Archivi per la categoria ‘Qualunquismo spicciolo’

Stanotte, nella buia sera del capitalismo…

Mercoledì, 1 Ottobre 2008

Marx a Wall StreetNuovamente splenderà il sol del socialismo bancario! Una nuova era, un nuovo mondo, quello che sognavano i nostri padri, quello che non abbiamo mai dimenticato.

Non ci sarà bisogno di rivedere le autorità di controllo sugli istituti di credito, nè di rivedere le normative fiscali che consentono la quasi totale evasione dei profitti finanziari.  Non ci sarà bisogno di modificare la disparità di trattamento finanziario tra i manager e gli altri esseri umani.

Stanotte, quando approveranno il Piano Paulson, un nuovo mondo sorgerà sulle ceneri del vecchio.

Poi, piano piano, il vecchio mondo tornerà a bussare alla porta, prima coperto di stracci, poi coi bastoni…

P.S. Inutile dire che la vignetta è del solito Canemucca.

Conoscenze dei media: 0

Giovedì, 11 Settembre 2008

Intervistatore: “Sergio Cofferati, come mai nonostante il centro sinistra metta in campo politiche sulla sicurezza anche efficaci, la sicurezza rimane uno dei cavalli di battaglia del Centrodestra?”

Cofferati: “Ma credo perchè scontiamo un ritardo nell’affrontare con coerenza e con determinazione il tema. Non vedo un’altra ragione.  E poi perchè anche quando l’abbiamo affrontato, spesso le nostre coalizioni si sono trovate impantanate in contraddizioni e divisioni interne che hanno dato la sensazione che in verità non fossimo così determinati come serviva.”

Intervista a Sergio Cofferati del 10 settembre 2008 (credo)

Caro Sindaco, purtroppo si sbaglia di grosso. Non è questa la ragione. La ragione glieLa può suggerire George Lakoff nel  libro “Non pensare all’elefante”.

E sarebbe opportuno che ne consigliasse la lettura a qualcuno dei Suoi consulenti, prima di incolparli per la débacle finale. Poche pagine, si legge in fretta: immagino che Lei non abbia tempo da perdere.

L’ultimo istante prima della fine del mondo

Giovedì, 4 Settembre 2008

- Pentitevi ! L’ultimo istante è vicino !

Alcuni fisici quantistici pare la pensino così, a giudicare dal ricorso che hanno presentato all’UE per tentare inutilmente di fermare l’esperimento nell’LHC che avrà inizio il 10 settembre di quest’anno.

Sintetizzo da bravo analfabeta della materia.

Immagine dell'LHC di GinevraIl 10 settembre ha inizio un esperimento all’interno dell’LHC che consiste nell’accelerare la materia all’interno della struttura del CERN di Ginevra. Il programma ha come scopo la verifica di alcune teorie fisiche e lo studio di alcune particelle subatomiche dai nomi imperscrutabili, come il “bosone di Higgs” il cui nome evoca a un bolognese fin troppo facili ironie.

Secondo alcuni, capeggiati da Otto Rossler (che pare non sia un fisico, ma un biologo), l’esperimento non è esente da rischi.

Seppur la maggior parte dei fisici concordino nel dire che non vi è rischio alcuno, o che il rischio ha un numero di probabilità di avverarsi quasi trascurabile, secondo questo Rossler nel giro di 50 mesi la terra potrebbe essere inghiottita da un buco nero.

Il CERN, anche attraverso l’opera di Michelangelo Mangano, ha replicato in modo da tranquillizzare l’opinione pubblica, su wikipedia è così riassunto:

Per quanto riguarda i buchi neri, essi non sarebbero una minaccia perché:

  • evaporerebbero in 10elevato alla ventisette secondi a causa della radiazione di Hawking
  • se non evaporassero, questo vorrebbe dire che la meccanica quantistica è errata e ciò è altamente improbabile.
  • pur ammettendo che alcuni mini buchi neri potessero non riuscire a raggiungere la velocità di fuga terrestre, sostiene che, anche se non evaporassero, i mini buchi neri ci metterebbero tempi enormi (tipo 1011 anni) per inghiottire la Terra.
  • Inoltre se i buchi neri prodotti dal LHC fossero una minaccia, allora le stelle di neutroni vivrebbero al massimo 100 milioni di anni. Sono state osservate invece stelle di neutroni con più di un miliardo di anni di età. Dunque la probabilità che venga distrutta la Terra è molto bassa, all’incirca 1 su 1022.
  • E prosegue in modo incomprensibile per un’altra mezza pagina.

Mi ricordo che il libro di Stephen Hawking me lo regalarono quando ero ancora ragazzino, e ancora pensavano fossi un genio. Naturalmente, pur essendo assolutamente incomprensibile, finsi di leggerlo, per non deludere le vane aspettative.

Comunque, devo dire che, tutto sommato, non sono così spaventato. L’idea di morire dentro un buco nero è sempre stata molto affascinante.

La veglia del suddito

Venerdì, 29 Agosto 2008

Obama in FloridaStanotte sono stato sveglio fino alle cinque per seguire il discorso di Barak Obama (o perchè ultimamente soffro di insonnia ? Probabilmente per entrambi i motivi).

Aspettavo le parole del profeta del cambiamento con trepidazione, proprio come un suddito inglese avrebbe atteso trecento anni fa davanti a Westminster il discorso del re.

E di certo l’eloquio di Obama non delude: anche solo lo slogan “Yes, we can” fa impallidire qualunque demiurgo della comunicazione italiana (e infatti abbiamo visto come i tentativi di importazione siano stati per lo meno inappropriati).

Ero sveglio per cercare di capire se davvero ci si può attendere un reale cambiamento, se ci si può aspettare da parte di questo popolo così potente, soprattutto da un punto di vista militare, una revisione di quella dottrina “eccezionalistica” che lo rendeva super partes e che lo ha obbligato negli ultimi decenni a guidare il mondo intero trascurando una visione sistemica della razza umana e del nostro pianeta.

E dunque, ci si può attendere un cambiamento ? Non ancora, a mio avviso, ma la strada è giusta.

Il candidato alla Presidenza ha parlato più volte come futuro comandante in capo dell’esercito americano, ha più volte ricordato lo stato di guerra del paese, ha sventolato lo spauracchio del fantomatico Osama Bin Laden e delle caverne in cui si nasconde, e ha rinnovato la promessa di un forte impegno militare in Afghanistan oltre che contro la rete terroristica che si annida in ottanta paesi (ottanta, se ricordo bene: mica quattro ! E qua un dubbio potrebbe anche venirgli… ma lasciamo stare). E ha anche fermamente annunciato la decisione del ritiro delle truppe dall’Iraq.

Ha detto che “il cambiamento non verrà da Washington, ma a Washington”. E questa è una bella frase, che sono sicuro che sarà importata nelle prossime campagne elettorali europee.

Poi ha rinnovato l’impegno per introdurre misure economiche a vantaggio dei meno abbienti con la promessa di ridurre i favori e i vantaggi alle lobbies e alle grandi multinazionali. Ha garantito un impegno per riformare il sistema scolastico americano e renderlo più giusto e accessibile a tutti, e anche qui ha usato un’espressione atipica rispetto all’arrogante grandeur tipica dei presidenti americani: ha detto infatti “Io e Michelle siamo qui stanotte soltanto perchè ci è stata data la possibilità di studiare”.

Ma soprattutto ha promesso di ridurre la dipendenza energetica degli Stati Uniti dal Medio Oriente.

Novità di rilievo ? Soprattutto l’ultima che ho elencato: sembra che gli Stati Uniti debbano prendere consapevolezza che il petrolio è un laccio al collo dei paesi che non lo possiedono.
Perchè quest’attenzione all’approvvigionamento energetico ancor più forte che ai temi fiscali ed economici ? Perchè è più importante, a mio avviso. E perchè a questo punto è lecito ritenere che nelle alte sfere ci sia consapevolezza di essere molto vicini al picco di Hubbert, ossia quel punto di una curva superato il quale il costo di una risorsa mineraria diviene sempre più oneroso.

E’ lecito attendersi quindi che sarà la dipendenza energetica, e non l’instabilità economica o politica, la spina nel fianco dei prossimi anni.

E questo è il cambiamento più apprezzabile: il parlar chiaro a una nazione che aveva fatto della certezza del consumo una vera e propria religione.

Per il resto Obama ha promesso una dura battaglia in termini di diritti civili e sociali. In questo caso credo che faccia sul serio: ha anche citato il cancro di sua madre e la lotta con le compagnie assicurative per avere cure durante la malattia.

Ma la sensazione è purtroppo negativa per un suddito ai confini del regno. Sì, può darsi che possa trattarsi di un grande Presidente per gli Stati Uniti. Ma non sarà altrettanto grande per il mondo intero. Al limite sarà un grande comandante.

Però può ben essere l’inizio di una via di cambiamento, può essere un vento nuovo. Forse soltanto una brezza, ma già qualcosa rispetto all’arrogante afa promordiale che ha fatto scendere questa cappa sul nostro futuro.

Da bravi sudditi, vale la pena crederci: non c’è molta scelta.

Sarà un inverno duro

Lunedì, 4 Agosto 2008

un inverno nevoso e grigioMi aspetto un inverno rigido, dei peggiori. La crisi è ormai totale, non c’è segno di cambiamento, se non l’arroccarsi sulle proprie posizioni.

Stavolta, come disse la marchesa guardandosi allo specchio, “la vedo nera”.

Caro Grillo, non sono d’accordo.

Lunedì, 28 Luglio 2008

Una foto di Massimo GianniniCerto che l’ideologia della piazza di Grillo non è il vaffa. Certo che la Repubblica è schierata contro Grillo. Anzi: è schierata contro chiunque sia contrario alle linee guida dettate dai vertici del PD, chiunque essi siano. Certo che si è fatta molta disinformazione sui grillini. E certo che la batteria di fuoco amico verso il PD è, secondo alcuni, tutt’altro che insensata.

E dirò di più: non vedo molti fondamenti nell’attacco di Giannini a Grillo (la definizione di “subcultura” è per lo meno avventata).

Ma l’attacco a Giannini è ingiusto e immeritato. Giannini si è distinto spesso per indipendenza, sulle colonne di quel giornale. All’indomani della sconfitta elettorale è stato l’unico che si è preso la libertà di scrivere parole di questo genere. I suoi articoli economici sono spesso importanti, a volte scomodi.

Non si può dargli dello stronzo così, a casaccio.

Poi, che Repubblica somigli sempre più a un “dispaccio”, beh, a chi lo legge da un po’ è difficile che sfugga. Che tutti i suoi giornalisti siano chiamati a turno a fare un articolo contro il comune sentire del paese (in gergo, “la piazza”) per giustificare le scelte di questa scellerata classe politica, anche questo è un dato. Stavolta toccava a lui il tiro al Grillo, o al Travaglio. E l’ha fatto. Da lettori, si può, ovviamente dissentire.

Non è la prima volta che dissento, non sarà neanche l’ultima. Ma faccio decisamente fatica a dargli dello stronzo.

In un momento storico in cui diventa assolutamente necessario cercare di ragionare in modo indipendente, in cui si è ostaggio di una classe dirigente assolutamente impreparata che tende a far squadra per il mero mantenimento di una rendita di posizione, Giannini è uno dei pochi che sa quello che scrive. Uno dei pochi rimasti.

Ecco, qualcosa da dire, magari, sulla fotogenia…


Abbastanza evocativa!

Giovedì, 24 Luglio 2008

Una vignetta che raffigura una merda e l'indicazione: "Voi siete qui"