Archivio della categoria: In evidenza

Uomini, Caporali e Mucche

Ritratto di Johann Gutenberg

Ritratto di Johann Gutenberg

Chiacchierando ieri sera con una estremamente competente webmaster responsabile dell’edizione on line di un noto giornale, mi sono posto il problema di quale sia la reale importanza dell’utente della rete nei diversi processi di comunicazione attuali.

Il tema, seppur a prima vista caotico,  è interessante: le rivolte mediorientali veicolate attraverso la rete; le campagne di comunicazione elettorali che utilizzano gli strumenti informatici; il cambiamento del paradigma informativo che vede un crollo delle vendite delle copie cartacee dei giornali a vantaggio delle edizioni on line ed il conseguente problema della redditività del nuovo paradigma; la distribuzione delle informazioni, la capacità di aggregazione delle stesse; la ridondanza. Continua a leggere

Niente paura, Bifo. E tanti auguri

Franco Berardi compie 61 anni. Nell’associarmi a coloro che gli fanno gli auguri di Buon Compleanno, voglio commentare il suo timore che Facebook sia una trappola.

A scanso di equivosi devo innanzitutto dire che leggo articoli di Bifo da tanti anni, e quando lancia un allarme, non è il caso di prenderlo sotto gamba.

L’allarme di cui parlo lo esprime con un articolo postato su facebook (buffa questa cosa!) che solleva delle perplessità reali su quella che viene universalmente utilizzata da tutti come piattaforma prioritaria per il social netwotking.

Innanzitutto bisogna dire che le perplessità che Bifo solleva sono assolutamente reali: il network, così come è attualmente concepito è, come dice lui

“un ordigno totalitario, una bomba psichica a tempo destinata a distruggere ogni empatia tra esseri umani”

E fin qui, non c’è alcun dubbio. L’immagine che ci restituisce della mappa circostante è per buona parte sconsolante.
Ma del resto è sconsolante, salvo rare e spesso poco visibili eccezioni, tutto il panorama culturale che ci circonda, a parteire dalla stampa , fino ad arrivare a quella TV che meno di trent’anni fa intellettuali come Rossellini ambivano a trasformare in un immenso medium enciclopedico che avrebbe assolto alla universale funzione pedagogica del genere umano.

Lo spunto per preoccuparsi nasce dall’ennesima cancellazione di qualche contenuto dalla rete. Ebbene sì, lo fanno. E lo fanno abitualmente. Del resto è normale: la piattaforma è proprietaria, e il proprietario ci fa quel cazzo che vuole. Ma può farlo finchè soddisfa gli utenti. E gli utenti fino ad ora sono soddisfatti. Ovvero: il disturbo che crea qualche episodio di censura è inferiore ai vantaggi che la piattaforma fornisce nella circolazione delle informazioni.

In realtà c’è di più: il vero pericolo è quel link in alto che si chiama: “notizie più popolari”. In realtà esso contiene la presentazione delle attività non ordinatamente disposti sulla scorta di algoritmi che ne calcolano la corretta popolarità anche sulla base della prossimità, ma sulla scorta dei suddetti algoritmi corretti dalla presenza o meno di determinate parole chiave. In questo modo i padroni del vapore decidono quali sono gli argomenti che gli utenti devono vedere e quali devono essere “un po’ imboscati”.

A quel punto Franco Berardi traccia un parallelo da una prte tra la stratificazione dei livelli informativi dei mercati finanziari, e la perdita di efficienza degli stessi (ammesso che i mercati così come li intendiamo oggi siano mai stati realmente efficienti), e dall’altra tra la stratificazione dei livelli di astrazione dell’intelligenza collettiva del cosiddetto web 2.0 e l’efficienza di questa intelligenza stessa.

Io vorrei sgombrare il campo da qualche equivoco. In primis facendo mie le considerazioni di Giorgio Jannis che commenta la nota di Bifo, quando dice che il modello onnivoro di Facebook è un modello di web 1.0. Se per web 2.0 infatti intendiamo la bidirezionalità dello scambio informazioni, un sistema come facebook è abbastanza antiquato. Lo scambio bidirezionale è infatti filtrato, mediato, omologato. Nulla a che fare con la straordinaria varietà delle intelligenze. E nulla a che fare, per corollario, con quel processo di costruzione di un’intelligenza superiore al quale Bifo accenna, citando Lanier.

Ma io vorrei fare un passo indietro. Facebook esplode come fenomeno di massa, non perchè la gente è sola, alienata, etc. Ma perchè è facile da usare. Punto.

Quindi, quando uno strumento è utilizzabile anche dalle capre, lo usano tutti. Chi sono i tutti? I tutti sono gente alienata, chi per un motivo chi per un altro. In un contesto storico basato sull’alienazione, è chiaro che facebook diventa strumento di rappresentazione della stessa.

L’invenzione e l’implementazione di alcune tecnologie ci ha dato la possibilità di sviluppare alcuni strumenti di comunicazione nuovi. I primi che sono riusciti a realizzare una piattaforma performante di social networking hanno vinto la sfida del mercato. Non stupisce che dietro ci sia il capitale: non era un lavoro piccolo.

Ora c’è da dire che gli sforzi di questo tipo di programmazione nuova cominciano a dare risultati. Se facebook vorrà mantenere la sua leadership è condannato a soddisfare gli utenti. Se non lo farà, se la censura diverrà qualcosa di più di un piccolo fastidio, si migrerà verso piattaforme nuove. In un attimo.
Stesso discorso vale per tutte quelle piattaforma collaborative che, a parere di Bifo, contribuiscono alla generazione del pensiero unico, come wikipedia, ad esempio. Per il momento il vantaggio di avere wikipedia è superiore allo svantaggio di andare in biblioteca a scartabellare. Quando non sarà più sufficiente, wikipedia si adeguerà.

Inoltre attualmente siamo portati ancora ad associare la fruizione di questi strumenti alla solitudine della casa vuota o del luogo di lavoro, ma è una roba che durerà ancora poco: per l’esattezza durerà fin quando il costo delle connessioni mobile non diventerà accessibile a tutti. A quel punto la fruizione di questi contenuti muterà radicalmente: essi saranno direttamente connessi ai luoghi e non saranno più “alternativi” alle dinamiche sociali. Con grande scorno di tutti coloro che amano vederci immobili davanti a PC o a schermi televisivi.

Naturalmente, è ovvio, la politica farà di tutto per fermare questo processo. Ma è un processo lungo. Ci preoccupiamo di facebook che è nato da due anni, ma i cambiamenti sociali si misurano in una scala temporale assai diversa, come Franco sa bene.

Quindi, a mio avviso, la direzione è ormai segnata. Ma temo che ci saranno molti interessi che remeranno contro. E spero che l’intelligenza di Franco, da sempre attentissimo osservatore delle dinamiche sociali, e al quale non si può negare il merito di aver  preconizzato il disastro politico e culturale di questi tempi, ancora per lungo tempo ci aiuti a ipotizzare nuovi pensieri, e nuove soluzioni.