Oggi questo blog compie cento post. Non è ancora un compleanno, ma è comunque un momento per tirare qualche primo bilancio.
Lo spunto di riflessione nasce da una cena con due amici l’altra sera. In totale disaccordo con le tesi di Grillo, uno dei due riteneva che il fenomeno dei bloggers fosse pericoloso, a causa dell’imprecisione nell’informazione, del generale qualunquismo, e del pericolo che certi opinion leaders armati di populismo possano fare più danni che altro.
La tesi non è facile dal liquidare in due parole. I rischi evocati sono reali: io stesso ho scritto parecchie boiate, come ad esempio questa. E non sono l’unico. Per non dire quante ne ho lette (a dire il vero tante sui blog quante sui giornali, ma evitiamo stupide polemiche).
Però credo che il rischio del blog sia per lo più dovuto alla carenza informativa del medium tradizionale, il cui declino non è tanto dovuto all’imprecisione del giornalismo contemporaneo, quanto ad un radicale cambiamento del sistema di distribuzione delle informazioni. Ma qua il discorso si fa lungo e complesso, e da Debord in poi, passando per Pasolini, le lezioni sono assai più profonde di ciò che potrei scrivere io qua in tre righe.
Io posso dire che cos’è il blog per me.
Innanzitutto è una gran perdita di tempo. E su questo non c’è dubbio. Ci vuole tempo per scrivere, per rileggere, per cercare i collegamenti e gli approfondimenti, le immagini. Un’oretta a post, di base.
Poi è un’occasione di figuracce, quando scrivi sciocchezze. E infine è spesso molto frustrante, quando magari pensi di aver scritto qualcosa di interessante e sono in pochissimi a leggerlo, e magari nessuno a commentarlo.
Però il blog è l’unico modo per far leggere le mie cose a qualcuno, per trovare quello spazio dove scrivere che nessun giornale mi avrebbe mai dato. Perchè da piccolo - sì, lo confesso - mi sarebbe piaciuto fare il giornalista. Ci avevo anche provato, ma andò male.
Ora, dopo un po’ di mesi, ho i miei lettori. Le statistiche di google mi informano che sono un centinaio al giorno. Una cinquantina, molto fidelizzati, mi vengono a leggere quasi tutti i giorni. La maggior parte non lascia commenti, è timida, ma leggono, e spesso approfondiscono attraverso i collegamenti.
Molti li conosco, sono amici, conoscenti. Altri invece non so chi siano, ma mi leggono con regolarità. E, devo dire, è un bel riscontro.
Ieri il mio amico Andrea mi ha scritto:
“….poi guardo in faccia i miei genitori e mi accorgo che quelle 4 rughe in più che solcano i loro visi sono solo un garbato segno del tempo, loro 3 figli li hanno messi al mondo, sono da poco andati in pensione e, benché semplice, il loro progetto sta per volgere al termine ……la realtà è che quelle rughe, segnano molto di più il mio tempo piuttosto che il loro ….si, loro vivevano un’Italia in crescita, quattro regole da rispettare e spazio per fare qualsiasi cosa ….si, oggi è certamente differente ….si, posso continuare a convincermi che non è colpa mia, che se avessi vissuto un altro tempo allora si che!!! ….ma quelle rughe parlano chiaro …non sono, e chissà mai se diventerò?!
Che fare? …di certo, nel dubbio, fare! ….e magari continuare a sperare …poi per esempio, ho un amico che si è fatto un sito …si …quello, i mie genitori non lo potevano fare …un sito dove scrive quello che penso, quello che provo, quello che mi piace, ma soprattutto tutto ciò che mi fa schifo.”
Caro Andrea, sono contento di scrivere quello che pensi, ma non credo che questo sia “fare”. Il fare è quello che fai tu, quando lavori e costruisci case, cose fisiche, che rimangono.
Tutte queste parole, queste frasi, queste lettere digitate spesso rabbiosamente sulla tastiera, non sono altro che piccole differenze di potenziale registrate su supporti magnetici. Tra pochi anni non esisteranno più, cancellate, perdute per sempre. Poco male perdere queste elucubrazioni superficiali, ma viene spontaneo riflettere se valga la pena trascorrere questo tempo davanti al monitor per qualcosa che svanisce, che non resta.
E allora la differenza tra il blog e la perdita di tempo, sta nella lettura, non nella scrittura. E’ il lettore che, magari, ruba qualcosa di quello che gli hai regalato, e lo tiene per se, lo racconta al bar, e magari lo ricorda, sorridendo, mentre si cucina un piatto di pasta con un bicchiere di vino in mano. E’ il lettore che crea valore in un gesto che altrimenti è solo tempo sprecato.
E’ per questo che scrivo, che leggo, e che penso che un blog abbia senso. Certo, sarebbe meglio scrivere libri, o scrivere su un giornale. Ma non si può, e forse la maggior parte di noi neanche lo merita.
Il libro, conservato in una biblioteca, può resistere anche qualche centinaio di anni; il blog, probabilmente sparirà con la prossima guerra. Ecco perchè amo il libro, o il giornale (anche se quest’ultimo lo leggo sempre meno): sono oggetti, hanno una loro fisicità trovano un posto in una stanza, magari ai piedi del letto. Queste lettere invece non sono che un accenno di corrente elettrica, e niente più.
Vale la pena avere un blog ? Uno come il mio, forse no. Un blog generalista senza particolari approfondimenti, senza uno studio che produca un contenuto nuovo, non è molto importante, può ben essere trascurato.
I blog approfonditi, su determinati argomenti, sono molto più interessanti, molto più importanti. Forse sono fondamentali alla libera circolazione della cultura (ecco una parola interessante: sarebbe carino che la stampa e la tv ne facesse tesoro, di vocaboli come questi).
A questo punto vi chiederete che cosa mi spinga a continuare a scrivere. Un po’ che non c’ho un cazzo da fare, e non mi piaciono i giochi al computer (a parte gli scacchi, naturalmente), e un po’ che l’ho sempre fatto, come mangiare, cucinare, come… vabbè, lasciamo stare…
E allora volevo ringraziare quelli che mi leggono pur senza commentarmi, come la Crì, che è timida, o come l’Angela, o il Cagnaz. E volevo anche ringraziare la fedelissima Giada, spesso solitaria commentatrice (mi dispiace per lo spazio che separa i punti esclamativi dalle parole: mi sono abituato a scrivere così… prometto che cercherò di farci caso !).
E infine ringrazio Matt grazie al quale tutto ciò è possibile.
Invece a tutti quelli che mi dovrebbero leggere sempre e non lo fanno mai (facciamo i nomi: Fabione, Chicco, Aigi, Fabbri, Giuliano, ma l’elenco non è esaustivo) auguro quel piccolo disturbo di cui ho sofferto io fino a qualche anno fa, disturbo che rende la lettura del giornale in bagno uno dei momenti più tristi e dolorosi della giornata.