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Quando avevo sette o otto anni mio padre mi aveva regalato una macchina fotografica: la cosa che mi diceva sempre era di non scattare mai foto inutili. Lui lo diceva pensando al costo dello sviluppo dei rulli. Ma questo pensiero mi è rimasto un po' in testa. La cosa che mi faceva maggiormente pensare era l'idea che che la pellicola fosse fatta di gelatina animale, e quindi, in un certo senso, di carne. Sciupare carne per imprimerci sopra immagini inutili era la giustificazione che mi ero inventato per continuare a seguire l'indicazione di mio padre.

Non mi sono mai appassionato al fotoritocco: ho imparato a usare Photoshop molto dopo, più per il mio lavoro di webmaster. Sicuramente uno dei motivi era anche l'orgoglio di fare in pellicola cose che gli altri sapevano fare solo col computer. Odiavo quelli che dicevano: "che ti frega della temperatura di colore, tanto la sistemi in Photoshop!"

Non è la stessa cosa, anche perchè non ho ancora conosciuto nessuno che lavori su Photoshop tenendo presente la granularità delle pellicole!

 

Il passo successivo fu quello di lavorare su questo ragionamento: se la pellicola è fatta di carne morta, io, eseguendo un ritratto, non faccio altro che imprimere su uno strato di carne morta l'immagine di qualcosa di vivo. E se a questo punto lo illumino attraverso una luce composta da quella carne morta? In pratica altro non facevo che riprendere in pellicola dei soggetti illuminati da una luce che proiettava sul soggetto diapositive realizzate ad hoc per riprendere quella determinata immagine. La collaborazione con Alessandro Grossi è stata preziosa. Lui realizzava quei magnifici fondi, il più delle volte incidendo le emulsioni di pellicole positive vergini sviluppate, altre volte lavorando al computer le immagini che avrebbero poi avuto la funzione di illuminazione. Era un modo di dipingere i soggetti.

Spesso era necessario realizzare esposizioni multiple (tutti i procedimenti erano svolti in fase di ripresa, mai in fase di stampa), calcolando i difetti di reciprocità per le varie pellicole, e ogni pellicola si comportava in modo diverso. Ecco perchè preferivo lavorare con l'invertibile: l'esposizione sulle alte luci e la minore latitudine di posa mi rendeva tutto più facile.

Poi ho cominciato a lavorare sui trattamenti incrociati... ma forse sto diventando un po' noioso: butta un'occhio alle mie foto, e fammi sapere!