Archivio della categoria: computer e altri baracchi

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Intervistatore: “Sergio Cofferati, come mai nonostante il centro sinistra metta in campo politiche sulla sicurezza anche efficaci, la sicurezza rimane uno dei cavalli di battaglia del Centrodestra?”

Cofferati: “Ma credo perchè scontiamo un ritardo nell’affrontare con coerenza e con determinazione il tema. Non vedo un’altra ragione.  E poi perchè anche quando l’abbiamo affrontato, spesso le nostre coalizioni si sono trovate impantanate in contraddizioni e divisioni interne che hanno dato la sensazione che in verità non fossimo così determinati come serviva.”

Intervista a Sergio Cofferati del 10 settembre 2008 (credo)

Caro Sindaco, purtroppo si sbaglia di grosso. Non è questa la ragione. La ragione glieLa può suggerire George Lakoff nel  libro “Non pensare all’elefante”.

E sarebbe opportuno che ne consigliasse la lettura a qualcuno dei Suoi consulenti, prima di incolparli per la débacle finale. Poche pagine, si legge in fretta: immagino che Lei non abbia tempo da perdere.

La rivoluzione può attendere

Il logo del nuovo browser google chromeAvevo parlato della rivoluzione nel campo della telefonia mobile. E sono ancora convinto che stia arrivando.

Ma il percorso, come immaginavo, è a tappe forzate. Le tappe le decidono i colossi tra di loro, in un cartello nel quale con grande probabilità si sono definiti i tempi delle varie implementazioni. O almeno questo è quello che sembra a giudicare dall’evoluzione del settore.

Una settimana fa, ad esempio, si scopre che google ha deciso di aspettare a implementare su Android Gtalk: un chiaro favore alle società di telecomunicazioni, evidentemente per dargli il tempo di organizzarsi . Stessa cosa per il bluetooth: c’è ancora da aspettare. Insomma: fanno le cose con calma.

Invece hanno deciso di procedere più spediti per quanto riguarda l’implementazione del loro nuovo browser (che, appena presentato, ha già l’1 % di quota di mercato, e che si porta dietro una serie di polemiche sul tema della sicurezza dei dati personali e della privacy dei navigatori), forse L’unica cosa  di cui non c’era urgenza.

Ricapitolando:

  • Symbian sarà aperto, ma non sappiamo quando;
  • Android è aperto, ma dentro c’è poco;
  • Openmoko è aperto, ma ancora giovane;
  • L’iphone è proprio chiuso, anzi, secondo alcuni, troppo aperto.

Ha ragione Luca Annunziata quando parla di un mercato che si sta muovendo ad una rapidità impressionante. Adesso, ad esempio, ha deciso di fare un bel passo indietro.

Oggi pulisco la tastiera !

Un'immagine della tastiera del mac g5 tratta dal sito http://itips.files.wordpress.com/Basta ! Non si riesce più a scrivere ! E’ il momento di pulirla !

Ho trovato molte guide su come pulire la tastiera del mac, ad esempio questa.

Ma la cosa fondamentale è trovare un’immagine della tastiera, perchè quando si sono tolti i tasti, rimetterli a posto  è un compito dove la memoria potrebbe non essere sufficiente!

A cercarla su Internet , è un inferno: ti salta fuori un organo da chiesa piuttosto. Oppure quella americana, che è diversa, e non va bene, o quella nuova, ultrasottile. La foto è pressochè introvabile, e per memorizzare la posizione dei tasti c’è chi consiglia di attaccare un mega foglio adesivo (lo sbuzzo umano fa miracoli).

Il metodo più efficace, però è quello di procurarsi un’immagine della tastiera in questione. Io l’ho trovata qui grazie al sito itips! E visto che l’immagine in questione alla fine è piuttosto rara, mi sono preso la libertà di duplicarla (non lo faccio quasi mai) in modo che se la tolgono, resta comunque disponibile sul mio server.

Nota bene: la chiave a brugola che serve per smontare le viti dietro è del 6 (sei). E io ce l’avevo quella del sei, son sicuro, mi ricordo che avevo comprato tutto il set di chiavi, ma chissà dove è finita in mezzo a questo casino…

Se c’è una cosa che detesto è il concetto della tastiera usa e getta: un giorno, quando il consumismo sarà finito, qualcuno inventerà una tastiera indistruttibile, e magari con tutto un servizio di pezzi di ricambio. Costerà un po’ di più, ma durerà una vita.

E avrà uno sportellino per rimuovere la cenere e le briciole. Che poi mi sono sempre chiesto come facciano a finire sotto i tasti tutti questi peli…


L’alba del cambiamento

Telefono a batteria locale - foto di Fabio Bisi http://www-ceb.bo.infn.it/catalogo_communication/pagine/Telefono%20a%20batteria%20locale.htmStavolta è la volta buona. Stavolta è diverso (frase che ripetono tutti i playboy da quattro soldi).

E’ stato detto tante volte, quasi sempre a sproposito. Ma stavolta ritengo che siamo davvero alle soglie del cambiamento.

Lo so che la manfrina si era già sentita con l’UMTS e con le sue aste miliardarie per le frequenze, rivelatesi poi un fallimento epocale.

Anche se la resistenza degli oligopoli è stata strenua, e al limite dell’eroismo, l’inverno della comunicazione mobile è trascorso, e si avvicina la primavera. Che nel caso specifico, però, non è detto che porti soltanto campi in fiore.

Mi riferisco al famoso discorso della convergenza delle tecnologie verso le device mobili.

In un certo senso, il merito è di Steve Jobs, e della Apple, che attivando il fenomeno Iphone ha cambiato a mio avviso per sempre le politiche economiche del settore. E tutti i competitor non possono fare altro che prenderne atto.

Qual’è il cambiamento ? Presto detto. Si tratta dello spostamento del peso economico verso i contenuti e i servizi. L’Iphone è stato il primo smartphone a creare partnership commerciali con i provider di telefonia mobile. Una strada utile a proteggere il business di breve periodo, ma ormai la breccia della diga era aperta.

Openmoko, che stentava a decollare, ha ripreso vigore, fino al recente annuncio di una device commerciale, anche se forse ancora giovane.

L’urto vero e proprio proviene da Google, interessato a rompere il mercato chiuso della telefonia per allargare quello pubblicitario, in cui può vantare una predominanza assoluta. Ed ecco la nascita di Android, un progetto opensource molto ambizioso, in diretta competizione con Windows Mobile e Symbian.

Tradotto in soldoni: se fino ad ora potevamo avere telefonini che facevano un sacco di cose, ma non eravamo noi a decidere cosa facessero, da ora in poi saremo noi a scegliere come utilizzarli, quali informazioni ricevere, e con che modalità. Sceglieremo noi il sistema operativo e i programmi da installare. E in cambio, pagheremo la tecnologia e il traffico. Come un PC in rete (magari qualche cartello sulle tariffe resisterà un po’ più a lungo, soprattutto sui mercati più protetti, come quello italiano).

E i concorrenti non possono fare finta di niente. Symbian, il sistema operativo di casa Nokia, infatti, ha dichiarato di voler rendere anche la sua piattaforma opensource, con il rilascio a breve dei codici sorgenti. Contemporaneamente, probabilmente, i colossi del calibro di Nokia stanno trattando con google le tappe della rivoluzione. Risulta evidente infatti, che in mercati fortemente oligopolistici (e, di conseguenza, anelastici) la domanda influenza assai poco l’offerta.

Microsoft nel frattempo, forte del suo quasi monopolio sta a guardare. Entrerà più tardi sul mercato (lo ha già fatto in passato quando stette a guardare gli albori della rete, ma potrà sfruttare a suo vantaggio la sua attuale penetrazione, e quindi se lo può permettere.

E’ facile prevedere che la rivoluzione di cui parlo sarà più lenta di quanto si potrebbe immaginare. Ma sarà a mio avviso inevitabile.

Cosa porterà ? E’ difficile dirlo (se lo sapessi con certezza sarei miliardario), ma si può azzardare qualche previsione:

  • Riduzione delle tariffe di telefonia mobile soprattutto per quel che riguarda le conversazioni internazionali: non si pagherà più la chiamata, ma il traffico. Già skype, implementato su diversi telefonini consente una riduzione degli oneri di telefonia. Si andrà verso canoni di abbonamento che prevedono una certa quantità di traffico dati, e forse di banda. Il traffico voce migrerà in VOIP, stavolta definitivamente.
  • Geolocalizzazione: questo tipo di servizi si apre a frontiere nuove, soprattutto per quanto riguarda il commercio. Ma non escludo che questo possa cambiare anche la natura del socialnetworking, con prospettive innovative in termini di aggregazione sociale. Esperimenti come Google earth e il suo KML diventeranno sempre più interessanti ed efficaci.
  • Controllo sociale: le implicazioni della tracciabilità di un utente possono essere spaventose (o rassicuranti, a seconda del punto di vista…). Di certo saranno rivoluzionarie, soprattutto se combinate con tecnologie RFID.
  • Cambiamento della natura intrinseca delle informazioni: i media tradizionali non potranno che convertire le loro programmazioni alle nuove metodologie di fruizione basate su devices mobili. Questo porterà cambiamenti anche nella struttura dell’informazione stessa, che con tutta probabilità diventerà ancora più sintetica, più interattiva, e meno approfondita di quanto non lo sia ora.
  • Nazionalizzazione delle infrastrutture telematiche: come per altre infrastrutture, la natura strategica delle reti di comunicazione porterà inevitabilmente alla nazionalizzazione delle stesse, anche se alcuni commentatori  ritengono la cosa foriera di conseguenze negative per i mercati.

Questi saranno probabilmente gli elementi salienti di quello che gli esperti probabilmente chiameranno web 3.0.

Ma la prospettiva più rivoluzionaria è la possibile evoluzione successiva, quella che io chiamerei web 4.0, e che voglio formulare con una domanda: cosa succederebbe se tutte queste device portatili un giorno diventassero ciascuna un nodo di una rete ? Cosa succederebbe se il routing delle comunicazioni non avvenisse più attraverso delle vere e proprie infrastrutture, ma fosse distribuito, e se fosse, nel contempo, dinamico, in movimento ?

E’ chiaro che su questa successiva evoluzione c’è da aspettarsi qualche resistenza.

Ma penso che per il web 4.0 ci sia ancora tempo, e io posso aspettare: ho un bellissimo Nokia, che telefona, manda sms e ha anche la rubrica.  E si può trasformare in una comoda microtorcia elettrica, molto pratica per andare in bagno di notte senza accendere la luce.

Firefox 3 e le statistiche di WordPress

Firefox 3 e WordPressAbbiamo trovato il primo problema di Firefox 3 su OS X (mannaggia a me e a quando l’ho pubblicizzato).

Il plugin di WordPress WordPress.com Stats non gira. Ovvero, non ci si riesce ad autenticare, ne attraverso il dashboard, nè dall’apposita pagina Blog Stats. Strana cosa. Avranno anche migliorato la sicurezza, però…

Appena trovo un workaround, lo posto.

UPDATE: Risolto ! L’installazione di Firefox3 mi aveva disabilitato i cookies, e quindi, ovviamente non si loggava!

Sulla guerra santa, prendiamo una posizione !

Download Day - Italian

Sto parlando della guerra dei browser. Io sono tanti anni che sto con Mozilla, su PC e su Mac. Adesso vogliono battere il record di download in un giorno. Ammesso che non gli si piantino i server, mi sembra un po’ una boiata comunque. Però, se può servire a ridurre l’influenza di quella baracca di Internet Explorer, ben venga.

Questa è la pagina da cui si dovrebbe poter scaricare la versione 3.

ANDROID, speriamo.

Il punto è questo: se ho un telefonino, voglio che telefoni, e che mandi i messaggi. E i telefonini, questo lo fanno.

Se invece per caso in tasca ho un computer, allora voglio che il computer faccia quello che voglio io, visto che è mio. Voglio metterci i programmi che mi servono, e utilizzarli come credo. Voglio pagare la banda in rete e voglio però che su questa banda ci passi il traffico che preferisco, sia esso VOIP, sia esso multimediale.

E’ chiaro che questo non conviene agli operatori. Ma io conto molto su ANDROID. Appena è un filo stabile (mai comprare una cosa per primi, lasciamo sperimentarla agli altri) penso che prenderò una device di questo tipo. Così magari mi stacco da questa macchina maledetta, e ricomincio ad andare un po’ in giro per strada, visto che comunque fuori spesso c’è il sole!

Magari sarà l’ennesima fregatura, ma sulla carta sembrerebbe una buona piattaforma, e un modello di business dirompente in un mercato oligopolistico. Certo, che lo promuova Google non è un bel segnale, ma c’è anche da dire che quando Google introdusse AJAX, fu davvero dirompente.

Per maggiori informazioni, eccovi un blog interessante.