Archivio della categoria: ipse dixit…

Tempori serviendum est

Mio padre citava spesso delle locuzioni latine. Ironizzava bonariamente sulla mia ignoranza abissale. E, sotto sotto, era un modo per giocare a vantarsi dei suoi studi classici rispetto al mio svogliato  e pigro liceo scientifico. Adesso credo che ormai certe locuzioni siano rimaste in uso solo tra gli studenti di diritto e pochi altri.

C’è una meravigliosa voce su wikipedia che ne elenca un buon numero. Ogni tanto mi ci ritrovo a sbirciarne alcune. Vorrei poterle ricordare, ma ormai la mia memoria sembra di pietra e non trattiene più nulla. Questa, ad esempio, di Virgilio: “Stat sua cuique dies“, a ciascuno è dato il suo giorno.

Che cosa succederà ora ?

Voglio andare in controtendenza, e, da vero incompetente, tentare delle previsioni in un momento in cui nessuno le azzarda, proprio mentre le nostre povere barche sono inghiottite dal Maelstrom.

Innanzitutto la prima domanda che bisogna porsi, è quella che ci porta a capire di chi è la responsabilità di questo casino.

Allora: la versione ufficiale è che la colpa sia stata di quei poveracci americani che hanno sottoscritto mutui capestro (con tassi anche del 7 %) e che alla fine non sono riusciti a pagare. Ed è certamente vero. Questa potrebbe essere la causa diretta.

Ma c’è un altro dato interessante: all’economia americana sono mancati negli ultimi anni 3.000 miliardi di dollari. Questa somma è stata destinata alla cosiddetta “Guerra al terrorismo”. E mentre il paese era sempre più indebitato, venivano sottratte all’economia risorse indispensabili che erano allocate in progetti geopolitici per lo meno dubbi.

L’impatto sociale è stato enorme. Ecco allora che possiamo cominciare ad individuare le cause indirette.

Ma c’è di più. C’è qualcosa che va oltre queste scelte politiche e economiche sbagliate. C’è il socialismo bancario, per la cui definizione rimando a un precedente post. In sintesi consiste nell’ intervento pubblico per il salvataggio di grandi imprese il cui dissesto finanziario assuma proporzioni pericolose per l’economia reale. Esso lo abbiamo visto dispiegarsi nel salvataggio di Fannie e Freddie, e della più recente AIG.

Quindi: anzichè intervenire sull’economia reale, si corre ai ripari intervenendo sulla finanza. Non voglio entrare nel merito della questione se sia giusto o meno. Personalmente credo che quando i profitti vanno alle classi sociali ricche, e le perdite alla collettività, vi sia una distorsione del concetto di redistribuzione della ricchezza. Ma credo anche che a questo punto gli interventi siano necessari. Sempre che non si preferisca tornare alla clava e al bastone. Mi auguro, anche se credo inutilmente, che questo tipo di riflessione diventi oggetto di dibattito anche all’interno della politica che dovrebbe essere deputata a stabilire le regole del gioco.

Ma di certo c’è che non c’è stato nessun intervento, di nessun tipo, teso a favorire il miglioramento dell’economia reale. Anzi: tutte le strade intraprese sono andate e vanno nella direzione opposta.

E infine c’è un ragionamento da fare su quella che molti chiamano la globalizzazione. Ma siamo sicuri che esista ? I mercati dei vari paesi non hanno regole uguali, ma si scambiano beni e servizi come se le regole fossero comuni. In italia i reati finanziari, ad esempio, sono assai diversi da quelli americani; le pene sono diverse, e gli strumenti di controllo ulteriormente disarmonici. E allora di che globalizzazione parliamo ? A riprova possiamo ad esempio vedere come anche la finanza non riconosca nell’Unione Europea la coesione di cui una nuova nazione dovrebbe beneficiare, a tal punto da creare una distanza iperbolica tra i bund tedeschi decennali e i corrispondenti BTP italiani.

E quindi ?

E quindi la distanza tra il mondo reale e la finanza politicizzata (o è la politica che è “finanziarizzata” ?) deve essere ridotta. E a questo dovrà provvedere la politica. Non c’è scelta. O meglio, la scelta c’è: clava e bastone, ma penso non convenga a nessuno.

E allora dove andremo a parare ? Innanzitutto questa crisi, la paghiamo noi, non tocca i ricchi, se non marginalmente. Non c’è niente da fare è andata così. E la pagheremo sotto forma di inflazione, attraverso il possesso di carta moneta che diventerà ancora più carta e sempre meno moneta. E già la stiamo pagando grazie ad una politica sui tassi di interesse, che, allo stato attuale ha favorito solo chi doveva passare il cerino acceso in mano altrui.

Abbasseranno i tassi in Europa, le commodities si impenneranno nuovamente, etc etc. E pagheremo noi, sotto forma di inflazione.

Inoltre vi saranno altri fallimenti eccellenti (mentre scrivo i mercati danno già per spacciate le obbligazioni Morgan Stanley), e, se non vi sarà senso di responsabilità da parte dei manager e della politica in questa delicatissima fase (alla stampa neanche ci penso più) forse anche il sistema bancario italiano potrà essere pronto per vedere intervenire per la prima volta il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Auguriamoci di no, ma fidarsi di questa classe dirigente che si occupa di Alitalia a paginate di giornale alla volta, non è facile.

Ma il dato che i politici dovranno comprendere, con buona pace del capitalismo di rapina italiano, penetrato ormai nei gangli di tutti gli schieramenti politici, è che questa è l’ultima crisi che si può riversare sulle nostre spalle. La prossima non sarà sostenibile dalle classi più deboli. Ma non perchè non sia giusto farlo (e non è giusto), ma perchè non vi saranno le risorse, e i costi sociali saranno altissimi. E allora sì che ci sarà da parlare del problema della sicurezza.

L’ultimo scenario, è quello bellico. Non si può scartare, visti gli orientamenti storicamente guerrafondai di Stati Uniti e Russia, ad esempio. Come non si può scartare il ritorno dei regimi dittatoriali in Europa, visto che, quando la gente ha paura, tende ad affidarsi ad un prode condottiero. E noi in Italia abbiamo sufficiente paura e ignoranza per esserne preoccupati, oltre ad avere anche un DNA storicamente predisposto.

Chiudo con una richiesta agli uomini di Buona Volontà. Io non so se le cause di questo disastro siano, come ritengono alcuni esponenti della Scuola Austriaca, da ricercarsi in una dissennata politica dei tassi da parte delle Banche Centrali. Di certo, col senno di poi, è facile però dire che queste politiche non sono servite a molto, se non a trasferire ricchezza dall’economia reale a quella finanziaria. Il cocktail di mancanza di regole sopra e troppe regole sotto, è stato fallimentare.
E allora chiedo, ma sarò inascoltato, di ridefinire le regole di una globalizzazione che globalizzazione non è, di una trasparenza finanziaria che trasparente non è, e di un sistema bancario sempre più orientato verso una finanza alchimistica  e a volte truffaldina piuttosto che al suo naturale ruolo di intermediazione creditizia. Un inizio potrebbe essere quello di restituire il parametro della riserva obbligatoria (frazionaria) al controllo delle banche centrali, innalzandone la percentuale in modo da ridurre il vantaggio competitivo del sistema creditizio rispetto al resto dell’economia.

Infine concludo con un breve interrogativo. Ma siamo sicuri che i tempi non possano essere finalmente maturi per una reintroduzione del gold standard?

Ripartiamo dall’Isola dei Famosi

L'Isola dei FamosiLa sinistra può ripartire, insomma. Cercando di occupare quegli spazi di consenso che si sono visti perduti nelle ultime elezioni: si riparte dall’Isola dei Famosi, e poi, se ci si trova bene, si può passare anche al Grande Fratello, chissà…

Come suggerisce Angela Azzaro dalle colonne di Liberazione, forse bisogna ripartire da lì:

“La partecipazione di Vladimir Luxuria [all’Isola dei Famosi, n.d.r.] è una scommessa. E come tutte le scommesse può riuscire o fallire. La scommessa è quella di portare in una trasmissione popolare la sua storia, la sua intelligenza, anche un po’ le richieste del movimento gay, lesbico, trans. Verranno distorte? Forse. Annacquate? Quasi certamente. Ma alcune schegge potranno arrivare anche a uomini e donne che non sanno neanche che cosa siano i diritti di gay, lesbiche o trans, se non nella versione della loro parrocchia. La sera, mentre cenano, si troveranno davanti una persona che si è inventata la sua vita, che ha seguito il suo desiderio per diventare quello che vuole e sente di essere. Questa persona noi la conosciamo bene e siamo sicuri che saprà fare al meglio. Buona fortuna, Vladimir.”

La cosa che più consola è scoprire una classe dirigente così competente e preparata. Non si può quindi che confidare in questi  fini conoscitori degli strumenti mediatici e nelle loro capacità di piegarli ai loro scopi. Così finalmente riusciremo a sdoganare alcuni pensieri che non hanno più dignità di rappresentazione all’interno di questo sistema mediatico così efficiente e proiettato verso il futuro.

E sì, la rinascita della sinistra non può che ripartire da menti così fini come Vladimir Luxuria e Angela Azzaro.

Non posso che concludere con un ringraziamento nei confronti di questa nuova classe dirigente, che in ogni settore non fa altro che dimostrare la sua specifica preparazione e le indubbie capacità di progettazione di nuovi orizzonti culturali.

Buona Fortuna Vladimir. E Buona Fortuna a tutto il partito: ne ha proprio bisogno.

P.S. Sto pensando di creare una nuova sezione del blog e intitolarla: “Non c’è speranza, non cambierà stagione”.