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Il futuro mette le radici nel presente

L’orizzonte finalmente comincia a delinearsi, in questa corsa alle elezioni cittadine che è da sempre specchio anticipatore delle tendenze nazionali.

In assenza di quadri dirigenti di spessore, è Andrea Segrè, classe 1961, a togliere le castagne dal fuoco che Donini si era trovato a cuocere.

A parte qualche piccola faida interna al partito che si può presumere in atto, la notizia dovrebbe essere accolta con piacere dai gattopardeschi gestori del potere bolognese. Quand’anche il nuovo futuro Sindaco dovesse realmente avere qualche idea innovativa, ci penserà l’apparato, intatto, a garantire continuità nell’amministrazione della città.

Il buon Zani, travestito da tempo da pensionato (ma si sa che le idee non vanno mai in pensione), guarda anche lui con una certa disillusione al quadro politico che si sta definendo. La prudenza dei commentatori del suo blog, a volte piuttosto coraggiosi, ci fa capire che questa volta è quella buona, che gli indugi son rotti e che il futuro, con le sue radici ben piantate nel presente, è finalmente arrivato a fare cucù, dopo una lunga giornata trascorsa a giocare a nascondino.

Abbandonando le dietrologiche interpretazioni sull’abbandono di Cevenini, le quali a mio avviso dovrebbero essere accantonate ma non dimenticate, nascono ovviamente numerose domande a cui il qui presente fatica a rispondere.
Prima su tutte:  c’è in tutto ciò una visione nuova che si faccia interprete di quel cambiamento economico  e politico sociale in atto a livello mondiale?
Sì, c’è. Che questa visione sia foriera di un cambiamento positivo, è tutto da vedere. Ma qualcosa bolle sul fornello a fianco del pentolone del bunga bunga nazionale, pentolone che, potrei sbagliare, ritengo frequentemente rimestato con squadre e compassi, più che con mestoli.

Matteo Renzi a Firenze, per esempio ha dato la stura a una faida interna al partito. Il fatto che lui sia giovane può far pensare che ci sia qualcosa di nuovo all’orizzonte, ma fatico a trovare parole nuove all’interno di quel “politichese 2.0” che il buon Renzi si affanna a interpretare. Nel contempo Vendola, eccellente batterista poliritmico, si esercita, passin passino, a farsi strada nella palude nazionale, concentrandosi più sui colpi alla botte, rispetto al cerchio.

In una parte dell’elettorato  medio, si affaccia sempre più prepotente l’ipotesi di dirottare su Grillo un voto di protesta. Di certo c’è che se  si vogliono trovare istanze nuove nel quadro politico italiano, non ci si può rivolgere che a lui. I soli dubbi che mi trattengono dipendono dal settarismo dell’organizzazione grillesca e dalla naturale diffidenza che da sempre mi ispirano i movimenti costruiti attorno alla leadership di un’unica persona.

A Bologna, per convenienza politica, i grillini non fanno accordi con nessuno. La sinistra bolognese, uniformemente divisa in gruppi di dieci-quindici persone,  finge di avere idee che da tempo mette in secondo piano appena si palesa il miraggio di una poltrona, o di uno scampolo di potere.

Segrè, dopo aver fallito la recente battaglia per la conquista del rettorato (battaglia che nessuno sembra più ricordare), si affaccia quindi poderoso sulla stanza dei bottoni bolognesi, forte del consenso sociale che la sua straordinaria iniziativa “Last Minute Market” ha sui cittadini bolognesi di buona volontà.

Il tema del cibo e della sovranità alimentare è un tema che mi è molto caro. Non voglio liquidarlo in due parole, se non dicendo che siamo ben lungi in Italia dall’affrontare l’argomento  a causa dei molteplici interessi economici trasversali alla politica italiana.

E quindi concludo, riferendo la simpatia con cui molti miei amici hanno accolto questa nuova candidatura. Resto in attesa di leggere le linee programmatiche del futuro Sindaco, sperando che non siano scritte in quel “politichese 2.0” che sembra essere il “dolce stil novo italiano”.

Da parte mia, a scanso di equivoci,  piuttosto che De Maria o Venturi, sono disposto a stendere ponti d’oro a Segrè, a cui credo andranno presto le mie congratulazioni.

Conoscenze dei media: 0

Intervistatore: “Sergio Cofferati, come mai nonostante il centro sinistra metta in campo politiche sulla sicurezza anche efficaci, la sicurezza rimane uno dei cavalli di battaglia del Centrodestra?”

Cofferati: “Ma credo perchè scontiamo un ritardo nell’affrontare con coerenza e con determinazione il tema. Non vedo un’altra ragione.  E poi perchè anche quando l’abbiamo affrontato, spesso le nostre coalizioni si sono trovate impantanate in contraddizioni e divisioni interne che hanno dato la sensazione che in verità non fossimo così determinati come serviva.”

Intervista a Sergio Cofferati del 10 settembre 2008 (credo)

Caro Sindaco, purtroppo si sbaglia di grosso. Non è questa la ragione. La ragione glieLa può suggerire George Lakoff nel  libro “Non pensare all’elefante”.

E sarebbe opportuno che ne consigliasse la lettura a qualcuno dei Suoi consulenti, prima di incolparli per la débacle finale. Poche pagine, si legge in fretta: immagino che Lei non abbia tempo da perdere.

Bologna di nuovo a destra

Il Sindaco di Bologna, Sergio CofferatiLa notizia di oggi, non molto importante, a dire la verità, è che si è deciso di consegnare nuovamente l’amministrazione di Bologna alla destra.

Cofferati, infatti, pare abbia deciso di rimanere “a Bologna per lavorare per questa città”. Suona un po’ come la candidatura di Rutelli a Roma. Un deja vu.

Prima della sconfitta

Prima della sconfitta non mancheranno i fan del PD che grideranno a gran voce la magnificazione e gli elogi ad una città che da esempio europeo è in realtà diventata una sacca di provincialismo ignorante e becero. E già adesso non mancano gli elogi dell’intellighenzia degli enti inutili.

Prima della sconfitta non mancheranno gli appelli agli scontenti a turarsi il naso, e ad andare a votare lo stesso, perchè la destra è peggio, etcetera etcetera.

Dopo la sconfitta.

Dopo la sconfitta, si dirà che la sinistra si è castrata, che è colpa di Rifondazione, etcetera etcetera.

Dopo la sconfitta non mancheranno i bravi ragazzi come De Maria a minimizzare , a riportarla sulla base nazionale di un paese che va a destra, a rinnovare la fiducia sulle scelte, etcetera, etcetera.

E infine non mancheranno quelli che getteranno la croce sulle spalle di quelli come me, rei di averlo votato una volta (e con slancio, per di più!), e di non averlo rivotato.

Bartolini docet. E dire che bisognerebbe imparare dagli errori passati.