Archive for the 'ipse dixit...' Category

Che cosa succederà ora ?

Voglio andare in controtendenza, e, da vero incompetente, tentare delle previsioni in un momento in cui nessuno le azzarda, proprio mentre le nostre povere barche sono inghiottite dal Maelstrom.

Innanzitutto la prima domanda che bisogna porsi, è quella che ci porta a capire di chi è la responsabilità di questo casino.

Allora: la versione ufficiale è che la colpa sia stata di quei poveracci americani che hanno sottoscritto mutui capestro (con tassi anche del 7 %) e che alla fine non sono riusciti a pagare. Ed è certamente vero. Questa potrebbe essere la causa diretta.

Ma c’è un altro dato interessante: all’economia americana sono mancati negli ultimi anni 3.000 miliardi di dollari. Questa somma è stata destinata alla cosiddetta “Guerra al terrorismo”. E mentre il paese era sempre più indebitato, venivano sottratte all’economia risorse indispensabili che erano allocate in progetti geopolitici per lo meno dubbi.

L’impatto sociale è stato enorme. Ecco allora che possiamo cominciare ad individuare le cause indirette.

Ma c’è di più. C’è qualcosa che va oltre queste scelte politiche e economiche sbagliate. C’è il socialismo bancario, per la cui definizione rimando a un precedente post. In sintesi consiste nell’ intervento pubblico per il salvataggio di grandi imprese il cui dissesto finanziario assuma proporzioni pericolose per l’economia reale. Esso lo abbiamo visto dispiegarsi nel salvataggio di Fannie e Freddie, e della più recente AIG.

Quindi: anzichè intervenire sull’economia reale, si corre ai ripari intervenendo sulla finanza. Non voglio entrare nel merito della questione se sia giusto o meno. Personalmente credo che quando i profitti vanno alle classi sociali ricche, e le perdite alla collettività, vi sia una distorsione del concetto di redistribuzione della ricchezza. Ma credo anche che a questo punto gli interventi siano necessari. Sempre che non si preferisca tornare alla clava e al bastone. Mi auguro, anche se credo inutilmente, che questo tipo di riflessione diventi oggetto di dibattito anche all’interno della politica che dovrebbe essere deputata a stabilire le regole del gioco.

Ma di certo c’è che non c’è stato nessun intervento, di nessun tipo, teso a favorire il miglioramento dell’economia reale. Anzi: tutte le strade intraprese sono andate e vanno nella direzione opposta.

E infine c’è un ragionamento da fare su quella che molti chiamano la globalizzazione. Ma siamo sicuri che esista ? I mercati dei vari paesi non hanno regole uguali, ma si scambiano beni e servizi come se le regole fossero comuni. In italia i reati finanziari, ad esempio, sono assai diversi da quelli americani; le pene sono diverse, e gli strumenti di controllo ulteriormente disarmonici. E allora di che globalizzazione parliamo ? A riprova possiamo ad esempio vedere come anche la finanza non riconosca nell’Unione Europea la coesione di cui una nuova nazione dovrebbe beneficiare, a tal punto da creare una distanza iperbolica tra i bund tedeschi decennali e i corrispondenti BTP italiani.

E quindi ?

E quindi la distanza tra il mondo reale e la finanza politicizzata (o è la politica che è “finanziarizzata” ?) deve essere ridotta. E a questo dovrà provvedere la politica. Non c’è scelta. O meglio, la scelta c’è: clava e bastone, ma penso non convenga a nessuno.

E allora dove andremo a parare ? Innanzitutto questa crisi, la paghiamo noi, non tocca i ricchi, se non marginalmente. Non c’è niente da fare è andata così. E la pagheremo sotto forma di inflazione, attraverso il possesso di carta moneta che diventerà ancora più carta e sempre meno moneta. E già la stiamo pagando grazie ad una politica sui tassi di interesse, che, allo stato attuale ha favorito solo chi doveva passare il cerino acceso in mano altrui.

Abbasseranno i tassi in Europa, le commodities si impenneranno nuovamente, etc etc. E pagheremo noi, sotto forma di inflazione.

Inoltre vi saranno altri fallimenti eccellenti (mentre scrivo i mercati danno già per spacciate le obbligazioni Morgan Stanley), e, se non vi sarà senso di responsabilità da parte dei manager e della politica in questa delicatissima fase (alla stampa neanche ci penso più) forse anche il sistema bancario italiano potrà essere pronto per vedere intervenire per la prima volta il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Auguriamoci di no, ma fidarsi di questa classe dirigente che si occupa di Alitalia a paginate di giornale alla volta, non è facile.

Ma il dato che i politici dovranno comprendere, con buona pace del capitalismo di rapina italiano, penetrato ormai nei gangli di tutti gli schieramenti politici, è che questa è l’ultima crisi che si può riversare sulle nostre spalle. La prossima non sarà sostenibile dalle classi più deboli. Ma non perchè non sia giusto farlo (e non è giusto), ma perchè non vi saranno le risorse, e i costi sociali saranno altissimi. E allora sì che ci sarà da parlare del problema della sicurezza.

L’ultimo scenario, è quello bellico. Non si può scartare, visti gli orientamenti storicamente guerrafondai di Stati Uniti e Russia, ad esempio. Come non si può scartare il ritorno dei regimi dittatoriali in Europa, visto che, quando la gente ha paura, tende ad affidarsi ad un prode condottiero. E noi in Italia abbiamo sufficiente paura e ignoranza per esserne preoccupati, oltre ad avere anche un DNA storicamente predisposto.

Chiudo con una richiesta agli uomini di Buona Volontà. Io non so se le cause di questo disastro siano, come ritengono alcuni esponenti della Scuola Austriaca, da ricercarsi in una dissennata politica dei tassi da parte delle Banche Centrali. Di certo, col senno di poi, è facile però dire che queste politiche non sono servite a molto, se non a trasferire ricchezza dall’economia reale a quella finanziaria. Il cocktail di mancanza di regole sopra e troppe regole sotto, è stato fallimentare.
E allora chiedo, ma sarò inascoltato, di ridefinire le regole di una globalizzazione che globalizzazione non è, di una trasparenza finanziaria che trasparente non è, e di un sistema bancario sempre più orientato verso una finanza alchimistica  e a volte truffaldina piuttosto che al suo naturale ruolo di intermediazione creditizia. Un inizio potrebbe essere quello di restituire il parametro della riserva obbligatoria (frazionaria) al controllo delle banche centrali, innalzandone la percentuale in modo da ridurre il vantaggio competitivo del sistema creditizio rispetto al resto dell’economia.

Infine concludo con un breve interrogativo. Ma siamo sicuri che i tempi non possano essere finalmente maturi per una reintroduzione del gold standard?

Ripartiamo dall’Isola dei Famosi

L'Isola dei FamosiLa sinistra può ripartire, insomma. Cercando di occupare quegli spazi di consenso che si sono visti perduti nelle ultime elezioni: si riparte dall’Isola dei Famosi, e poi, se ci si trova bene, si può passare anche al Grande Fratello, chissà…

Come suggerisce Angela Azzaro dalle colonne di Liberazione, forse bisogna ripartire da lì:

“La partecipazione di Vladimir Luxuria [all'Isola dei Famosi, n.d.r.] è una scommessa. E come tutte le scommesse può riuscire o fallire. La scommessa è quella di portare in una trasmissione popolare la sua storia, la sua intelligenza, anche un po’ le richieste del movimento gay, lesbico, trans. Verranno distorte? Forse. Annacquate? Quasi certamente. Ma alcune schegge potranno arrivare anche a uomini e donne che non sanno neanche che cosa siano i diritti di gay, lesbiche o trans, se non nella versione della loro parrocchia. La sera, mentre cenano, si troveranno davanti una persona che si è inventata la sua vita, che ha seguito il suo desiderio per diventare quello che vuole e sente di essere. Questa persona noi la conosciamo bene e siamo sicuri che saprà fare al meglio. Buona fortuna, Vladimir.”

La cosa che più consola è scoprire una classe dirigente così competente e preparata. Non si può quindi che confidare in questi  fini conoscitori degli strumenti mediatici e nelle loro capacità di piegarli ai loro scopi. Così finalmente riusciremo a sdoganare alcuni pensieri che non hanno più dignità di rappresentazione all’interno di questo sistema mediatico così efficiente e proiettato verso il futuro.

E sì, la rinascita della sinistra non può che ripartire da menti così fini come Vladimir Luxuria e Angela Azzaro.

Non posso che concludere con un ringraziamento nei confronti di questa nuova classe dirigente, che in ogni settore non fa altro che dimostrare la sua specifica preparazione e le indubbie capacità di progettazione di nuovi orizzonti culturali.

Buona Fortuna Vladimir. E Buona Fortuna a tutto il partito: ne ha proprio bisogno.

P.S. Sto pensando di creare una nuova sezione del blog e intitolarla: “Non c’è speranza, non cambierà stagione”.

Imposimato sulla TAV

“Come mai da noi l’Alta Velocità costa 4 o 5 volte quello che costa  in Francia ? Perchè qua si prendono le mazzette… Attenzione: pure là si prendono le mazzette, però c’hanno il senso della misura…” – Ferdinando Imposimato in questo video a 8′ 47”

Fiat voluntas tua

Sua Eminenza Claudio PetruccioliRiporto da un’intervista a Claudio Petruccioli di Aldo Fontanarosa:

“Una volta i telegiornali meritavano una etichetta politica perché vivevano nel cono di luce della Dc, del Psi, del Pci. Ora questi partiti non ci sono più”.

“Mentre la politica si trasformava, anche le nostre redazioni cambiavano. Certo, ognuna conserva una identità culturale ed editoriale. Ma i dati sui temi trattati e sulle presenze dei politici dicono che queste redazioni praticano ormai un pluralismo maturo, anche il Tg3. Tendono cioè ad un sostanziale equilibrio”.

“Voglio dire che il nostro Piano editoriale non può essere letto all’interno dei vecchi schemi “destra” “sinistra” “centro”. Queste chiavi di interpretazione – applicate alla politica o ai giornalisti – sono fuorvianti, datate”

Non si può dargli torto. Sono chiavi datate. Le redazioni tendono ad un sostanziale equilibrio. Di disinformazione. Salvo rari casi di indipendenza a Rai 3.

Sua Eminenza Petruccioli, o chi per lui, provvederà presto a colmare questa lacuna.

A D’Avanzo avanza una lezione

La testata di RepubblicaStupisce che provenga da Giuseppe D’Avanzo l’ennesimo attacco contro Marco Travaglio, reo di aver riportato i fatti esposti in un libro di Lirio Abbate davanti alla platea televisiva di Che Temo che Fa.

Stupisce perchè D’Avanzo ha dato prova di essere un giornalista coraggioso, ma stupisce ancor più per le argomentazioni della Lezione, piuttosto inconsistenti. Le ragioni secondo le quali dei fatti riguardanti Schifani non si è più parlato, e pare non si debba più parlare, forse sono condensate in queste poche righe:

“Non se n’è più parlato perché un lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun – ulteriore e decisivo – elemento di verità. Siamo fermi al punto di partenza. Quasi trent’anni fa Schifani è stato in società con un tipo che, nel 1994, fonda un circolo di Forza Italia a Villabate e, quattro anni dopo, viene processato come mafioso.”

Se ne deduce che, anche di Bin Laden non si debba più parlare: siamo fermi al punto di partenza. E anche dei rifiuti di Napoli, dei regolamenti della CONSOB, del lavoro nero e dell’evasione fiscale, dell’ambito politico perversamente clientelare, etcetera etcetera. Sempre fermi al “punto di partenza”. E quindi, inutile parlarne.

Poi, rispetto al “punto di partenza”, proseguendo su questa strada, si può addirittura cominciare a fare qualche passino indietro. Lo so, non è facile, ma siamo sulla buona strada, ce la possiamo fare.

Al contrario, Schifani offre una prova di maturità politica, e giustamente querela Travaglio. Ora, come era auspicabile la parola passa anche ai giudici. Ma resterà sulle labbra anche di altri, che non vedono l’ora di togliersi dalle scatole questo seccatore bipartisan di Travaglio. E’ chiaro che Travaglio ha alzato il tiro, per immolarsi sull’altare della censura. Servono martiri, e lui offre il suo fianco.

E allora, il punto non riguarda il controllo dei media, ormai ampiamente dimostrato (non serve citare esempi di censura, basti pensare che durante un conflitto i primi bersagli sono gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e le sedi tv).

Nè tantomeno è politico, vista la situazione di democrazia incompleta (altri la chiamano postdemocrazia) che facilita esternazioni di basso profilo.

Il problema riguarda l’indipendenza del pensiero, l’espulsione di determinate idee dal dibattito corrente, l’estinzione di una classe intellettuale indipendente. Una classe intellettuale alla quale D’Avanzo avrebbe il diritto di appartenere, ma che è ben lontana dal “punto di partenza”.

Anna Finocchiaro: un’occasione persa (per tacere)

Anna Finocchiaro

“Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”

Lo dice Anna Finocchiaro a proposito dell’intervento di Travaglio su Schifani a Che Tempo che Fa. Perde un’occasione per tacere ma guadagna un credito verso Berlusconi.

A parte che Grillo ci segnala che la posizione di Travaglio era condivisa anche dal quotidiano spagnolo El Pais, il problema è evidente.

Delle due l’una: o Travaglio lancia accuse infondate, e deve quindi essere perseguito insieme agli autori del libro incriminato. Oppure i fatti esistono, e un giornalista ha il diritto di esporli all’opinione pubblica.

Il contraddittorio non c’entra nulla.

La statura politica di questi personaggi è davvero risibile.

Il peggio della crisi bancaria è superato…

Questa la lasciamo qui, e la rileggiamo tra qualche mese.

Ma io non lo so, se si può scrivere della roba del genere!