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Ripartiamo dall’Isola dei Famosi

Domenica, 27 Luglio 2008

L'Isola dei FamosiLa sinistra può ripartire, insomma. Cercando di occupare quegli spazi di consenso che si sono visti perduti nelle ultime elezioni: si riparte dall’Isola dei Famosi, e poi, se ci si trova bene, si può passare anche al Grande Fratello, chissà…

Come suggerisce Angela Azzaro dalle colonne di Liberazione, forse bisogna ripartire da lì:

“La partecipazione di Vladimir Luxuria [all'Isola dei Famosi, n.d.r.] è una scommessa. E come tutte le scommesse può riuscire o fallire. La scommessa è quella di portare in una trasmissione popolare la sua storia, la sua intelligenza, anche un po’ le richieste del movimento gay, lesbico, trans. Verranno distorte? Forse. Annacquate? Quasi certamente. Ma alcune schegge potranno arrivare anche a uomini e donne che non sanno neanche che cosa siano i diritti di gay, lesbiche o trans, se non nella versione della loro parrocchia. La sera, mentre cenano, si troveranno davanti una persona che si è inventata la sua vita, che ha seguito il suo desiderio per diventare quello che vuole e sente di essere. Questa persona noi la conosciamo bene e siamo sicuri che saprà fare al meglio. Buona fortuna, Vladimir.”

La cosa che più consola è scoprire una classe dirigente così competente e preparata. Non si può quindi che confidare in questi  fini conoscitori degli strumenti mediatici e nelle loro capacità di piegarli ai loro scopi. Così finalmente riusciremo a sdoganare alcuni pensieri che non hanno più dignità di rappresentazione all’interno di questo sistema mediatico così efficiente e proiettato verso il futuro.

E sì, la rinascita della sinistra non può che ripartire da menti così fini come Vladimir Luxuria e Angela Azzaro.

Non posso che concludere con un ringraziamento nei confronti di questa nuova classe dirigente, che in ogni settore non fa altro che dimostrare la sua specifica preparazione e le indubbie capacità di progettazione di nuovi orizzonti culturali.

Buona Fortuna Vladimir. E Buona Fortuna a tutto il partito: ne ha proprio bisogno.

P.S. Sto pensando di creare una nuova sezione del blog e intitolarla: “Non c’è speranza, non cambierà stagione”.

Imposimato sulla TAV

Lunedì, 21 Luglio 2008

“Come mai da noi l’Alta Velocità costa 4 o 5 volte quello che costa  in Francia ? Perchè qua si prendono le mazzette… Attenzione: pure là si prendono le mazzette, però c’hanno il senso della misura…” - Ferdinando Imposimato in questo video a 8′ 47”

Fiat voluntas tua

Domenica, 18 Maggio 2008

Sua Eminenza Claudio PetruccioliRiporto da un’intervista a Claudio Petruccioli di Aldo Fontanarosa:

“Una volta i telegiornali meritavano una etichetta politica perché vivevano nel cono di luce della Dc, del Psi, del Pci. Ora questi partiti non ci sono più”.

“Mentre la politica si trasformava, anche le nostre redazioni cambiavano. Certo, ognuna conserva una identità culturale ed editoriale. Ma i dati sui temi trattati e sulle presenze dei politici dicono che queste redazioni praticano ormai un pluralismo maturo, anche il Tg3. Tendono cioè ad un sostanziale equilibrio”.

“Voglio dire che il nostro Piano editoriale non può essere letto all’interno dei vecchi schemi “destra” “sinistra” “centro”. Queste chiavi di interpretazione - applicate alla politica o ai giornalisti - sono fuorvianti, datate”

Non si può dargli torto. Sono chiavi datate. Le redazioni tendono ad un sostanziale equilibrio. Di disinformazione. Salvo rari casi di indipendenza a Rai 3.

Sua Eminenza Petruccioli, o chi per lui, provvederà presto a colmare questa lacuna.

A D’Avanzo avanza una lezione

Martedì, 13 Maggio 2008

La testata di RepubblicaStupisce che provenga da Giuseppe D’Avanzo l’ennesimo attacco contro Marco Travaglio, reo di aver riportato i fatti esposti in un libro di Lirio Abbate davanti alla platea televisiva di Che Temo che Fa.

Stupisce perchè D’Avanzo ha dato prova di essere un giornalista coraggioso, ma stupisce ancor più per le argomentazioni della Lezione, piuttosto inconsistenti. Le ragioni secondo le quali dei fatti riguardanti Schifani non si è più parlato, e pare non si debba più parlare, forse sono condensate in queste poche righe:

“Non se n’è più parlato perché un lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun - ulteriore e decisivo - elemento di verità. Siamo fermi al punto di partenza. Quasi trent’anni fa Schifani è stato in società con un tipo che, nel 1994, fonda un circolo di Forza Italia a Villabate e, quattro anni dopo, viene processato come mafioso.”

Se ne deduce che, anche di Bin Laden non si debba più parlare: siamo fermi al punto di partenza. E anche dei rifiuti di Napoli, dei regolamenti della CONSOB, del lavoro nero e dell’evasione fiscale, dell’ambito politico perversamente clientelare, etcetera etcetera. Sempre fermi al “punto di partenza”. E quindi, inutile parlarne.

Poi, rispetto al “punto di partenza”, proseguendo su questa strada, si può addirittura cominciare a fare qualche passino indietro. Lo so, non è facile, ma siamo sulla buona strada, ce la possiamo fare.

Al contrario, Schifani offre una prova di maturità politica, e giustamente querela Travaglio. Ora, come era auspicabile la parola passa anche ai giudici. Ma resterà sulle labbra anche di altri, che non vedono l’ora di togliersi dalle scatole questo seccatore bipartisan di Travaglio. E’ chiaro che Travaglio ha alzato il tiro, per immolarsi sull’altare della censura. Servono martiri, e lui offre il suo fianco.

E allora, il punto non riguarda il controllo dei media, ormai ampiamente dimostrato (non serve citare esempi di censura, basti pensare che durante un conflitto i primi bersagli sono gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e le sedi tv).

Nè tantomeno è politico, vista la situazione di democrazia incompleta (altri la chiamano postdemocrazia) che facilita esternazioni di basso profilo.

Il problema riguarda l’indipendenza del pensiero, l’espulsione di determinate idee dal dibattito corrente, l’estinzione di una classe intellettuale indipendente. Una classe intellettuale alla quale D’Avanzo avrebbe il diritto di appartenere, ma che è ben lontana dal “punto di partenza”.

Anna Finocchiaro: un’occasione persa (per tacere)

Lunedì, 12 Maggio 2008

Anna Finocchiaro

“Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”

Lo dice Anna Finocchiaro a proposito dell’intervento di Travaglio su Schifani a Che Tempo che Fa. Perde un’occasione per tacere ma guadagna un credito verso Berlusconi.

A parte che Grillo ci segnala che la posizione di Travaglio era condivisa anche dal quotidiano spagnolo El Pais, il problema è evidente.

Delle due l’una: o Travaglio lancia accuse infondate, e deve quindi essere perseguito insieme agli autori del libro incriminato. Oppure i fatti esistono, e un giornalista ha il diritto di esporli all’opinione pubblica.

Il contraddittorio non c’entra nulla.

La statura politica di questi personaggi è davvero risibile.

Il peggio della crisi bancaria è superato…

Mercoledì, 7 Maggio 2008

Questa la lasciamo qui, e la rileggiamo tra qualche mese.

Ma io non lo so, se si può scrivere della roba del genere!

Il solito giudizio equilibrato…

Lunedì, 5 Maggio 2008

Gianfranco FiniSecondo Gianfranco Fini

“l’aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi - afferma il Presidente della Camera- “sono due fenomeni che non possono essere paragonati”. A giudizio di Fini, in sostanza, se dietro l’aggressione di Verona non c’è alcun “riferimento ideologico”, a Torino le frange della sinistra radicale “cercano in qualche modo di giustificare con la politica antisionista”, un autentico antisemitismo, veri e propri “pregiudizi di tipo politico-religioso”.

Cominciamo bene: bruciare una bandiera è più grave che ammazzare una persona

A parte le solite immediate reazioni della sinistra radicale che tanto per cambiare non centrano il punto, il discorso mi sembra lampante: bruciare le bandiere è un brutto gesto, ma è un gesto politico. Criticare il Salone di Torino per aver deciso di festeggiare il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele è legittimo. Può non essere corretto, ma è legittimo, visto che da più parti si ravvisa nell’occupazione israeliana dei territori palestinesi una palese violazione di ogni tipo di diritti umani.

Paragonare un gesto politico con un pestaggio a morte, mi sembra a dir poco fantasioso.

E meno male che c’è stata la svolta di Fiuggi: pensa se anzichè svoltare, tirava dritto!