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Di male in peggio

Venerdì, 25 Luglio 2008

Un monitor con il giornale RepubblicaConsiglio a chi fosse interessato a conoscere le prospettive di medio periodo del nostro paese l’articolo di oggi di Massimo Giannini. Lettura interessante, che ci fornisce un quadro molto pessimista e purtroppo suscettibile di un’integrazione altrettanto negativa.

E’ di oggi infatti la notizia che la BCE non avrebbe esaurito “lo spazio di manovra” sulla stretta creditizia destinata al contenimento dell’inflazione. Ciò fa presagire un ulteriore rialzo dei tassi da qui a fine anno.

Per l’Italia non è una buona notizia, e si traduce immediatamente in un ulteriore aumento del debito pubblico. Non solo: se è vero che le famiglie italiane sono meno indebitate del resto d’Europa (i prestiti ai privati in Italia non sono mai stati molto diffusi, a causa di un sistema bancario restio a concederli), purtroppo la cosa non è altrettanto vera per le imprese, il cui indebitamento nei confronti del sistema bancario è sempre stato preoccupante. E questo non può che tradursi in un aggravio degli oneri finanziari a carico delle imprese stesse, con l’ulteriore rischio di incidere su un sistema bancario instabile della cui crisi ancora si fatica a conoscere l’entità. L’ipotetico fallimento di grandi imprese, infatti, qualora non scaricato sui piccoli risparmiatori (prassi frequente nel nostro paese, e forse anche negli altri mercati) potrebbe ulteriormente aggravare i già pericolanti bilanci dei grandi colossi finanziari italiani.

E allora ? E allora andiamo di male in peggio. Ma sono fermamente convinto che una maggiore regolamentazione del sistema finanziario del nostro paese, non potrebbe che giovare ai nostri mercati, soprattutto aumentandone l’affidabilità agli occhi degli investitori stranieri. Ma questi sono temi scomodi, sia per la destra che per la sinistra, e scomodi alle lobby finanziarie che le sostengono.

E quindi Giannini, che punta giustamente il dito sulla manovra economica triennale e sul disinteresse del Governo tutto, troppo occupato dalle riforme della giustizia, fatica invece a esporsi su un territorio minato come quello delle regole finanziarie. E del resto all’interno di una Redazione di giornale a mio avviso sempre meno autonoma rispetto alla politica, e, forse sempre più lontana dai bisogni del paese, non credo che sia facile ritagliarsi l’autonomia necessaria a commentare un’epoca fosca e decadente come questa. Ma lo perdono: la sua onestà intellettuale lo riabilita indiscutibilmente, mostrandolo, almeno ai miei occhi, come uno dei più onesti e competenti giornalisti economici italiani.