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Un esperimento di comunicazione: il Clarin e il pompin.

La marcia dei martelliHo una madre settantaduenne. Laureata, insegnante in pensione, elettrice di centrosinistra. Legge solo La Repubblica e guarda molta tv. Non ha Sky. Segue con grande attenzione le vicende politiche del nostro paese.

Ieri le chiedo un parere sulla manifestazione di Piazza Navona. Mi risponde che si è trattato di una bella manifestazione rovinata da quei due stronzi di Grillo e della Guzzanti.

Le chiedo le ragioni di un giudizio così lapidario. E mi risponde che Grillo è stato troppo pesante con il Presidente e la Guzzanti troppo pesante col Santo Padre. Chiedo informazioni aggiuntive, e mia madre puntualmente mi riporta le offese alle due alte personalità. Le chiedo allora in che contesto fossero state pronunciate. E qui arriva il bello: non lo sa.

Mia madre, pur sapendo che i cattivi erano Grillo, la Guzzanti e Travaglio, non aveva una vaga idea di cosa avessero detto. Il giornale che aveva letto, i telegiornali che aveva guardato, non avevano riportato nulla dei contenuti di quegli interventi. Soltanto le orrende ingiurie.

Ho cercato allora di mostrare a mia madre attraverso You Tube i contenuti di quegli interventi: “Dopo sei libera di esprimere un giudizio, anche estremamente critico, ma solo dopo che conosci i contenuti”

Invece mia madre era infastidita, seccata dall’invadenza di quelle informazioni che mettevano in discussione la purezza dei suoi mezzi di informazione preferiti.

Il contenuto, le parole della Guzzanti, il problema dell’influenza dell’establishment vaticano nella vita pubblica del paese, o il commento di Grillo al distacco del Presidente della Repubblica rispetto ai gravi fatti del nostro paese, sembravano non interessarle: era convinta di conoscerli già, era convinta che quei temi non avrebbero aggiunto nulla al suo punto di vista. Diceva che parlare di pompini in quei termini era squalificante, dimenticando, come invece ricorda Travaglio, che ad esempio Clinton si porta ancora dietro “la sala orale”.

Poi mi ha detto che il Capo dello Stato è un simbolo, e non si può dire che dorme. Mi ha fatto paura. Mi ha ricordato certi brutti momenti storici.

Che cos’è allora questa democrazia ? Una democrazia in cui la gente è convinta di sapere le cose, ma non le sa. E dove, piano piano, si elimina la possibilità di espressione del dissenso, fino ad arrivare a ritenere immorale e gravemente lesivo della nostra Repubblica il termine “sonnecchiare” qualora riferito al Capo dello Stato.

Naturalmente mia madre aveva letto Repubblica, guardato il Tg 5, e ascoltato Veltroni. Non aveva letto nè il Clarin,  nè il Mail & Guardian o il Telegraph.

Borges diceva: “Accettiamo facilmente la realtà, forse perchè intuiamo che nulla è reale”

Lo diceva in un altro senso, non pensava alla tv. Eppure è un pensiero di grande attualità in quest’epoca.

In The Wall, ad un certo punto, i martelli si trasformano in megafoni: vidi quel film a dodici anni, al cinema Rialto, accompagnato da mio padre, perchè la pellicola era vietata ai minori di quattordici anni

Non so ancora per quanto tempo saremo in grado di distinguere i martelli dai megafoni.

P.S. Non lasciate commenti ingiuriosi su mia madre:  non è colpa sua.
La propaganda ha una grande efficacia. Anche su noi stessi. Non vi stanno un po’ sui coglioni stì zingari che rubano e che chiedono l’elemosina ?

P.S. Per chi volesse la  traduzione dell’ormai famoso articolo del Clarin, eccola.

I pesci rozzi della nostra tv

Boris, il pesciolino rossoAlcuni amici mi hanno segnalato Boris, una serie di Fox, prodotta dalla Wilder. Si tratta indubbiamente di un prodotto riuscitissimo.

Gli autori sono un terzetto che mi aveva già colpito per un’altra serie tv, Buttafuori, talmente elegante che non funzionò. Si trattava anche in quel caso di un ottimo prodotto, scarsamente premiato in termini di ascolti, forse troppo bello per la programmazione a cui la tv ci ha abituato.

Boris è greve, volgare, politicamente scorretto, e ci racconta un mondo vero, che è il mondo estinto dei cinematografari romani, venduti alle produzioni televisive. Racconta il mondo delle soap, della tv, un mondo che vale un tanto al minuto, un mondo dove la professionalità conta molto meno della parentela. Racconta la nostra tv, il nostro paese.

Boris nasce come prodotto libero, anarchico, irriguardoso del potere. Un prodotto inimmaginabile in Italia, se non confinato nell’ambito del satellite. Le prime puntate sono emblematiche di questa scorrettezza.
Ma forse nel prosieguo va via via scemando, col risultato di agganciarci alla vita dei personaggi, da una parte, ma di rendere la serie un po’ più televisiva, un po’ più politicamente corretta. E’ una scelta che premierà in termini di ascolti e di fidelizzazione del pubblico, ma che sorprende un po’ meno.

Il cast di BorisBoris è alla sua seconda serie. Gli attori sono tutti di buon livello: tra questi, la Guzzantina, brava e bella (oggi compie trentadue anni!), Paolo Calabresi, che ha dei tempi comici straordinari e ha già dato prova della sua maestria, oltre all’ottimo Pannofino, che tanto mi ricorda un amico regista! La seconda serie si avvale anche della collaborazione di Corrado Guzzanti, con un personaggio tagliato su misura per lui. La regia è ricca, con molti tagli, ottima nella direzione degli attori.

L’impressione degli ultimi episodi però è che la serie si trovi a un bivio: da una parte ambire a diventare una serie cult, continuando a sbeffeggiare e deridere gli incapaci, i raccomandati, i ruffiani, le “cagne“, le case diproduzione come la Magnesia; dall’altra, diventare più domestica, più amichevole, ed essere maggiormente premiata in termini di ascolti.
Spero nella prima, ma non faccio testo: guardo poca tv. E poi l’ho detto: ero un fan di Buttafuori, al grido di “Daje tutti” !

Sul web c’è un sacco di materiale, anche su Youtube. C’è anche un blog, forse un po’ troppo professionale: sarebbe stato più bello se fosse stato un po’ più spontaneo, un po’ più… a cazzo di cane!

L’unico dubbio: ma Ciarrapico è parente ? Boh… Vabbè, è bravo lo stesso, era giusto per curiosità…