, un nuovo mondo sorgerà sulle ceneri del vecchio.

Poi, piano piano, il vecchio mondo tornerà a bussare alla porta, prima coperto di stracci, poi coi bastoni…

P.S. Inutile dire che la vignetta è del solito Canemucca.

Capitalismo più socialismo ?

KeynesLa maggior parte degli analisti (Draghi compreso) ritengono, probabilmente a ragione, che l’attuale crisi del settore finanziario mondiale, riducendo prima la liquidità e poi  i valori dei corsi azionari, porterà deflazione e non inflazione. Le ragioni che inducono questa previsione sono molteplici, prima tra tutte il raffronto con la crisi del 29. L’altra invece deriva dalla restrizione della liquidità che dovrebbe portare deflazione.

Ma io non credo che andrà così. Mi sembra una favoletta, dove i cattivi disonesti perdono e i poveri onesti che sono stati prudenti, alla fine guadagnano. No, non andrà così: pagheremo noi, pagheremo tutto, sotto forma di prelievi fiscali e di inflazione. E zitti !

Allora: innanzitutto la crisi del 29 centra  poco: lì fallivano i piccoli istituti bancari, qua falliscono i colossi. E per di più, i più esposti abbiamo visto essere le banche d’affari.

Ma il punto fondamentale sarà il comportamento delle banche centrali. Quando la crisi finanziaria passerà all’economia reale, per dare ossigeno sarà necessario abbassare i tassi. In America hanno ancora poco ossigeno, noi in Europa un po’ di più. E allora? Presto detto.

La notizia che negli Stati Uniti paga il banco, e non i giocatori (azione attraverso  la quale si istituzionalizza il socialismo bancario, ma ci tornerò sopra) porterà a un deprezzamento del dollaro, visto che non hanno fondi e si indebitano ulteriormente. Ciò renderà l’euro più forte, ma le nostre esportazioni ne risentiranno violentemente. Calo della produzione industriale, aumento dei prezzi delle commodities già in atto… ed ecco uno splendido scenario inflattivo.

Quando paga lo Stato, paghiamo noi, o in forma di maggiori oneri tributari, o in forma di inflazione. Ma lo Stato chi sta pagando ? Sta pagando la finanza scellerata, non l’economia reale. Non misure a sostegno delle riduzioni sul prelievo fiscale, o investimenti in infrastrutture, ma un continuo drenaggio di risorse pubbliche nelle tasche di finanzieri e di management.

Non è la rivalutazione di un approccio keinesiano, come erroneamente scrive Zucconi in un articolo di cui condivido tutti gli altri pensieri. Keines parlava di interventi di politica monetaria per influenzare i livelli di occupazione.Non diceva di pagare i debiti di questi ladri, tuttaltro !

Il sempre lungimirante Benetazzo oggi scrive:

Once we were bankers, cioè una volta eravamo banchieri, così si presenteranno tra dieci anni davanti ad una pinta di birra in un qualche squallido pub di alcolizzati, molti consiglieri di amministrazione di istituti di credito e di banche d’affari che sono destinati a fallire nei prossimi trimestri.

Benetazzo ha la vista lunga, perchè le sue analisi partono dall’economia reale, per poi valutare l’influenza sul sistema finanziario: è un fondamentalista, si potrebbe dire. Ma stavolta, purtroppo, si illude. Probabilmente pronunceranno questa frase, ma seduti sotto le pergole delle loro case di campagna, purtroppo.

Queste misure, quindi,  servono solo a posticipare, a rimandare. A quando ? A dopo le elezioni, a dopo che i manager saranno riusciti a salvare i loro patrimoni sulla scorta di notizie riservate sull’andamento delle società che operano nell’economia reale, a dopo che ci avranno insegnato che il modello del capitalismo e quello del socialismo possono andare a braccetto, in questa nuova e turpe forma che prende il nome di socialismo bancario.

Dall’unione del nazionalismo e del socialismo nacque il partito na-zista. Dall’unione del capitalismo col socialismo nascerà il partito ca-zzista. E chi sa che il futuro di questo nuovo movimento politico non abbia già messo le radici nel presente del mio paese.

Il parere di S. sulla crisi

Il grafico della crisi del 29 dal sito Market OracleIl grafico qui a fianco è quello della crisi del 1929. Secondo alcuni ci sono dei paralleli, per lo meno nella dimensione della crisi. Quando nel 1920 Hoover creò la Grain Stabilization Corporation e la Cotton Stabilization Corporation, per calmierare i prezzi del grano e del cotone, la misura non fu sufficiente a fermare la crisi, che perdurò fino al luglio del 1932. Quindi, in questa giornata di facili entusiasmi finanziari, la storia ci invita alla prudenza. Inoltre, c’è anche chi pensa male, analizzando lo sviluppo della recente crisi.

Oggi voglio scrivere l’opinione di un caro amico, ex dirigente della Chase Manhattan Bank, ora in pensione. E’ un uomo con idee politiche opposte alle mie. E forse alcune delle sue idee, in questo momento, vivono una fase di contraddizione.

Gli avevo scritto negli Stati Uniti per avere ragguagli sullo stato della crisi e in particolare sulla General Electric della quale possiedo qualche obbligazione (che scade tra un mese, però). Ecco la sua risposta:

“Mai visto la ge a questo livello di p/e, ma possedere azioni è rischioso come abbiamo detto molte volte.

Tutto sembra facile quando le cose vanno. La ragione di limitare l’esposizione in azioni è che le condizioni delle compagnie si conoscono a distanza di mesi e quando si sa è troppo tardi.

Nessuno sapeva che Lehman avesse una tale esposizione in spazzatura e la reputazione di AIG era eccellente.

La crisi presente è il risultato di speculazioni durate anni in un mondo finanziario sempre meno controllato dalle autorita.

La crisi del 29 aveva portato la divisione delle attivita finanziarie tra banche commerciali (Glass-Steagall Act del 1933 n.d.r.), banche di affari,e compagnie di intermediazione.

Quando è stato permesso ad ognuno di fare tutto senza regolare il mercato , il rischio è aumentato. […]

La preoccupazione vera è ora la solidità delle obbligazioni possedute. La bufera passerà, ma è la seconda crisi nella tua vita di risparmiatore e questo aiuta a far capire che la prudenza è essenziale quando si investono i soldi necessari per la tranquillita futura. “