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Che cos’è una bull-trap ?

Lunedì, 25 Agosto 2008

Nikolai Dmitrijewitsch Kondratieff (1892 - 1938) Una bull trap (trappola per tori) è un segnale del mercato che dice che una discesa è finita, mentre invece il mercato continua a scendere. Chi entra, o si accorge subito di aver sbagliato nella valutazione del segnale, oppure si fa molto male.

Sto smettendo di credere nella correttezza dei mercati. Ci sono due articoli pubblicati (anzi, tradotti) da Comedonchisciotte che ho trovato di grande interesse. Il primo, di Alejandro Nadal (qui la versione originale), mette in discussione la correlazione tra inflazione e disoccupazione e di conseguenza attacca la politica delle banche centrali tesa solo al controllo dei mercati attraverso i tassi e inattiva nei confronti della deregolamentazione finanziaria; il secondo di Danny Schechter (versione originale qui) invece si domanda il perchè di fronte, anche solo in via ipotetica, ad un collasso del sistema finanziario, i candidati alla Casa Bianca non tengano nel minimo conto questa ipotesi.

Senza catastrofismi, io  però sono propenso a credere a un’altra ipotesi, di ispirazione forse vichiana: i cicli di Kondratiev. E secondo me, per un po’ di tempo non butterà un gran chè bene. Come Daniel Gros evidenzia benissimo su Lavoce.info: “Il prezzo del petrolio rimarrà dunque elevato e variabile fino a quando i produttori continueranno ad aspettarsi che i prezzi possano solo salire“. E considerando che l’economia mondiale dipende esclusivamente da questa risorsa, non c’è da essere molto ottimisti.

Se uno accetta l’esistenza delle onde k, allora la domanda da porsi è: in che punto della curva ci troviamo ? E la risposta mi sembra obbligata. Sbagliare risposta, significa rischhiare di trovarsi imprigionati  nella bull trap, la trappola per tori.  E il gioco, per me, non vale la candela.

Un po’ di sano e onesto millenarismo

Giovedì, 21 Agosto 2008

Un ritratto di Davide LazzarettiConoscete la storia di John Titor ? E’ un sedicente viaggiatore del tempo che, proveniente dal futuro, all’inizio del duemila ha lanciato una serie di gufate spaventose.

Beh, con cadenza bimestrale un altro tremendo gufo posta  sul newsgroup it.economia.borsa: si chiama Emmanuel Christ. L’ultima iazza (formula dialettale per identificare l’attività del menagramo: ex. Tirare una iazza) l’ha tirata stanotte, prevedendo crolli in borsa.

E’ chiaro che si tratta di sciocchezze, però…
Però i millenaristi del mercato purtroppo ci sono, e a volte sono anche attendibili. L’altro ieri, ad esempio, la Reuters riportava le parole di Kenneth Rogoff , un ex pezzo grosso del FMI, che, senza far nomi, prevedeva di qui a poco il crollo di un grande colosso bancario americano.

Sì, lo ammetto, sono un po’ superstizioso. Non con i gatti neri, le scale o gli specchi rotti. Ma la storia di Davide Lazzaretti, ad esempio, è interessante. E se un giorno vi dovesse capitare di andare sulla cima del Monte Labbro, alle pendici dell’Amiata, sentireste un vento e godreste di un paesaggio che vi potrebbe far rivedere con altri occhi molte cose. Si tratta di uno dei posti più suggestivi che io abbia mai visto.

Stiamo con le pezze al culo e io voglio le regole ?

Sabato, 26 Luglio 2008

Un uomo che spinge un enorme pietra verso la cima di un pendioHo ripensato al mio post di ieri.

E ho pensato che la maggior parte dei lettori si sarà detta: “Ma come ? Il paese va a rotoli e, come soluzione, tu parli di regole ? Regole sui mercati finanziari ?”

Sì, è proprio così. Certo, la misura immediata e più efficace, per lo meno nel breve periodo, sarebbe a mio avviso la detassazione dei redditi bassi e medi, ma non penso vi siano le risorse.

E la produttività ? Il rilancio del PIL ? E’ quello che ripetono tutti, da destra a sinistra: far ripartire l’economia, etc etc. Ma a mio avviso l’economia è ferma per problemi strutturali, e sono questi ultimi quelli rilevanti, non la produzione. Pensate alla FIAT. L’hanno fatta grande, grandissima, ma a che prezzo ? Al prezzo di un impatto ambientale enorme, al prezzo del totale mancato sviluppo della rete ferroviaria per orientare il più possibile il trasporto merci verso la gomma, etc etc. Queste misure non hanno fatto altro che drogare l’economia, così come i monopoli e gli oligopoli nelle comunicazioni e nelle televisioni, i cartelli nei settori assicurativi, etc etc.
Insomma, misure di rilancio di una struttura economica ormai agonizzante, mi sembrano sciocche, e comunque hanno effetti solo di breve periodo. Nel lungo non c’è speranza.

La defiscalizzaziione degli utili aziendali ? Siamo già un mezzo paradiso fiscale, mi sembra sufficiente.

L’incentivo dei consumi (tessere, bollini) ? L’aumento delle retribuzioni ? Far ripartire i consumi insomma. Ecco un’altra banalità con cui ci si riempie la bocca alla ricerca di un facile consenso popolare.
Ma per aumentare le retribuzioni, purtroppo abbiamo perso il treno: dovevamo farlo un po’ di tempo fa. Ora questo tipo di politiche economiche non farebbe altro che aggravare i fenomeni inflattivi, aggiungendo un’inflazione interna ad una inflazione importata.

Cosa resta ? Ecco, restano le regole. Le regole che non esistono più in questo paese, le regole la cui assenza favorisce l’accumulazione di capitale più che in altri paesi, favorisce le speculazioni a danno degli investimenti, favorisce l’evasione fiscale, primo e unico vero cancro del paese.

Ma non sarà così. Saranno tagli, saranno privatizzazioni e ulteriori accumulazioni di capitale, saranno ulteriori spostamenti del potere contrattuale ai datori di lavoro, così che possano fare margine sul lavoro, e possano godere per gli ultimi mesi di qualche punto percentuale in più di profitto (che i più sfortunati restituiranno subito alle banche, sotto forma di oneri finanziari). E saranno monopoli, lobby e famiglie sempre più potenti, clientela, povertà, etc etc.

Non è una questione di destra o sinistra, è una questione di buon senso. Ma il buon senso è una merce rarissima, ormai introvabile. E forse, non ha più mercato.

Ma di tutto ciò non è bene parlare: siamo in piena emergenza nazionale per via degli immigrati, insomma. Lasciamo ad altri il compito di decidere verso quale baratro andare.

Di male in peggio

Venerdì, 25 Luglio 2008

Un monitor con il giornale RepubblicaConsiglio a chi fosse interessato a conoscere le prospettive di medio periodo del nostro paese l’articolo di oggi di Massimo Giannini. Lettura interessante, che ci fornisce un quadro molto pessimista e purtroppo suscettibile di un’integrazione altrettanto negativa.

E’ di oggi infatti la notizia che la BCE non avrebbe esaurito “lo spazio di manovra” sulla stretta creditizia destinata al contenimento dell’inflazione. Ciò fa presagire un ulteriore rialzo dei tassi da qui a fine anno.

Per l’Italia non è una buona notizia, e si traduce immediatamente in un ulteriore aumento del debito pubblico. Non solo: se è vero che le famiglie italiane sono meno indebitate del resto d’Europa (i prestiti ai privati in Italia non sono mai stati molto diffusi, a causa di un sistema bancario restio a concederli), purtroppo la cosa non è altrettanto vera per le imprese, il cui indebitamento nei confronti del sistema bancario è sempre stato preoccupante. E questo non può che tradursi in un aggravio degli oneri finanziari a carico delle imprese stesse, con l’ulteriore rischio di incidere su un sistema bancario instabile della cui crisi ancora si fatica a conoscere l’entità. L’ipotetico fallimento di grandi imprese, infatti, qualora non scaricato sui piccoli risparmiatori (prassi frequente nel nostro paese, e forse anche negli altri mercati) potrebbe ulteriormente aggravare i già pericolanti bilanci dei grandi colossi finanziari italiani.

E allora ? E allora andiamo di male in peggio. Ma sono fermamente convinto che una maggiore regolamentazione del sistema finanziario del nostro paese, non potrebbe che giovare ai nostri mercati, soprattutto aumentandone l’affidabilità agli occhi degli investitori stranieri. Ma questi sono temi scomodi, sia per la destra che per la sinistra, e scomodi alle lobby finanziarie che le sostengono.

E quindi Giannini, che punta giustamente il dito sulla manovra economica triennale e sul disinteresse del Governo tutto, troppo occupato dalle riforme della giustizia, fatica invece a esporsi su un territorio minato come quello delle regole finanziarie. E del resto all’interno di una Redazione di giornale a mio avviso sempre meno autonoma rispetto alla politica, e, forse sempre più lontana dai bisogni del paese, non credo che sia facile ritagliarsi l’autonomia necessaria a commentare un’epoca fosca e decadente come questa. Ma lo perdono: la sua onestà intellettuale lo riabilita indiscutibilmente, mostrandolo, almeno ai miei occhi, come uno dei più onesti e competenti giornalisti economici italiani.

Il cerino in mano

Giovedì, 17 Luglio 2008

Un fiammifero accesoCon un comunicato dell’altro ieri, la SEC (l’equivalente della CONSOB in America) ha emanato alcune disposizioni a suo dire per contrastare le speculazioni sul mercato azionario.

Tra queste disposizioni ce n’è una che limita le posizioni short (in realtà la limitazione vigerà tra il 21 e il 29 luglio, ma può essere estesa per altri trenta giorni), e per la precisione la pratica di vendere allo scoperto senza avere i titoli in prestito. Per il momento la decisione è limitata a una quindicina di colossi finanziari quotati in America, ma non è escluso che la decisione possa essere estesa a tutta la piazza di Wall Street.

Sulle prime non si può che applaudire  a questa decisione, tesa a limitare le posizioni speculative dei grandi operatori finanziari (ai piccoli, infatti non è comunque dato operare con strategie di naked short selling, per via degli eccessivi rischi).

Ma la domanda è: cui prodest ? A chi giova ? E che conseguenze può avere ?

Supponiamo ad esempio che siano in uscita dei dati catastrofici sull’andamento finanziario di certe società. E supponiamo che alcuni speculatori ne siano al corrente in anticipo (difficile da credere, vero?). Le vendite allo scoperto aumenterebbero la discesa dei titoli in questione, garantendo all’uscita dei dati utili agli speculatori e danneggiando i poveri azionisti. Ma senza posizioni di questo genere (che servono spesso per effettuare ricoperture a scopo difensivo), gli effetti dei cosiddetti rimbalzi, sarebbero attenuati. E i titoli si troverebbero molto più esposti alle discese innecsando proprio quelle dinamiche di panic selling tanto temute dalla SEC.

Intanto, l’effetto delle disposizioni, associato all’impegno di una lotta all’inflazione promesso da Bernanke, ha causato un rimbalzino sui mercati (petrolio, dollaro, mercati). Chi vende adesso, guadagna qualcosina. Ma per quanto tempo? E quanto può essere duraturo un rimbalzo in alcun modo sostenuto da dati fondamentali ?

Ora, supponiamo nuovamente (sempre supposizioni, ma Seymour Hersh ci prende, a volte) che ci sia all’orizzonte anche una qualche azione militare verso l’Iran… prezzo del petrolio alle stelle, etc etc.

Morale: chi resta col cerino in mano ? A qualcuno questo cerino deve pur restare!

Disclaimer: sono tutte opinioni personali, non datemi retta, fate di testa vostra, etc etc

P.S: Domani escono le trimestrali di Citigroup… e secondo me si piglia un’altra botta…

Barzellettina stupida…

Martedì, 15 Luglio 2008

Foto della Indymac Bankpostata da Orsotoro su I.E.B.

La prima notte di nozze….

Lei: Fai piano! per me è la prima volta!

Lui: Ma se hai avuto sette mariti!

Lei: Sì, ma il primo faceva il venditore, mi ripeteva sempre quanto sarebbe stato fantastico!
Il secondo era un programmatore, non era mai sicuro che funzionasse….
il terzo era un ingegnere e diceva di avere bisogno di 3 anni di ricerca…
il quarto lavorava in comune e diceva che quello non era di sua competenza….
il quinto era psicologo e ne parlava soltanto….
il sesto era ginecologo, guardava e basta!
Il settimo era filatelico! Quanto mi manca….

Lui: E cosa ti fa pensare che con me sarà diverso?

Lei: TU SEI UN BANCARIO…

Cose che si allontanano e cose che si avvicinano

Martedì, 10 Giugno 2008

BernankePer Bernanke si allontana il rischio della recessione per gli Stati Uniti.

Per me si avvicinano le elezioni americane…