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Il passo successivo fu quello di lavorare su questo
ragionamento: se la pellicola è fatta di carne morta, io, eseguendo
un ritratto, non faccio altro che imprimere su uno strato di carne
morta l'immagine di qualcosa di vivo. E se a questo punto lo illumino
attraverso una luce composta da quella carne morta? In pratica altro
non facevo che riprendere in pellicola dei soggetti illuminati da
una luce che proiettava sul soggetto diapositive realizzate ad hoc
per riprendere quella determinata immagine. La collaborazione con
Alessandro Grossi è stata preziosa. Lui realizzava quei magnifici
fondi, il più delle volte incidendo le emulsioni di pellicole
positive vergini sviluppate, altre volte lavorando al computer le
immagini che avrebbero poi avuto la funzione di illuminazione. Era
un modo di dipingere i soggetti.
Spesso era necessario realizzare esposizioni multiple
(tutti i procedimenti erano svolti in fase di ripresa, mai in fase
di stampa), calcolando i difetti di reciprocità per le varie
pellicole, e ogni pellicola si comportava in modo diverso. Ecco
perchè preferivo lavorare con l'invertibile: l'esposizione
sulle alte luci e la minore latitudine di posa mi rendeva tutto
più facile.
Poi ho cominciato a lavorare sui trattamenti incrociati...
ma forse sto diventando un po' noioso: butta un'occhio alle mie
foto, e fammi sapere!
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